* di Raffaella Rozzi

Questo tempo di Pasqua vuole proprio essere un tempo di speranza certa, perché è tale il Signore risorto, come viene proclamato nella Sequenza pasquale “Cristo, mia speranza, è risorto”: abbiamo bisogno di questa certezza per sostenere la vita quotidiana. Mentre ascoltiamo il sacerdote proclamare il vangelo della seconda domenica di Pasqua, ci immedesimiamo nella scena, ci viene il pensiero, forse anche il desiderio, di essere lì, nel Cenacolo, ad essere incoraggiati a non avere paura, a ricevere il dono dello Spirito, a ripetere le parole che anche Maria Maddalena ha riferito come annuncio “Abbiamo visto il Signore”. Poi arriva Tommaso, che è connotato da tratti che un po’ ci somigliano, va bene fidarci dei fratelli ma vedere di persona, è certamente meglio, questo pensiero non rimane tale nella testa, ma affiora sulle labbra: la fede si fonda sulla passione, non dimentica quel passato concreto della sofferenza anche se non si ferma, vuole andare oltre, sicura che è il crocefisso che è risorto. E’ Gesù che conduce per mano Tommaso a ripartire proprio da ciò che ha vissuto, dalla concretezza di un gesto. Ci sentiamo molto Tommaso, con la nostra fragilità, con tutta la nostra vita portata davanti al Signore, è tutta l’esistenza di Tommaso che dice “Mio Signore, mio Dio”. Ma c’è uno spazio anche per noi, del terzo millennio, noi che siamo indicati dall'evangelista Giovanni, come beati, sì proprio beati, con lo stesso aggettivo del discorso della montagna, noi che non abbiamo visto e abbiamo creduto, due azioni puntuali, espresse da participi aoristi, nel testo greco e come dice l’aoristo, azione che prescinde dalla categoria di tempo e di durata, azioni che attraversano i secoli e diventano anche nostre. Tommaso non è solo, i discepoli sono insieme: è la prima ecclesia che è esempio per noi, la nostra fede è la fede della Chiesa. 

Questo tempo di Pasqua accoglie due momenti associativi importanti: il congresso nazionale del MSAC e l’assemblea nazionale dell’Azione Cattolica. Sono due momenti che vedono protagonisti i delegati i quali porteranno il circolo MSAC e tutta l’AC laudense a scegliere i passi da compiere nel prossimo triennio. Gli studenti hanno inserito nello slogan del congresso il noi con “Scegliamo il noi, studenti per una scuola di tutti”, consapevoli di abitare questo tempo per essere protagonisti di un cambiamento che è possibile se realizzato insieme, un passo dopo l’altro. A partire dalla scuola, per contagiare tutti gli ambiti di vita, il MSAC consegna all’AC intera il suo entusiasmo e la sua vitalità, l’AC si lascia contagiare dalla gioia dei giovani che è la gioia del Vangelo, per discernere, alla luce della Parola, le strade da percorrere, nel mondo con i fratelli e le sorelle che incontriamo ogni giorno. Questi due appuntamenti sono dentro la vicenda pandemica: la riflessione e il ripensamento del futuro sono esito dei mesi di lockdown nel quale ci siamo guardati in volto, abbiamo intrecciato le mani nel servizio, abbiamo detto la nostra opinione davanti all’ingiustizia perpetrata e ci siamo riconosciuti fratelli. Da qui si riparte insieme come comunità, come associazione, come famiglia umana. Proprio perché facciamo l’assemblea nazionale dal tavolo di casa, perché ci guardiamo attraverso uno schermo, perché esprimiamo il voto online, vogliamo essere ancor più associazione generativa di Bene. Buon tempo di Pasqua!