* di Raffaella Rozzi

La Chiesa utilizza, per definire i diversi momenti dell’anno liturgico, il nome “tempo”, è una scelta che non è frutto di equilibri lessicali piuttosto un invito, ad ogni passaggio, ad entrare in un nuovo tempo, a sollevare lo sguardo dai tempi, dettati dall’agenda e dalle notifiche dello smarphone, che ci ricordano un appuntamento. Ci viene chiesto di entrare in una dimensione altra e alta, ci viene chiesto di alzare lo sguardo per tornare a guardare il mondo con uno sguardo che è stato raggiunto dall’Altro. 

In questi primi mesi dell’anno associativo, ciascuna associazione ha camminato alla sequela del Maestro, nella propria realtà, tenendo come guida l’icona biblica dell’incontro di Gesù con le sorelle Marta e Maria. Proprio questa narrazione ha fatto compiere dei passi a ciascuno; le occasioni per riprendere la meditazione dello scorso settembre sono state molteplici: l’inizio dei cammini formativi con la proposta della meditazione del vescovo Gualtiero, la preparazione dei momenti di preghiera in occasione della giornata dell’adesione, i momenti di deserto e tutti gli incontri iniziati ripetendo insieme le parole della preghiera associativa “Facci posto, Maria.” Sono sempre stati presenti Gesù, Maria e Marta, ogni volta le nostre orecchie hanno colto una parola diversa che è risuonata nella vita, non è restata astratta, ma è divenuta realtà, in un gesto, in una presenza, in un cambiamento di stile. Questo è ciò che ho visto (condiviso con) nelle persone con cui ho percorso un tratto di strada: all’inizio ci siamo fatti prendere dall’affanno di calendarizzare i diversi appuntamenti, conciliando gli itinerari dei settori, i percorsi parrocchiali, gli appuntamenti diocesani, regionali, nazionali; le sere impegnate sono state almeno tre a settimana, con la gioia e la fatica di riannodare le relazioni, avviare percorsi, scegliere insieme; abbiamo vissuto tanti momenti di incontro e confronto, ci siamo fermati  ad ascoltare la Parola, abbiamo pregato vespri e compieta per aprire e chiudere le riunioni di presidenza. Poi ha fatto strada nella vita la parola di Gesù a Marta come a noi, strattonati in un vortice che porta lontano dalla fonte della vita, che fa perdere il senso della realtà, che lascia soli risucchiati da un agire vuoto, senza anima. Fare un passo indietro dall’attivismo per recuperare la cura e la premura per la vita, personale e associativa, per generare insieme un equilibrio che custodisca i passi di ciascuno. 

L’andatura è cambiata: dedicare tempo ed energie per pensare e predisporre insieme i momenti di spiritualità di Avvento che avrebbero permesso a famiglie, giovani e adulti di fermarsi ai piedi del Maestro, ha messo tutti noi in una prospettiva diversa, in cui accogliere, ascoltare e servire ne sono diventati la dinamica. Così ci siamo seduti ad ascoltare quella Parola che ha incontrato Maria e Giuseppe, che attraverso di loro, ci accompagna al Dio con noi. 

Abbiamo accolto l’invito di papa Francesco di affidare a San Giuseppe un problema o una difficoltà perché lui possa sognarlo, prendendo esempio da Giuseppe, appunto, che non si è fatto invadere dalla fretta di trovare una soluzione o dall’incertezza di non fare il passo necessario, Giuseppe lascia spazio alla voce di Dio: si ferma, riposa, in quel riposo che ricorda quello di Dio al termine della creazione in cui contemplare l’opera di Dio. Giuseppe sogna: sogniamo anche noi cose belle, cose grandi che Dio sogna su di noi. Poi Giuseppe agisce: non ha più bisogno di parole, la sua vita è la Parola; non rimane ad aspettare, non fa discorsi, si risveglia alla vita e prende con sé la sua sposa, Maria. 

Auguro a ciascuno, a ogni famiglia, ad ogni associazione, ad ogni comunità di vivere il tempo di Avvento come tempo fecondo, tempo non più distolto dal fare, tempo denso di senso, tempo di ascolto, tempo di sogno, tempo di decisione, tempo che lascia entrare l’altro perché accoglie l’Altro che viene. Buon Natale.