* di Gioele Anni

Papa Francesco era stato chiaro, al Convegno di Firenze 2015: «Ricordatevi che il modo migliore per dialogare non è quello di parlare e discutere, ma quello di fare qualcosa insieme, di costruire insieme, di fare progetti: non da soli, tra cattolici, ma insieme a tutti coloro che hanno buona volontà». In questa prospettiva s’inserisce la decisione dell’Ac di Lodi di costrui- e alleanze per far fronte alle situazio- ni di fragilità che riscontriamo nel no- stro territorio. Fragilità che sono mol- teplici, alcune esasperate dai risvolti dell’attuale crisi sanitaria ed economica. La commissione ha individuato in particolare alcune urgenze di cui occorre prendersi cura con lo stile dell’alleanza, tra cui: la presenza di persone sole, soprattutto tra gli an- ziani; la crescente povertà educativa, aggravata dai mesi di chiusura delle scuole; la fatica delle famiglie, diver- se alle prese anche con difficoltà di sostentamento. Ma cosa significa fa- re alleanza per sostenere le fragilità? Occorre prima di tutto guardare alla realtà con piena libertà per lasciarsi interrogare da essa, in modo da co- gliere le vere esigenze che arrivano dalle nostre comunità. La volontà di rispondere ad alcuni problemi concreti facendo alleanza con altre real- tà, poi, implica alcune scelte di campo. La prima riguarda lo stile, che è quello della relazione fiduciosa: nel- l’impegnarsi in un’alleanza ci si mette in gioco gratuitamente portando le proprie specificità (nel caso dell’Ac, l’identità associativa e il radicamento nella Chiesa e nel territorio diocesa- ni), sapendo che camminare insieme ad altri può richiedere un tempo mag- giore, ma porterà a vivere un percorso più valido perché condiviso. Fondamentale, in tutto il processo, è attuare un buon discernimento, in particolare nei livelli parrocchiali dell’associazio- ne. È infatti lì, nella realtà concreta dei nostri paesi e dei nostri quartieri, che i gruppi di Ac possono individuare le esigenze a cui è prioritario dare risposte, e gli altri soggetti (di ispira- zione cristiana, istituzionali, di pro- mozione sociale o culturale...) con cui fare rete. Il discernimento richiede pazienza e coraggio: lo spazio in cui viverlo è principalmente il Consiglio pastorale parrocchiale, luogo di in- contro e riflessione di tutta la comuni- tà. Fare rete per sostenere le fragilità vuol dire mettere al centro chi vive un momento di difficoltà, e farlo con lo stile sinodale: una dinamica preziosa per essere accanto alle persone e da- re una testimonianza credibile di Vangelo.