ASCOLTO DELLA PAROLA DI DIO

Ascoltate la Parola del Signore dal Vangelo secondo Marco 4, 35-41

In quel giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.
Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?».
Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!».
Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».
E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

MEDITAZIONE DEL SANTO PADRE

«Venuta la sera» (Mc 4,35). Così inizia il Vangelo che abbiamo ascoltato. Da settimane sembra che sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo trovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti. Come quei discepoli, che parlano a una sola voce e nell’angoscia dicono: «Siamo perduti» (v. 38), così anche noi ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme.

È facile ritrovarci in questo racconto. Quello che risulta difficile è capire l’atteggiamento di Gesù. Mentre i discepoli sono naturalmente allarmati e disperati, Egli sta a poppa, proprio nella parte della barca che per prima va a fondo. E che cosa fa? Nonostante il trambusto, dorme sereno, fiducioso nel Padre – è l’unica volta in cui nel Vangelo vediamo Gesù che dorme –. Quando poi viene svegliato, dopo aver calmato il vento e le acque, si rivolge ai discepoli in tono di rimprovero: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?» (v. 40).

Cerchiamo di comprendere. In che cosa consiste la mancanza di fede dei discepoli, che si contrappone alla fiducia di Gesù? Essi non avevano smesso di credere in Lui, infatti lo invocano. Ma vediamo come lo invocano: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?» (v. 38). Non t’importa: pensano che Gesù si disinteressi di loro, che non si curi di loro. Tra di noi, nelle nostre famiglie, una delle cose che fa più male è quando ci sentiamo dire: “Non t’importa di me?”. È una frase che ferisce e scatena tempeste nel cuore. Avrà scosso anche Gesù. Perché a nessuno più che a Lui importa di noi. Infatti, una volta invocato, salva i suoi discepoli sfiduciati.

La tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità. Ci dimostra come abbiamo lasciato addormentato e abbandonato ciò che alimenta, sostiene e dà forza alla nostra vita e alla nostra comunità. La tempesta pone allo scoperto tutti i propositi di “imballare” e dimenticare ciò che ha nutrito l’anima dei nostri popoli; tutti quei tentativi di anestetizzare con abitudini apparentemente “salvatrici”, incapaci di fare appello alle nostre radici e di evocare la memoria dei nostri anziani, privandoci così dell’immunità necessaria per far fronte all’avversità.

Con la tempesta, è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri “ego” sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella (benedetta) appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Signore, la tua Parola stasera ci colpisce e ci riguarda, tutti. In questo nostro mondo, che Tu ami più di noi, siamo andati avanti a tutta velocità, sentendoci forti e capaci in tutto. Avidi di guadagno, ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta. Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato. Ora, mentre stiamo in mare agitato, ti imploriamo: “Svegliati Signore!”.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Signore, ci rivolgi un appello, un appello alla fede. Che non è tanto credere che Tu esista, ma venire a Te e fidarsi di Te. In questa Quaresima risuona il tuo appello urgente: “Convertitevi”, «ritornate a me con tutto il cuore» (Gl 2,12). Ci chiami a cogliere questo tempo di prova come un tempo di scelta. Non è il tempo del tuo giudizio, ma del nostro giudizio: il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è. È il tempo di reimpostare la rotta della vita verso di Te, Signore, e verso gli altri. E possiamo guardare a tanti compagni di viaggio esemplari, che, nella paura, hanno reagito donando la propria vita. È la forza operante dello Spirito riversata e plasmata in coraggiose e generose dedizioni. È la vita dello Spirito capace di riscattare, di valorizzare e di mostrare come le nostre vite sono tessute e sostenute da persone comuni – solitamente dimenticate – che non compaiono nei titoli dei giornali e delle riviste né nelle grandi passerelle dell’ultimo show ma, senza dubbio, stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia: medici, infermiere e infermieri, addetti dei supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose e tanti ma tanti altri che hanno compreso che nessuno si salva da solo. Davanti alla sofferenza, dove si misura il vero sviluppo dei nostri popoli, scopriamo e sperimentiamo la preghiera sacerdotale di Gesù: «che tutti siano una cosa sola» (Gv 17,21). Quanta gente esercita ogni giorno pazienza e infonde speranza, avendo cura di non seminare panico ma corresponsabilità. Quanti padri, madri, nonni e nonne, insegnanti mostrano ai nostri bambini, con gesti piccoli e quotidiani, come affrontare e attraversare una crisi riadattando abitudini, alzando gli sguardi e stimolando la preghiera. Quante persone pregano, offrono e intercedono per il bene di tutti. La preghiera e il servizio silenzioso: sono le nostre armi vincenti.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». L’inizio della fede è saperci bisognosi di salvezza. Non siamo autosufficienti, da soli; da soli affondiamo: abbiamo bisogno del Signore come gli antichi naviganti delle stelle. Invitiamo Gesù nelle barche delle nostre vite. Consegniamogli le nostre paure, perché Lui le vinca. Come i discepoli sperimenteremo che, con Lui a bordo, non si fa naufragio. Perché questa è la forza di Dio: volgere al bene tutto quello che ci capita, anche le cose brutte. Egli porta il sereno nelle nostre tempeste, perché con Dio la vita non muore mai.

