In un passato molto recente essere adulti significava “mettere la testa a posto”, cioè  dedicarsi ad una professione, formare una famiglia, fare scelte definitive una volta per tutte e mantenerle nel tempo. Oggi non è più così: manca la stabilità nel lavoro, in famiglia e nelle relazioni; viviamo un contesto sociale in continuo cambiamento, una Chiesa che affronta sfide inedite. Ci sentiamo fragili ed incapaci di affrontare da soli tutte queste enormi novità dentro un’esperienza di vita quotidiana sempre più frenetica e povera di relazioni. Dobbiamo maturare e far maturare l’idea che insieme queste sfide si possono affrontare. L’Associazione, l’esperienza del gruppo, del camminare insieme, sono un antidoto potente a queste situazioni. Ed è stata questa, una delle scelte della scorsa assemblea diocesana: «Il presupposto per una Ac “generatrice” e significativa, quindi in grado di esprimere una proposta formativa per coscienze di laici adulti nella fede e responsabili, sono le relazioni solide, profonde, generose, a lungo termine, le occasioni di crescita vicendevole. Essenziale è quindi sostenere una dinamica relazionale che recuperi alcuni elementi fondamentali della proposta associativa. Un primo passo in questa direzione è scegliere di stare di più con le persone, dedicare più tempo agli altri. Un secondo passo è dare il giusto valore alla dimensione del gruppo, per sviluppare l’attitudine ad un confronto costante e profondo, capace di aprire gli orizzonti ed evitare chiusure. Altro elemento è la cura degli itinerari perché abbiano sempre il carattere di esperienze non episodiche che sollecitano le persone e fanno evolvere le relazioni. Ciò può contribuire a definire una formazione che non solo apra, ma sia momento di missionarietà concreta, proponendosi come esperienza di rete, senza paura». La fede non si gioca al di fuori del quotidiano, per cui l’atteggiamento da maturare è quello del “camminare con”, tipico dei discepoli del Signore. La crisi sta nel passaggio, nel vivere cioè il nostro tempo dentro le realtà future, nel far risuonare la Parola dentro la realtà dell’uomo. Per divenire cristiani c’è bisogno di essere accompagnati, perché tali non si nasce ma si diventa, il rischio grande è quello di non riuscire a rendere adulti i cristiani nella fede. Dobbiamo mettere nella bisaccia cose nuove per aiutare le persone a crescere, a formarsi. È perciò necessario un supplemento di riflessione e di “sperimentazione” circa  gli itinerari e  le proposte formative per il mondo adulto. Interessante ci pare la proposta del Centro nazionale dell'Azione Cattolica “Attraverso”. Si tratta di un itinerario che “a misura di adulti” si propone di aiutare a formare laici che sappiano vivere, in modo autentico ed originale, la propria esperienza cristiana nella vita quotidiana, dentro una storia ed un’umanità che coinvolgono. Un percorso che tiene insieme formazione, esperienza di gruppo, ma anche autoformazione in tempi che sono rispettosi della vita di oggi. Il titolo del percorso proposto quest’anno è ATTRAVERSO, perché solo attraverso i luoghi della nostra vita possiamo davvero essere discepoli di Cristo, capaci di «interpretare e scrutare per capire che cosa in essi il Signore dice, che cosa chiede, come provoca la nostra intelligenza e la nostra responsabilità».

In copertina alcune foto scattate in Terra Santa, proprio in quei luoghi che il Signore e i suoi primi discepoli hanno attraversato realmente. Tutte raffigurano delle porte o dei varchi, perché ci invitano a cercare attraverso di essi i nostri luoghi e il senso pieno della nostra esistenza. Per non dimenticare che il Dio incarnato, che ha scelto di condividere la nostra umanità, ci chiede di seguire le sue orme e farci suoi discepoli laddove ci ha pensati: in questo luogo, in questo tempo, in questa storia. La dinamica in cui la proposta si sviluppa è VITA-PAROLA-VITA, perché nell’esperienza laicale è nella vita che si incontra il Signore, ma è solo con la Parola che possiamo leggere la nostra esperienza e cambiarla, o meglio, trasfigurarla. È organizzata in cinque tappe il cui titolo evoca un luogo in cui seguire, incontrare Gesù: Il tempio, la città, la casa, la strada, la tomba vuota.

Il primo passo del percorso di ogni tappa prevede un momento in cui si racconta la vita. Non cerchiamo risposte, ma domande, contraddizioni, lì dove ci sono… È lo stesso esercizio che fanno i due discepoli sulla strada che va da Gerusalemme ad Emmaus. Conversano, discutono di cose accadute, fanno emergere domande, emozioni, cercando il bandolo della matassa. In un certo senso anche i racconti che nascono dal gruppo sono racconti “lungo la via”, non ancora o non sufficientemente illuminati dalla Parola di Dio. Nella seconda parte poi ci si ferma sulla Parola, una Parola che  parla alla nostra vita, della nostra vita e fa sorgere la voglia di prendere parola sulla vita e di rispondere. Così “La vita cambia” e nella terza parte c’è il momento per “custodire” la Parola nel quotidiano e vivere “l’esperienza laicale ordinaria”. Nella famiglia, nel lavoro, negli impegni già presi che chiedono fedeltà, in un tempo in cui l’adulto, che spesso non ha spazio per nuovi impegni, può però sperimentare giorno dopo giorno la verità della Parola in tante piccole e quotidiane scelte. In questi ambiti, da solo o con altri, rischia e prende posizione. Procede per tentativi, si butta, prova. È la lotta quotidiana. Questo è lo spazio per la nostra risposta vocazionale. Per una santità a misura dell’ordinaria umanità.

L’itinerario si completa poi con le proposte di autoformazione di “Goccia” e con un percorso di riflessione/esperienza sulla spiritualità laicale (in collaborazione con l’Ufficio Famiglia) che ci guida a sperimentare una vita spirituale “concreta e spendibile” a misura degli adulti del nostro tempo che vivono il matrimonio, la famiglia, il lavoro e la cultura… ma anche l’apertura agli “altri” nell’esperienza della ricerca di nuovi stili di vita, di aiuto concreto a nuove povertà.

Speriamo così di accogliere la richiesta di Papa Francesco alla Federazione internazionale di Azione cattolica (Fiac): «Ciò implica ripensare i vostri piani di formazione, le vostre forme di apostolato e persino la vostra stessa preghiera affinché siano essenzialmente, e non occasionalmente, missionarie...».

Reginella Guccione