Si terrà sabato 5 gennaio, a partire dalle ore 17.00, presso la Casa della Gioventù in Lodi, l'annuale ricordo, nell'anniversario della sua scomparsa, di Gaetano Cigognini, presidente diocesano.

* di Raffaella Rozzi

La Chiesa utilizza, per definire i diversi momenti dell’anno liturgico, il nome “tempo”, è una scelta che non è frutto di equilibri lessicali piuttosto un invito, ad ogni passaggio, ad entrare in un nuovo tempo, a sollevare lo sguardo dai tempi, dettati dall’agenda e dalle notifiche dello smarphone, che ci ricordano un appuntamento. Ci viene chiesto di entrare in una dimensione altra e alta, ci viene chiesto di alzare lo sguardo per tornare a guardare il mondo con uno sguardo che è stato raggiunto dall’Altro. 

In questi primi mesi dell’anno associativo, ciascuna associazione ha camminato alla sequela del Maestro, nella propria realtà, tenendo come guida l’icona biblica dell’incontro di Gesù con le sorelle Marta e Maria. Proprio questa narrazione ha fatto compiere dei passi a ciascuno; le occasioni per riprendere la meditazione dello scorso settembre sono state molteplici: l’inizio dei cammini formativi con la proposta della meditazione del vescovo Gualtiero, la preparazione dei momenti di preghiera in occasione della giornata dell’adesione, i momenti di deserto e tutti gli incontri iniziati ripetendo insieme le parole della preghiera associativa “Facci posto, Maria.” Sono sempre stati presenti Gesù, Maria e Marta, ogni volta le nostre orecchie hanno colto una parola diversa che è risuonata nella vita, non è restata astratta, ma è divenuta realtà, in un gesto, in una presenza, in un cambiamento di stile. Questo è ciò che ho visto (condiviso con) nelle persone con cui ho percorso un tratto di strada: all’inizio ci siamo fatti prendere dall’affanno di calendarizzare i diversi appuntamenti, conciliando gli itinerari dei settori, i percorsi parrocchiali, gli appuntamenti diocesani, regionali, nazionali; le sere impegnate sono state almeno tre a settimana, con la gioia e la fatica di riannodare le relazioni, avviare percorsi, scegliere insieme; abbiamo vissuto tanti momenti di incontro e confronto, ci siamo fermati  ad ascoltare la Parola, abbiamo pregato vespri e compieta per aprire e chiudere le riunioni di presidenza. Poi ha fatto strada nella vita la parola di Gesù a Marta come a noi, strattonati in un vortice che porta lontano dalla fonte della vita, che fa perdere il senso della realtà, che lascia soli risucchiati da un agire vuoto, senza anima. Fare un passo indietro dall’attivismo per recuperare la cura e la premura per la vita, personale e associativa, per generare insieme un equilibrio che custodisca i passi di ciascuno. 

L’andatura è cambiata: dedicare tempo ed energie per pensare e predisporre insieme i momenti di spiritualità di Avvento che avrebbero permesso a famiglie, giovani e adulti di fermarsi ai piedi del Maestro, ha messo tutti noi in una prospettiva diversa, in cui accogliere, ascoltare e servire ne sono diventati la dinamica. Così ci siamo seduti ad ascoltare quella Parola che ha incontrato Maria e Giuseppe, che attraverso di loro, ci accompagna al Dio con noi. 

Abbiamo accolto l’invito di papa Francesco di affidare a San Giuseppe un problema o una difficoltà perché lui possa sognarlo, prendendo esempio da Giuseppe, appunto, che non si è fatto invadere dalla fretta di trovare una soluzione o dall’incertezza di non fare il passo necessario, Giuseppe lascia spazio alla voce di Dio: si ferma, riposa, in quel riposo che ricorda quello di Dio al termine della creazione in cui contemplare l’opera di Dio. Giuseppe sogna: sogniamo anche noi cose belle, cose grandi che Dio sogna su di noi. Poi Giuseppe agisce: non ha più bisogno di parole, la sua vita è la Parola; non rimane ad aspettare, non fa discorsi, si risveglia alla vita e prende con sé la sua sposa, Maria. 