Il Signore ci interpella e, in mezzo alla nostra tempesta, ci invita a risvegliare e attivare la solidarietà e la speranza capaci di dare solidità, sostegno e significato a queste ore in cui tutto sembra naufragare. Il Signore si risveglia per risvegliare e ravvivare la nostra fede pasquale.

Abbiamo un’ancora: nella sua croce siamo stati salvati. Abbiamo un timone: nella sua croce siamo stati riscattati. Abbiamo una speranza: nella sua croce siamo stati risanati e abbracciati affinché niente e nessuno ci separi dal suo amore redentore. In mezzo all’isolamento nel quale stiamo patendo la mancanza degli affetti e degli incontri, sperimentando la mancanza di tante cose, ascoltiamo ancora una volta l’annuncio che ci salva: è risorto e vive accanto a noi. Il Signore ci interpella dalla sua croce a ritrovare la vita che ci attende, a guardare verso coloro che ci reclamano, a rafforzare, riconoscere e incentivare la grazia che ci abita. Non spegniamo la fiammella smorta (cfr Is 42,3), che mai si ammala, e lasciamo che riaccenda la speranza.

Abbracciare la sua croce significa trovare il coraggio di abbracciare tutte le contrarietà del tempo presente, abbandonando per un momento il nostro affanno di onnipotenza e di possesso per dare spazio alla creatività che solo lo Spirito è capace di suscitare. Significa trovare il coraggio di aprire spazi dove tutti possano sentirsi chiamati e permettere nuove forme di ospitalità, di fraternità, di solidarietà. Nella sua croce siamo stati salvati per accogliere la speranza e lasciare che sia essa a rafforzare e sostenere tutte le misure e le strade possibili che ci possono aiutare a custodirci e custodire. Abbracciare il Signore per abbracciare la speranza: ecco la forza della fede, che libera dalla paura e dà speranza.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Cari fratelli e sorelle, da questo luogo, che racconta la fede rocciosa di Pietro, stasera vorrei affidarvi tutti al Signore, per l’intercessione della Madonna, salute del suo popolo, stella del mare in tempesta. Da questo colonnato che abbraccia Roma e il mondo scenda su di voi, come un abbraccio consolante, la benedizione di Dio. Signore, benedici il mondo, dona salute ai corpi e conforto ai cuori. Ci chiedi di non avere paura. Ma la nostra fede è debole e siamo timorosi. Però Tu, Signore, non lasciarci in balia della tempesta. Ripeti ancora: «Voi non abbiate paura» (Mt 28,5). E noi, insieme a Pietro, “gettiamo in Te ogni preoccupazione, perché Tu hai cura di noi” (cfr 1 Pt 5,7).

