di Raffaella Rozzi

Oggi, giovedì 17 dicembre, inizia la Novena di Natale, quei nove giorni in cui la liturgia delle ore ci accompagna, giorno dopo giorno, a rileggere la profezia di Isaia unitamente alle lettere paoline: il profeta anticipa la venuta e S.Paolo ci suggerisce la predisposizione di ciascuno ad accogliere Colui che è annunciato. Così prosegue il cammino dell’Avvento, in questa settimana della gioia, tra il già e il non ancora. Questa dinamica coinvolge tutta la vita, anche quando siamo circondati da altre voci, da altre preoccupazioni, da altre mode. Egli è già con noi, ci precede, è Lui che custodisce la vita di ciascuno, nella sua totalità, è già un passo avanti al nostro, ci aspetta, ci mette sulla strada persone, vicende, parole che ci aiutano ad avere una visione nitida, anche di ciò che avviene oltre, ma, la maggior parte delle volte, non vedo al di là del mio naso, dei miei problemi, delle questioni che sembrano fondamentali, del mio mondo il cui centro sono io. Qualcosa non torna, sono immersa come in una nebbia, che rende opalescente ogni cosa, ogni persona, ogni situazione, si perde il senso della profondità, tutto appare appiattito, tutto uguale. Questo non è il tempo che si avvicina all’alba del nuovo giorno, sembra un tempo che non vuole arrivare al nuovo giorno, un tempo che si crogiola nelle solite abitudine dei preparativi di regali inutili, di festeggiamenti apparenti, di auguri rituali. E’ proprio necessario svegliarci dal sonno, scuoterci dal torpore, smettere di essere laudatores temporis acti per voler tornare “come prima”, bisogna decidere, nel cuore e insieme, di essere protagonisti di un tempo nuovo, di un tempo cambiato, di un futuro che stiamo costruendo con ogni giorno presente. Ciascuno, a partire da me stessa, farà il primo passo, e tanti secondi e terzi, in ogni ambito di vita, in famiglia, sul lavoro, nella comunità cristiana, nell’associazione, con gli amici, con i vicini di casa: saranno passi fermi, perché sorretti da Lui, nostra Salvezza, saranno passi incerti, perché la paura frenerà e sarà importante avere una mano da stringere, saranno passi veloci, perché bisogna essere solleciti nell’aiuto, saranno passi lenti, per dare la possibilità a chi ha l’affanno del respiro e del cuore, di raccontarsi, saranno passi di danza per accompagnare il canto degli amici ritrovati, saranno passi leggeri per custodire da lontano le corse dei giovani, saranno passi pesanti per far sentire la propria presenza e lasciare andare, saranno anche passi non fatti perché aspettiamo di essere raggiunti.

Come associazione, facciamo il primo passo nelle nostre comunità, apriamo gli occhi e guardiamo la realtà che ci circonda e interpella la dedizione operosa che è insita nel nome di Azione Cattolica, facciamo passi insieme, certi che insieme si arriva più lontano, si ha uno sguardo sul tutto, che contiene ciascuna parte. Poi fare insieme supera tante differenze perché il Bene comune è di tutti.

Auguro a ciascuno, ad ogni famiglia, a tutte le associazioni e comunità parrocchiali, di lasciar entrare, di accogliere il Verbo, Luce del mondo.