Auguro a ciascuno, a ogni famiglia, ad ogni associazione, ad ogni comunità di vivere il tempo di Avvento come tempo fecondo, tempo non più distolto dal fare, tempo denso di senso, tempo di ascolto, tempo di sogno, tempo di decisione, tempo che lascia entrare l’altro perché accoglie l’Altro che viene. Buon Natale.

di don Luca Pomati

Tante volte sentiamo parlare, quante poche volte invece ascoltiamo colui che ci parla: così sarà capitato nella casa di Betania dove vivevano le due sorelle Marta e Maria, parole pronunciate e chissà se sentite o ascoltate. Sembra quasi che tra quelle due sorelle che vivevano insieme ci fosse un deserto di bui silenzi, di parole disorientate e di sguardi ciechi. Marta si lamenta con Gesù senza rivolgersi alla sorella e degnarla di uno sguardo, un vento di parole che risuonano nella casa e pensieri che vibrano su muri invisibili. Altro che casa, sembra di abitare nella solitudine del deserto!

Dice un proverbio arabo: «Là nel deserto non c’è che un rumore: il gemito del vento. È il deserto che piange perché vorrebbe essere prateria. È l’implorazione della terra riarsa – dell’anima assetata – che attende la rugiada dal cielo.»

Anche nella casa di Betania e nella casa della nostra associazione vogliamo udire la voce di un tenue silenzio e attendere la brezza leggera del deserto. Il profeta Osea ricevette da Dio quest’invito: “Vieni nel deserto, perché voglio parlare al tuo cuore” (Osea 2,14). È la chiamata che il Signore rivolge anche a noi e che in Avvento e Quaresima vogliamo accogliere per entrare nel “deserto” e vivere questa esperienza di preghiera. 

Nel racconto della casa di Betania, icona biblica che ci accompagna in questo anno associativo, l’evangelista Luca ci vuole condurre nel “deserto dove Dio parla al cuore” con un gioco di triangolazione di luci e di riflessi tra Marta, Gesù e Maria, seguendo questa combinazione di passaggi arriviamo ad osservare quella donna che sta ai piedi di Gesù, attratta dalla voce del maestro, tutta raccolta per non perdere un filo di rugiada e nutrirsi di ogni parola che esce dalla bocca del maestro.

Il deserto, che Dio propone all’uomo, è abitato da un dialogo profondo e accorato, da un ascolto fecondo e delicato. È necessario, oggi più che mai, entrare nel deserto e ritornare al proprio cuore. Il cammino interiore dell'uomo non è una traversata in solitaria, ma quello che scruta orizzonti di umanità, percorre sentieri che Dio apre, dimora nel calore del roveto ardente che arde, ma non consuma e lascia spazi di incontro e oasi di dialogo con Dio.

Un'autentica spiritualità evangelica è un continuo, delicato, riconquistato equilibrio tra contemplazione e impegno, deserto e storia, l'assoluto di Dio e il quotidiano umano. 

Solo nel deserto troviamo lo spazio spirituale per il proprio impegno nella storia, solo nella preghiera ci presentiamo e ritorniamo al «cuore di Dio», che è il cuore di tutte le creature e di tutti gli avvenimenti. 

Così nasce e cresce l'uomo nuovo: quando si incontra Dio «a tu per tu» si entra in quella novità radicale che costruisce il «noi», perché si creano e si stabiliscono con tutti gli altri relazioni e incontri in uno stile che va oltre la logica del sangue, degli interessi, degli egoismi, delle convenienze. Papa Francesco nell’esortazione Gaudete et exultate ci ricorda che “La santificazione è un cammino comunitario”, un esodo nel deserto verso la terra promessa.

Ad ognuno l’invito a rispondere nella preghiera personale che deve ritmare il nostro cammino e l’appuntamento alla casa della Gioventù in Avvento e in Quaresima, per pregare nel “DESERTO” dove incontrare il Maestro che dona ciò di cui veramente c’è bisogno, per poi ripartire irrobustiti per la città degli uomini come pellegrini di libertà, di giustizia e di pace.

La preghiera del Deserto si terrà presso la cappella della Casa della Gioventù di Lodi dalle 19 alle 21 e sarà un tempo aperto dove poter arrivare quando puoi e sostare quanto desideri.

In Avvento sarà Lunedì 10 e 17 dicembre, mentre in Quaresima Lunedì 18 e 25 marzo e 01 aprile