 

FATE QUESTO IN MEMORIA DI ME

Dal Vangelo di Luca [Lc 22,14-20]

14 Quando venne l'ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, 15 e disse loro: "Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, 16 perché io vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio". 17 E, ricevuto un calice, rese grazie e disse: "Prendetelo e fatelo passare tra voi, 18 perché io vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non verrà il regno di Dio". 19 Poi prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: "Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me". 20 E, dopo aver cenato, fece lo stesso con il calice dicendo: "Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi".

Riflettere spezzando la Parola di Dio  (Luca Alquati)

Del brano che ci hanno proposto per la riflessione due parole ci hanno colpito: desiderio e memoriaDel brano che ci hanno proposto per la riflessione due parole ci hanno colpito: desiderio e memoriaDue parole pronunciate da Gesù.

“Ho tanto desiderato di mangiare con voi questa Pasqua” [Lc22, 16a]

“Ho tanto desiderato di mangiare con voi questa Pasqua” [Lc22, 16a]

“Fate questo in memoria di me” [Lc 22, 19b]

Queste due parole sono tra loro molto legate soprattutto se le pensiamo alla luce del nostro matrimonio.

Desiderio

Cogliamo il desiderio nell’accezione di speranza, di ricerca di ciò che ci manca e proprio perché è importante e ci manca è desiderato, ma anche una presenza: ciò che si desidera è già presente nell’atto stesso del desiderio.Se pensiamo all'atteggiamento di Gesù prima dell'ultima cena ci accorgiamo che Lui voleva ardentemente raggiungere i suoi discepoli per unirsi a loro; la forza travolgente dell'amore nascosto nel suo desiderio si è realizzato nel dono di tutto sè stesso corpo e sangue, e ancora oggi ci pare di sentirLo ripetere: “Ho tanto desiderato di mangiare con voi questa Pasqua”Anche noi, come Lui, da fidanzati, da innamorati abbiamo desiderato dare corpo e anima al nostro amore, quanto abbiamo atteso il giorno del nostro Sì perché il nostro Amore potesse essere pieno e completo e quando lo abbiamo vissuto, l’amore e la passione ci hanno travolti e ci siamo detti: «Dobbiamo farlo ancora, facciamolo ancora! Per sempre!».Gesù ha un desiderio “da Dio “che umanamente non possiamo comprendere, ma conosciamo la forza del nostro desiderio, del nostro desiderare mia moglie e mio marito! Da questo possiamo intuire queste parole di Gesù «Ho ardentemente desiderato di mangiare con voi questa Pasqua» come un desiderio di Amore di Dio per me, per la mia coppia, per tutta l’umanità.Se questo è il desiderio che muove Gesù si comprende perché Lui voglia farne memoria ancora, ogni giorno, per sempre.

