* di Cornelia e Franco

Tutto ebbe inizio con l’assemblea diocesana dell’Ac del 16 Febbraio a Lodi. Eh sì, perché pochi giorni dopo scoppiò la pandemia del coronavirus, e quindi domenica 23 ci trovammo in tanti all’ospedale di Sant’Angelo per il tampone, visto e considerato che tanti partecipanti all’assemblea erano provenienti dall’ormai famosa zona rossa. Siamo stati in ballo dalle ore 11.00 alle ore 20.30, ultimi “tamponati”, salutati da solerti operatrici sanitarie che ci hanno detto: per almeno otto giorni restate in quarantena. Ne sono passati cento di giorni prima di poter riprendere un po’ di vita normale, tenendo presente che continuavano a dirci che eravamo una categoria a rischio. Lo dicevano radio e televisione, lo dicevano i giornali, ce lo dicevano figli e nipoti, ce lo dicevamo fra parenti ed amici. Cento giorni: ora che sono passati ripensiamo a quante cose avremmo voluto/dovuto fare e alle quali invece abbiamo dovuto rinunciare. Esempi: compleanno della nonna, del nonno e dello zio, la tanto attesa festa con figli e nipoti per il cinquantesimo anniversario di matrimonio (rinviata a data da destinarsi, faremo il cinquantunesimo!). Ripensiamo al dolore per i tanti defunti conosciuti, fra cui un caro amico che, pur risiedendo in Sud Africa, è stato anche lui colpito dal virus; ripensiamo alle tante telefonate intercorse per ascoltare, condividere, far sentire la nostra vicinanza pur essendo lontani. Comunque, come si usa dire, non tutto il male vien per nuocere. Abbiamo potuto riflettere e di conseguenza rivalutare tante cose materiali e spirituali. La Pasqua senza festa… sarà pur mancato il pranzo con tutti i famigliari, ma quanta più partecipazione in quelle gustate funzioni seguite in tv, con il Papa e il Vescovo; i rosari per l’Italia da tanti santuari. Quante riflessioni sul senso vero della vita di fronte a scene strazianti per i tanti morti, sulle difficoltà di chi ha perso il lavoro. Cari amici, abbiamo dovuto annullare la mattinata di spiritualità, il pellegrinaggio della terza età e gli esercizi spirituali. È dispiaciuto, ma sicuramente meditazioni e preghiere le abbiamo fatte in casa e in famiglia, supportati anche dai moderni mezzi di comunicazione e messi in rete dall’associazione. Alcune riflessioni sullo scorrere delle giornate che all’inizio sembravano monotone e interminabili hanno poi preso la loro routine scandita da alcuni momenti divenuti sempre più significativi: scoprire ogni mattina il dono di un altro giorno assieme regalatoci, assistere alla Santa Messa in tv, la presenza continua di entrambi senza l’assillo dei vari impegni associativi; la presenza del figlio ed apprezzare la sua disponibilità a lasciarci “confinati” in casa. Tuttavia non sono mancati neppure momenti di autentico relax come “l’ora bar” con caffè e gioco delle carte. Abbiamo riscoperto l’importanza del tempo che ci viene regalato gratuitamente e che non sapevamo apprezzare fino in fondo. Molto bello è stato riscoprirci come coniugi, parlando senza fretta e ragionando su tante cose, ricordando i nostri primi cinquant’anni di matrimonio e arrivando alla conclusione che forse non ci siamo mai sentiti così uniti come ora. Questo vuole essere l’augurio che estendiamo a tutti i cari amici dell’Ac ed a quanti hanno avuto la pazienza di leggerci.