di Valentina Soncini *

In occasione della festa del 150^ Papa Francesco ha rivolto un importante discorso all’AC e in un passaggio ha così affermato:
In questi centocinquanta anni l’Azione Cattolica è sempre stata caratterizzata da un amore grande per Gesù e per la Chiesa. Anche oggi siete chiamati a proseguire la vostra peculiare vocazione mettendovi a servizio delle diocesi, attorno ai Vescovi - sempre -, e nelle parrocchie - sempre -, là dove la Chiesa abita in mezzo alle persone – sempre.”

Poco dopo ha aggiunto: “la parrocchia non è una realtà caduca” è invece l’ ultimo e “strategico” terminale del corpo ecclesiale, quello più vicino alla vita della gente.

Questa sollecitazione - a dedicare energie apostoliche alla parrocchia e ad ampliare il nostro cuore di AC per ampliare quello delle nostre parrocchie - è stata raccolta tra le quattro priorità del triennio associativo 2017-2020. Per scelta e per tradizione l’ AC ha un legame vitale con la parrocchia e oggi sia l’AC nelle parrocchie sia le parrocchie stesse sono realtà in fase di cambiamenti radicali, dovuti a fattori culturali e sociali che mettono a rischio l’esistenza del fitto reticolo parrocchiale plurisecolare presente nei nostri territori. Tutto ciò, unito alla diminuzione del clero, rende urgente l’attenzione alla “questione parrocchia”  a cui il Consiglio nazionale ha dedicato una sessione di lavoro. I consiglieri hanno ascoltato e dialogato con un teologo pastoralista, il prof. Mons Luca Bressan Vicario episcopale  per la Cultura, la Carità, la Missione e l’Azione Sociale.La sua ricca analisi ha offerto molti elementi di comprensione. Richiamo alcune sottolineature:

-i cambiamenti in corso necessitano non solo di una chiave di lettura sociologica, ma soprattutto teologica proprio per la peculiarità della Chiesa che è un corpo speciale, un particolare organismo sociale vivificato dallo Spirito di Cristo (cfr LG 8).

- la parrocchia vista dall’esterno è colta ancora come una realtà che mostra un volto religioso materno e accogliente. Per contro la trasformazione in atto è profonda e irreversibile: stiamo assistendo su scala nazionale e anche europea a una metamorfosi del corpo ecclesiale: un certo modello sociale di essere chiesa è giunto al termine.

Quale futuro per la parrocchia allora? Cambiano le coordinate, ma non cambia l’esigenza e insieme la promessa di poter vivere la gioia del Vangelo in un modo reale e non solo virtuale.

In uno sforzo di immaginazione, si può affermare che la parrocchia dovrà definirsi non solo in relazione ai confini di un territorio, ma alla significatività dei legami e delle esperienze che potranno essere offerte come luoghi per vivere il segno (sacramento) del mistero del Regno di Dio. Essa in futuro potrà essere una piccola, ma vivace “comunità interpretante” che aiuti a penetrare il senso del vivere nelle sue frontiere (nascita, morte, rapporto con il creato, apertura alla trascendenza, solidarietà e l’incontro tra le culture). In questa parrocchia saranno sempre più determinanti le presenze di testimoni della fede, incarnate in diverse figure vocazionali, più che le funzioni e i ruoli.

Questo possibile futuro può fin da oggi criteri a tutti, non solo l’AC, per puntare già sull’essenziale, certi che la gioia del Vangelo non mancherà.

Questa sollecitazione - a dedicare energie apostoliche alla parrocchia e ad ampliare il nostro cuore di AC per ampliare quello delle nostre parrocchie - è stata raccolta tra le quattro priorità del triennio associativo 2017-2020. Per scelta e per tradizione l’ AC ha un legame vitale con la parrocchia e oggi sia l’AC nelle parrocchie sia le parrocchie stesse sono realtà in fase di cambiamenti radicali, dovuti a fattori culturali e sociali che mettono a rischio l’esistenza del fitto reticolo parrocchiale plurisecolare presente nei nostri territori. Tutto ciò, unito alla diminuzione del clero, rende urgente l’attenzione alla “questione parrocchia”  a cui il Consiglio nazionale ha dedicato una sessione di lavoro. I consiglieri hanno ascoltato e dialogato con un teologo pastoralista, il prof. Mons Luca Bressan Vicario episcopale  per la Cultura, la Carità, la Missione e l’Azione Sociale.La sua ricca analisi ha offerto molti elementi di comprensione. Richiamo alcune sottolineature:

-i cambiamenti in corso necessitano non solo di una chiave di lettura sociologica, ma soprattutto teologica proprio per la peculiarità della Chiesa che è un corpo speciale, un particolare organismo sociale vivificato dallo Spirito di Cristo (cfr LG 8).

- la parrocchia vista dall’esterno è colta ancora come una realtà che mostra un volto religioso materno e accogliente. Per contro la trasformazione in atto è profonda e irreversibile: stiamo assistendo su scala nazionale e anche europea a una metamorfosi del corpo ecclesiale: un certo modello sociale di essere chiesa è giunto al termine.

Quale futuro per la parrocchia allora? Cambiano le coordinate, ma non cambia l’esigenza e insieme la promessa di poter vivere la gioia del Vangelo in un modo reale e non solo virtuale.

In uno sforzo di immaginazione, si può affermare che la parrocchia dovrà definirsi non solo in relazione ai confini di un territorio, ma alla significatività dei legami e delle esperienze che potranno essere offerte come luoghi per vivere il segno (sacramento) del mistero del Regno di Dio. Essa in futuro potrà essere una piccola, ma vivace “comunità interpretante” che aiuti a penetrare il senso del vivere nelle sue frontiere (nascita, morte, rapporto con il creato, apertura alla trascendenza, solidarietà e l’incontro tra le culture). In questa parrocchia saranno sempre più determinanti le presenze di testimoni della fede, incarnate in diverse figure vocazionali, più che le funzioni e i ruoli.

Questo possibile futuro può fin da oggi criteri a tutti, non solo l’AC, per puntare già sull’essenziale, certi che la gioia del Vangelo non mancherà.

* delegata regionale di AC