Memoria

Secondo la tradizione biblica, "ricordare", "far memoria" non è semplicemente richiamare alla memoria un evento o una persona con un atto interiore, intellettuale o psicologico, ma significa ricompiere un atto, richiamarlo con il racconto della sua storia, sapendo che nel momento in cui lo si attualizza esso ha la stessa efficacia che aveva in origine: memoriale.Secondo la tradizione biblica, "ricordare", "far memoria" non è semplicemente richiamare alla memoria un evento o una persona con un atto interiore, intellettuale o psicologico, ma significa ricompiere un atto, richiamarlo con il racconto della sua storia, sapendo che nel momento in cui lo si attualizza esso ha la stessa efficacia che aveva in origine: memoriale.Per venire al nostro brano significa che il «Fate questo in memoria di me» è un comando esplicito di Gesù di ri-attualizzare, ri-vivere nel tempo quel gesto e quel contenuto vissuti da Lui. Gesù non ci vuole semplicemente raccomandare: «Ricordatevi, non dimenticatevi di me!» ma ci invita a rivivere il mistero che Lui ha celebrato.Tutte le volte che diciamo: «Fate questo in memoria di me», riattualizziamo quella stessa cena, scompare il tempo e noi siamo resi commensali di Gesù. Per la nostra cultura e il nostro modo di pensare, che tende a bruciare tutto e subito e a non avere nessuna memoria, a nascondere i ricordi e vivere solo l’oggi, ci risulta un po' difficile entrare nella logica del “memoriale”.Per la nostra cultura e il nostro modo di pensare, che tende a bruciare tutto e subito e a non avere nessuna memoria, a nascondere i ricordi e vivere solo l’oggi, ci risulta un po' difficile entrare nella logica del “memoriale”.Per capire meglio il significato di «fare memoria» proviamo ad attingere alla nostra relazione d’amore.Quando bacio mia moglie o mio marito in modo intenso e profondo questo bacio contiene ed esprime tutta la nostra storia passata, il nostro fidanzamento, i nostri lunghi anni di matrimonio, ma non solo, questo bacio è anche un ponte sul futuro, sul ”per sempre” che ci siamo detti il giorno del nostro Sì e che ancora vuole realizzarsi. “Ti bacio perché voglio amarti anche domani, perché voglio che tu sappia che il mio domani è con te”. Il bacio, come ogni atto coniugale, allora contiene una storia del passato, attualizza quella storia nel presente ed è annuncio di un legame che andrà avanti nel tempo futuro per sempre.Quanto è pieno di vita quel bacio che oggi do a mia moglie e a mio marito!Così, in quel «Fate questo in memoria di me» c'è la volontà esplicita di Gesù di riattualizzare, come in un bacio, una storia d'amore, la sua storia d’amore con me e con la mia coppia.Il mio "Ti amo" detto a mia moglie o a mio marito, è allora strettamente legato al “ti amo” che Gesù dice a me.Quando facciamo comunione tra di noi, quando facciamo l’amore noi stiamo onorando come sposi cristiani quel “Fate questo in memoria di me”, fatelo ancora, facciamolo ancora!. Un ordine dato da un amore, che non accetta di vivere solo di atti passati: a chi di noi basta essersi amati solo la prima notte di nozze? A chi di noi basta aver ricevuto attenzioni e carezze solo nei primi mesi di matrimonio? A noi non basta. Cambieranno con l’età, i modi e i tempi ma la nostra intimità chiede di essere vissuta ogni giorno per tutta la vita.Solo così si realizza quello che dice San Paolo nella lettera agli Efesini: «E i due diventeranno una sola carne. Questo mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!» [Ef 5, 31-32].

"Prendete e mangiate questo è il mio corpo "[Lc22,19]

Tutti noi sposi siamo annunciatori di questo mistero grande.Tutti noi sposi siamo annunciatori di questo mistero grande.Ma per vivere a fondo questo Mistero, occorre passare attraverso la croce e giungere alla resurrezione.Noi sposi lo dobbiamo vivere come la morte all’io, per risorgere al noi.Morire all’io non significa annullarsi, dissolversi, ma morire al nostro egoismo, perché se c’è egoismo non c’è amore, ma possesso e quanti egoismi dai più grandi ai più piccoli viviamo ogni giorno?Risorgere al Noi è trasfigurare il nostro essere perché io possa vivere nel cuore e nella vita di mia moglie, e viceversa e insieme possiamo essere testimoni della luce del risorto, colui che ci chiede di essere e di fare memoria di lui, memoria del nostro Sì scambiato il giorno del nostro matrimonio.Proprio in quel giorno abbiamo deciso di diventare un NOI e oggi nella quotidianità questo si sta realizzando.

Riflettere spezzando la Parola di Dio - Annamaria Scaglioni

L’eucarestia come “memoria di comunione”

