di Raffaella Rozzi *

Il percorso di formazione per laici, iniziato mercoledì 6 febbraio, viene da lontano. In seno al comitato presidenti regionale ci siamo interrogati sulle priorità per la nostra Chiesa lombarda e ne è emersa la formazione dei laici, come contenitore di esperienze ed itinerari diversificati ma essenziale per la vita ecclesiale. È iniziata una riflessione fatta di incontri con i vescovi, di riflessione e confronto nei rispettivi Consigli Diocesani di AC.

Per la nostra diocesi, è sorta una richiesta di formazione in occasione del rinnovo dei Consigli Pastorali Parrocchiali. Nel Consiglio Pastorale Diocesano ci siamo confrontati sul tema, come pure nel Consiglio Diocesano di AC.

Questo itinerario è offerto sia a chi da anni con dedizione e passione si è reso disponibile al servizio, sia a chi sta iniziando a muovere i primi passi: per tutti loro desideriamo che possano essere cristiani in cammino, oranti ascoltatori della Parola, cercatori profetici del Regno di Dio, responsabili protagonisti della missione della Chiesa nel mondo. Abbiamo pensato che il valore aggiunto di un tale percorso debba essere in primis uno spazio e un tempo in cui fermarsi e lasciarsi raggiungere dalla realtà, per ascoltare e lasciarsi interrogare, per riconoscere e interpretare, per avviare scelte pastorali di un futuro presente. In particolare, avremo la possibilità di iniziare un cammino di formazione e confronto sul ruolo dei laici nella Chiesa del Terzo Millennio, con uno stile sinodale, laici e pastori insieme, come popolo di Dio. Vogliamo camminare insieme nella Chiesa universale, diocesana, parrocchiale, come laici corresponsabili, a cui sta a cuore essere compagni di strada nella via della santità del quotidiano. Ci accompagnano alcuni amici dell'Azione Cattolica lombarda, che condividono l'itinerario ecclesiale e associativo. Il tema generale è la responsabilità vissuta come corresponsabilità tra laici e pastori, declinato in tre attenzioni, personale, comunitaria ed ecclesiale, che corrispondono ai tre incontri.

Il primo incontro, mercoledì sera, ha avuto come tema “Quale laico negli organismi di partecipazione, tra consigliere e operatore”; Valentina Soncini, delegata regionale lombarda di AC, ha coinvolto i presenti in prima persona, proponendo di rispondere ad un questionario, in formato digitale, in cui, scegliendo, per ciascuna domanda, tra quattro opzioni, esprimere il proprio vissuto fatto di convinzioni ed esperienze come laici. Non vi era la risposta giusta poiché ciascuna affermazione o parola esprime un aspetto della laicità, molto dipende dal peso che gli viene attribuito.

Si può rilevare che il 54% dei presenti ha definito la sinodalità come lo stile ecclesiale; mentre per il 74% l’aspetto consultivo del consiglio pastorale è un’esigente pratica di comunione e di ascolto. Abbiamo iniziato ad individuare alcuni modi problematici di intendere l’impegno pastorale: funzionale ovvero ho un ruolo quindi esisto; individualistico cioè intendo la Chiesa a modo mio, adattandola a me o al mio gruppo, rendendo nostra una cosa di tutti; clericale ovvero occupare il posto più alto, per essere qualcuno.

Papa Francesco, in Evangelii Gaudium, dal n. 77 al 101, ha delineato alcune tentazioni degli operatori pastorali, da intendersi sia a livello personale che come comunità: individualismo, divisioni, mondanità spirituale, pessimismo, accidia paralizzante, psicologia della tomba, desertificazione spirituale. Un’interessante fotografia di atteggiamenti che talvolta vediamo in noi stessi e nella persone intorno a noi, certamente non adatti al discepolomissionario (EG 119) che vorremmo essere nella Chiesa e nel mondo. Discepoli missionari sono laici maturi che non si lasciano rubare l’entusiasmo missionario, la gioia dell’evangelizzazione, la speranza, la comunità.  Laici che curano una sana interiorità, fatta di maturità di fede personale, e una sana ecclesialità che è una visione sinodale e conciliare della Chiesa, popolo di Dio. Ci è chiesto di assumere l’oggi, laici e preti insieme, sostenuti dall’unico sensus fidei, dono fondamentale per concorrere a far accadere percorsi realmente sinodali.