di Tommaso Marino* - 1° Maggio, festa dei lavoratori. Quest’anno sarà una festa particolare, senza corteo nelle città, senza piazze piene, se non quelle virtuali. Il coronavirus ha azzerato i rapporti, i contatti fisici, ci ha costretti al distacco, ad eliminare le relazioni sociali sin dentro le abitudini più care. E allora la festa acquista un sapore particolare, più intimo, ma non deve far dimenticare la dimensione sociale del lavoro. Il Mlac propone una veglia di preghiera multimediale/multimodale, da celebrare in famiglia o da soli, in comunione con tutti i soci, disponibile su mlac.azionecattolica.it
Il modo di lavorare e produrre, in questi due mesi, è profondamente cambiato. Dove non si è fermato per motivi di sicurezza, il lavoro è cambiato, nel tempo e nello spazio. Ha assunto contorni diversi, si svolge in tempi e spazi differenti, attraverso quello che si chiama smart working, il lavoro agile, che spesso tanto agile non è. Siamo stati costretti a lavorare con un computer collegato alla rete Internet, senza viaggi, spostamenti, strette di mano o riunioni. Questo ci ha portato, forse, ad una dimensione essenziale di una parte del lavoro. La parte produttiva si è fermata, in larga parte, per riaprire in condizioni di sicurezza, ciascuno lontano dagli altri, ove è possibile.

Il 28 Aprile si è celebrata la Giornata mondiale per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro, che l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Oil) propone ogni anno. Ai troppi morti sul lavoro che ogni anno si contano, vanno aggiunti, nel 2020, quelli che hanno perso la vita per la pandemia. Riconoscendo la grande sfida che, in tutto il mondo, i governi, i datori di lavoro, i lavoratori e la società stanno affrontando per combattere la pandemia di Covid-19, quest’anno la Giornata mondiale si è incentrata su come affrontare negli ambienti lavorativi le malattie infettive, in particolare quella del coronavirus. Infatti, «di fronte a un’emergenza causata da una malattia infettiva, il modo in cui proteggiamo i nostri lavoratori è una garanzia per la sicurezza delle nostre comunità e per la resilienza delle nostre imprese», afferma Guy Ryder, direttore generale dell’Oil.

Per assicurare la sicurezza nella fase di ritorno al lavoro ed evitare ulteriori interruzioni, l’Oil raccomanda di:

  • Intraprendere una mappatura dei rischi ed assicurare una valutazione continua dei rischi di contagio in relazione a tutte le attività lavorative.
  • Adottare misure di controllo del rischio che tengano in considerazione le specificità di ciascun settore e della forza lavoro impiegata. Queste misure possono includere: (a) la limitazione delle interazioni fisiche e il rispetto del distanziamento in caso di interazioni tra lavoratori, appaltatori, clienti e visitatori; (b) il miglioramento della ventilazione nei luoghi di lavoro; (c) la pulizia delle superfici, assicurando la salubrità dei luoghi di lavoro e la disponibilità di strutture adeguate per l’igiene delle mani e la sanificazione; (d) la disponibilità gratuita dei dispositivi di protezione individuale per i lavoratori, ogniqualvolta necessario.
  • Predisporre procedure per l’isolamento dei casi sospetti e per la tracciabilità dei contatti dei lavoratori.
  • Fornire supporto psicologico al personale.
  • Attivare iniziative di formazione e di distribuzione di materiale informativo sulla salute e la sicurezza sul lavoro, incluso le profilassi igieniche appropriate e l’utilizzo di sistemi di monitoraggio e di protezione, come i dispositivi di protezione individuale, nei luoghi di lavoro.

La protezione dei lavoratori - mai come in questa crisi pandemica - significa anche proteggere le famiglie e l’intera collettività. Durante la prossima fase di gestione dell’emergenza sanitaria, che è anche un’emergenza socio-economica, non bisogna abbassare la guardia sul rispetto dei diritti fondamentali dei lavoratori, tra i quali quello ad operare in un ambiente di lavoro che sia sano e protetto. Non dimentichiamo mai che il fulcro del lavoro e dell’economia è l’uomo.

Il nostro orizzonte deve essere sempre quello di un lavoro che sia libero, creativo, partecipativo, solidale come ci sollecita Papa Francesco al numero 192 dell’enciclica Evangelii gaudium. E di una attività produttiva che tenga conto della sua dimensione sociale, del legame con il territorio, in grado di garantire una responsabilità sociale d’impresa.

«Nulla sarà come prima». Così si è espresso l’Ufficio Cei di Pastorale Sociale e del Lavoro nel Messaggio per il 1° Maggio di quest’anno. Occorre, al termine dell’emergenza, ripartire con coordinate diverse, con atteggiamenti diversi, con sguardi diversi. Occorre avviare una fase di progettazione sociale, di lettura del territorio e dei suoi bisogni. Occorre avere la capacità di avviare processi in grado di coinvolgere gli attori che agiscono localmente, gli enti, le associazioni. L’idea altruista dell’indossare la mascherina per difendere gli altri e se stessi, può diventare un paradigma sociale di crescita e di sviluppo per tutti. Al distanziamento sociale imposto in questi tempi potremo affiancare una vicinanza personale attraverso gli strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione. Più in generale, per contrastare la dominante cultura dello scarto dobbiamo convertirci ad una maggiore solidarietà, alla compassione nei confronti degli ultimi, di coloro che vivono una situazione difficile.

Una comunità in grado di leggere la situazione che sta vivendo, in grado di capirne le potenzialità inespresse, potrà ri-progettare la tessitura di una socialità nuova, basata sulla partecipazione e sull’inclusione. Per questo, sarà necessario camminare uniti, assieme agli ultimi. I fratelli immigrati non possono rappresentare solamente una forma quasi unica di manovalanza, in condizioni di lavoro non dignitose in molte aree del Paese. Parimenti, il tempo del riposo e della festa deve coinvolgere pienamente anche il mondo del lavoro e della famiglia.
Altra questione. L’emergenza ambientale, in questi mesi, sembra dimenticata. L’inquinamento dovuto principalmente ai trasporti è calato in maniera importante. Questo ci deve far riflettere sul modello di vita e di sviluppo che intendiamo adottare nel futuro. A cinque anni dalla pubblicazione dell’enciclica Laudato si’, il tema dell’ecologia integrale è ancora da sviluppare in molte sue declinazioni. Occorre uno slancio ulteriore per studiare il documento e darne attuazione in tutto il mondo.

Nulla sarà come prima, ma sicuramente sarà importante ciò che in questi mesi saremo capaci di mettere in campo per uscire dalla pandemia più forti, più consapevoli dell’esigenza di vivere con quello che abbiamo, rispettando la natura e coinvolgendo tutti in un percorso di crescita spirituale e sociale, mettendo al centro l’uomo, il lavoro e la sua dignità. Una delle cose vissute in questi tempi è l’esperienza del limite: un piccolo virus con dimensioni 600 volte più piccole di un capello ha determinato una profonda modifica delle abitudini di ciascuno e del pianeta intero. Occorre farne tesoro, riflettere sulla dimensione del limite umano e la parte economica verrà di conseguenza.
Buon Primo Maggio!

*Segretario nazionale del Movimento Lavoratori di Azione Cattolica (Mlac)