Quante volte quando partecipiamo all’Eucarestia e sostiamo in silenzio davanti ai gesti ed alle parole della consacrazione, ci viene spontaneo mettere davanti a Dio la nostra vita, i momenti che stiamo vivendo, le nostre difficoltà e tutte le persone che ci sono care.Quante volte quando partecipiamo all’Eucarestia e sostiamo in silenzio davanti ai gesti ed alle parole della consacrazione, ci viene spontaneo mettere davanti a Dio la nostra vita, i momenti che stiamo vivendo, le nostre difficoltà e tutte le persone che ci sono care.Portiamo con noi la nostra famiglia, i nostri amici e spesso anche coloro che ci fanno ferito perché vogliamo trovare un modo per ricucire rancori e divergenze.Ci sentiamo in un momento privilegiato nel quale la distanza fra noi ed il nostro Dio è sparita, siamo nell’anticamera del Paradiso dove sentiamo il Respiro del nostro Dio. Non lo vediamo, se non nascosto in un’ostia immacolata ma percepiamo la sua presenza viva che si fa vicina, quasi riusciamo a toccarla e poi Lui entra nel nostro corpo e sosta, fino a sciogliersi e diventare parte di noi stessi.In quel momento sentiamo dal sacerdote una parola precisa che ri-eccheggia con insistenza e ci ripete “Fate questo in memoria di me!”. Sembra che Lui, Gesù, voglia fortemente divenire un ricordo vivo della nostra memoria. La sua storia di 2000 anni fa vuole fare parte della nostra storia e divenirne un ricordo vivo, diretto.Sembra che Lui, Gesù, voglia fortemente divenire un ricordo vivo della nostra memoria. La sua storia di 2000 anni fa vuole fare parte della nostra storia e divenirne un ricordo vivo, diretto.Sembra volerci dire che ciò che ha fatto per i suoi discepoli, i suoi amici, parenti, le donne che lo seguivano, l’avrebbe fatto anche oggi per me, per te, per tutti noi. Ha amato i suoi e con loro ama ancora oggi tutti noi.La forza del suo amore non si è spenta, non si è consumata nel tempo ma è ancora viva e batte forte per me oggi.Il suo è un amore grande, capace di donare la vita, tutto, senza riserve, anche per un amore non ricambiato, anche per un amico dubbioso, infedele o codardo che lo tradisce o lo rinnega.Gesù consuma la sua ultima cena in un clima strano, tutt’altro che sereno; erano momenti di paura, tutto era stato organizzato di fretta, da gente estranea, non dagli invitati né da Gesù eppure, malgrado questo Gesù ha compiuto fino all’ultimo il suo dono di amore per i suoi. Lui è divenuto la portata principale della cena, infatti c’erano il pane, il vino ma…la carne, l’agnello, chi l’ha preparato? Nessuno! Lui è diventato il piatto principale da condividere insieme. L’incontro, la relazione con Lui, erano il pretesto per stare insieme, tutti, ancora un’ultima volta, per gustare il piacere della sua compagnia ed attingere alle sue Parole di Vita.Questa Relazione di Comunione vera e sincera fra fratelli è il messaggio fondamentale di Gesù di cui oggi “fare memoria”. Siamo tutti figli di questa Comunione e fratelli legati profondamente gli uni agli altri da un destino comune. Questo è il fulcro del suo messaggio d’amore di cui fare memoria viva ogni giorno.Noi sposi esprimiamo una forma speciale e privilegiata di questo amore totalizzante che noi riserviamo quotidianamente alla persona che abbiamo scelto di amare, ma non solo, questo amore ci apre agli altri che sono: i nostri figli, i figli dei nostri figli, le loro nuove famiglie, gli amici etc.Anche noi desideriamo come Cristo, che il nostro amore, i nostri sacrifici, le nostre fatiche quotidiane siano impresse nella memoria di chi ci vive al fianco, marito e …figli …Anche noi a volte viviamo nell’incomprensione, nella paura, nella difficoltà eppure come Cristo andiamo avanti.Anche noi a volte subiamo tradimenti o rinnegamenti proprio da coloro che amiamo e per questo soffriamo, anche noi a volte procuriamo tutto questo ai nostri cari e loro ci amano ancora.Per tutto questo il nostro amore coniugale si fa immagine dell’amore di Dio per noi, nel nostro sapere resistere ai nostri limiti, alle nostre differenze a volte insormontabili, alle nostre colpe e ai nostri tradimenti … questa nostra fatica quotidiana rende grande il nostro amore e solo quando riusciamo a mettere da parte il nostro egoismo e riusciamo a fare il primo passo verso l’altro ricostruiamo quella Comunione che ci riporta al benessere della nostra relazione, ci fa respirare un’aria fresca, assaporare il profumo del nostro amore, ancora più intenso di quello del primo giorno perché sicuramente più maturo.Ecco, in questa Comunione di Vita facciamo memoria del Suo Amore per noi e viviamo l’Eucarestia!

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE
FRANCESCO
PER LA QUARESIMA 2020

 

«Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio» (2Cor 5,20)

Cari fratelli e sorelle!

Anche quest’anno il Signore ci concede un tempo propizio per prepararci a celebrare con cuore rinnovato il grande Mistero della morte e risurrezione di Gesù, cardine della vita cristiana personale e comunitaria. A questo Mistero dobbiamo ritornare continuamente, con la mente e con il cuore. Infatti, esso non cessa di crescere in noi nella misura in cui ci lasciamo coinvolgere dal suo dinamismo spirituale e aderiamo ad esso con risposta libera e generosa.

1. Il Mistero pasquale, fondamento della conversione

La gioia del cristiano scaturisce dall’ascolto e dall’accoglienza della Buona Notizia della morte e risurrezione di Gesù: il kerygma. Esso riassume il Mistero di un amore «così reale, così vero, così concreto, che ci offre una relazione piena di dialogo sincero e fecondo» (Esort. ap. Christus vivit, 117). Chi crede in questo annuncio respinge la menzogna secondo cui la nostra vita sarebbe originata da noi stessi, mentre in realtà essa nasce dall’amore di Dio Padre, dalla sua volontà di dare la vita in abbondanza (cfr Gv 10,10). Se invece si presta ascolto alla voce suadente del “padre della menzogna” (cfr Gv 8,45) si rischia di sprofondare nel baratro del nonsenso, sperimentando l’inferno già qui sulla terra, come testimoniano purtroppo molti eventi drammatici dell’esperienza umana personale e collettiva.

In questa Quaresima 2020 vorrei perciò estendere ad ogni cristiano quanto già ho scritto ai giovani nell’Esortazione apostolica Christus vivit: «Guarda le braccia aperte di Cristo crocifisso, lasciati salvare sempre nuovamente. E quando ti avvicini per confessare i tuoi peccati, credi fermamente nella sua misericordia che ti libera dalla colpa. Contempla il suo sangue versato con tanto affetto e lasciati purificare da esso. Così potrai rinascere sempre di nuovo» (n. 123). La Pasqua di Gesù non è un avvenimento del passato: per la potenza dello Spirito Santo è sempre attuale e ci permette di guardare e toccare con fede la carne di Cristo in tanti sofferenti.

2. Urgenza della conversione

È salutare contemplare più a fondo il Mistero pasquale, grazie al quale ci è stata donata la misericordia di Dio. L’esperienza della misericordia, infatti, è possibile solo in un “faccia a faccia” col Signore crocifisso e risorto «che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me» (Gal 2,20). Un dialogo cuore a cuore, da amico ad amico. Ecco perché la preghiera è tanto importante nel tempo quaresimale. Prima che essere un dovere, essa esprime l’esigenza di corrispondere all’amore di Dio, che sempre ci precede e ci sostiene. Il cristiano, infatti, prega nella consapevolezza di essere indegnamente amato. La preghiera potrà assumere forme diverse, ma ciò che veramente conta agli occhi di Dio è che essa scavi dentro di noi, arrivando a scalfire la durezza del nostro cuore, per convertirlo sempre più a Lui e alla sua volontà.

In questo tempo favorevole, lasciamoci perciò condurre come Israele nel deserto (cfr Os 2,16), così da poter finalmente ascoltare la voce del nostro Sposo, lasciandola risuonare in noi con maggiore profondità e disponibilità. Quanto più ci lasceremo coinvolgere dalla sua Parola, tanto più riusciremo a sperimentare la sua misericordia gratuita per noi. Non lasciamo perciò passare invano questo tempo di grazia, nella presuntuosa illusione di essere noi i padroni dei tempi e dei modi della nostra conversione a Lui.

3. L’appassionata volontà di Dio di dialogare con i suoi figli

Il fatto che il Signore ci offra ancora una volta un tempo favorevole alla nostra conversione non dobbiamo mai darlo per scontato. Questa nuova opportunità dovrebbe suscitare in noi un senso di riconoscenza e scuoterci dal nostro torpore. Malgrado la presenza, talvolta anche drammatica, del male nella nostra vita, come in quella della Chiesa e del mondo, questo spazio offerto al cambiamento di rotta esprime la tenace volontà di Dio di non interrompere il dialogo di salvezza con noi. In Gesù crocifisso, che «Dio fece peccato in nostro favore» (2Cor 5,21), questa volontà è arrivata al punto di far ricadere sul suo Figlio tutti i nostri peccati, fino a “mettere Dio contro Dio”, come disse Papa Benedetto XVI (cfr Enc. Deus caritas est, 12). Dio infatti ama anche i suoi nemici (cfr Mt 5,43-48).

Il dialogo che Dio vuole stabilire con ogni uomo, mediante il Mistero pasquale del suo Figlio, non è come quello attribuito agli abitanti di Atene, i quali «non avevano passatempo più gradito che parlare o ascoltare le ultime novità» (At 17,21). Questo tipo di chiacchiericcio, dettato da vuota e superficiale curiosità, caratterizza la mondanità di tutti i tempi, e ai nostri giorni può insinuarsi anche in un uso fuorviante dei mezzi di comunicazione.

4. Una ricchezza da condividere, non da accumulare solo per sé

Mettere il Mistero pasquale al centro della vita significa sentire compassione per le piaghe di Cristo crocifisso presenti nelle tante vittime innocenti delle guerre, dei soprusi contro la vita, dal nascituro fino all’anziano, delle molteplici forme di violenza, dei disastri ambientali, dell’iniqua distribuzione dei beni della terra, del traffico di esseri umani in tutte le sue forme e della sete sfrenata di guadagno, che è una forma di idolatria.

Anche oggi è importante richiamare gli uomini e le donne di buona volontà alla condivisione dei propri beni con i più bisognosi attraverso l’elemosina, come forma di partecipazione personale all’edificazione di un mondo più equo. La condivisione nella carità rende l’uomo più umano; l’accumulare rischia di abbrutirlo, chiudendolo nel proprio egoismo. Possiamo e dobbiamo spingerci anche oltre, considerando le dimensioni strutturali dell’economia. Per questo motivo, nella Quaresima del 2020, dal 26 al 28 marzo, ho convocato ad Assisi giovani economisti, imprenditori e change-makers, con l’obiettivo di contribuire a delineare un’economia più giusta e inclusiva di quella attuale. Come ha più volte ripetuto il magistero della Chiesa, la politica è una forma eminente di carità (cfr Pio XI, Discorso alla FUCI, 18 dicembre 1927). Altrettanto lo sarà l’occuparsi dell’economia con questo stesso spirito evangelico, che è lo spirito delle Beatitudini.

Invoco l’intercessione di Maria Santissima sulla prossima Quaresima, affinché accogliamo l’appello a lasciarci riconciliare con Dio, fissiamo lo sguardo del cuore sul Mistero pasquale e ci convertiamo a un dialogo aperto e sincero con Dio. In questo modo potremo diventare ciò che Cristo dice dei suoi discepoli: sale della terra e luce del mondo (cfr Mt 5,13-14).

Francesco

Roma, presso San Giovanni in Laterano, 7 ottobre 2019,
Memoria della Beata Maria Vergine del Rosario

Ecco l’elenco di coloro che, in occasione della XVII Assemblea diocesana di Ac, sono stati eletti membri del Consiglio Diocesano per il triennio 2020-2023.
Ai membri eletti si aggiungono quelli entrati “di diritto” perché rappresentano il MSAC, la FUCI e il MEIC.