di Tony Drazza* 

Carlo Acutis Alexia Gonzalez-Barros, di 15 e 14 anni. Sono due adolescenti che per qualche giorno sono stati sulla bocca di tanti, e meraviglia delle meraviglie, non perché avessero fatto chissà quale “disastro”. Niente di drammatico e niente di “appetibile” per i media. Carlo e Alexia, che sono due adolescenti, sono stati sulla bocca di tanti perché il Papa ha riconosciuto in loro la stoffa della santità. Ma come, potrebbe pensare qualcuno, a quell’età non hanno cominciato a vivere e il Papa li inserisce tra i modelli da seguire nella vita della Chiesa? Come un 15enne può essere un modello? La santità è un percorso che dura tutta la vita. Ti impegna a essere serio e duro con le cose che succedono, devi avere sempre il volto tirato, perché, diciamolo pure, siamo abituati a vedere santi con il volto di adulti e particolarmente seriosi. Come due adolescenti possono entrate in tutte queste categorie di santità “ordinaria”?

È esattamente questo il punto. Non possono entrare in queste categorie di santità “ordinaria”. Carlo e Alexia mai potranno soddisfare i cliché della santità a cui noi siamo abituati. Perché? Provo a rispondere. Anzitutto, la santità non rientra mai nell’ordinarietà delle cose che pensiamo di avere capito. Non possiamo pensare di ingabbiare nei nostri ragionamenti una vita santa, una vita che fin dentro le sue viscere ha a che fare con Dio. Noi possiamo soltanto guardarla con occhi meravigliati. Secondo punto: l’esistenza, riconosciuta verso la strada della santità, di Carlo e Alexia ci insegna che la vita non è solo fatta di esperienze da fare, di anni da vivere, di cose da scoprire. Questa è la mentalità di chi ha scelto di vivere la sua vita come se fosse un’azienda. I due adolescenti, e chi in loro ha riconosciuto i segni di Dio, ci vogliono far capire che la vita è prima di tutto imparare ad amare e imparare a ricevere amore.

Nell’esperienza umana di questi due giovani, ognuno di noi può intravedere un nuovo modo di affrontare la propria vita, di guardare con occhi diversi tutto quello che succede, di scoprire i segni di Dio anche nelle cose che frenano la nostra attività: questo non perché hai anni di esperienza ma solo perché hai riconosciuto che c’è un amore che spesso ci sovrasta. Esiste un amore nella nostra vita che non cerchiamo ma che ci viene a cercare, che si presenta davanti ai nostri occhi e solo gli occhi liberi dei giovani sanno riconoscerlo. La santità mi sembra che sia anche questa grande opportunità: quella di saper riconoscere un amore che ti cerca, che ti riempie e che ti dona la forza di moltiplicarlo in qualsiasi stato di vita.

Carlo e Alexia hanno vissuto una vita intensa perché sono stati capaci di donare questo amore. Non si sono chiusi, non hanno maledetto il giorno della loro nascita, si sono letteralmente lasciati trascinare da questo amore e sono diventati quei piccoli semi che devono morire per portare vita. Carlo e Alexia con la loro giovane vita ci insegnano che la vita di santità non è vivere per aria ma vivere per il cielo; non è far finta di niente ma far in modo che tutto della nostra vita sia indirizzato verso il cielo. Quanto anche gli adulti possono imparare da questi adolescenti; mi spingo anche molto: dagli adolescenti in particolare. Sarebbe il caso qualche volta di smettere di insegnare cose a loro dall’alto della “nostra esperienza” di vita e imparare a volare nel loro mondo; sarebbe interessante, invece di riportarli con i piedi per terra, imparare anche noi a sognare cose altissime.

Quest’anno in ogni angolo della terra ogni giovane sarà “rimesso” al centro per la bellezza della sua vita, per la freschezza dei suoi anni, per i sogni che si porta nel cuore. Il Sinodo avrà il compito bello e interessante di ridare ai giovani la possibilità di esprimersi, di far conoscere i propri sogni, di far sentire agli adulti che ci sono e che hanno un cuore capace di bellezza. Perché poi alla fine la santità è un modo bello per moltiplicare amore e bellezza. Senza paura. Con i piedi per terra e il cuore verso il cielo.

*Assistente ecclesiastico centrale dell’Ac per il Settore Giovani. Articolo pubblicato su Romasette.it, il periodico online della Diocesi di Roma.

di Gabriele Gorla

Recensione de “L’ALFABETO DELLA PREGHIERA E’ QUELLO DELL’AMORE” di Gualtiero Sigismondi

Questo piccolo volume, edito dalla casa editrice AVE, non vuole insegnare a pregare ma a ricercare nella propria intimità lo sguardo di Dio.  Vedendolo può riportare alla memoria quel celebre novum lepidum libellum (Cat, Carm I) di cui Catullo fece omaggio al suo amico Orazio: novum perché è fresco di stampa, lepidum per la bellezza e la delicatezza nella trattazione, libellum per le esigue dimensioni che non compromettono affatto il fine. Gli aspetti messi in risalto sono cinque e sono stati definiti dal presule folignate attraverso una perifrasi composta da un sostantivo che indica la modalità dell’azione e da un complemento di specificazione che indica l’atto d’uomo.

Attraverso il parallelismo con l’esperienza dell’amore, l’autore riesce a trasmettere l’intensità del pregare, non come atto momentaneo ma come dialogo affettivo continuo. Così come nell’amare, anche nella preghiera personale è fondamentale incontrare lo sguardo dell’Altro facendo silenzio. Infatti egli parla della preghiera come di un cantus firmus sul quale si impostano tutte le voci: così, attraverso un climax ascendente, il rapporto con Dio è paragonabile all’amore, dallo sguardo iniziale fino all’apice, nel bacio. Proprio nell’apice della passione, nell’innamoramento, e della fede, nella preghiera, si arriva ad un punto in comune: l’adorazione, intesa nel senso etimologico del termine ad-oratio, verso la parola, la bocca (in latino os, oris). Per arrivare all’adorazione bisogna saper pregare col cuore, bisogna saper dialogare con le lacrime per poi passare alla corporeità dell’abbraccio, che ci avvicina alla persona amata, a Dio. Il saper abbracciare è fondamentale perché la nostra religione comprende momenti di preghiera personale ma altresì di preghiera comunitaria, liturgica che sono il riflettersi benigno dell’incontro particolare di Dio con ognuno.

Il sapore che ci lascia in bocca questo libro è la consapevolezza di pregare veramente, in due parole: osiamo pregare!

Quest'anno l'AC diocesana ha pensato di offrire ai responsabili e ai rappresentanti dei consigli parrocchiali la possibilità di ritrovarsi un paio di giorni per un significativo momento di incontro e di confronto sul cammino della nostra associazione.
E' stata una bella occasione innanzitutto per rinsaldare relazioni, perché è proprio in questi momenti che ti accorgi di quanto siano importanti in AC le buone relazioni: ti ritrovi con persone con cui collabori da anni, con qualche volto nuovo, che ha anche molti anni più o meno di te, ma con cui riesci subito ad entrare in sintonia mettendo in comune esperienze ed episodi di vita vissuta. Il fatto di condividere l'esperienza di fede in un'associazione che riunisce laici che si impegnano a vivere il loro impegno cristiano, ti aiuta ad entrare già in sintonia.
I momenti di riflessione sui discorsi di Paolo VI con la visita di sabato alla sua casa natia a Concesio ed al vicino museo di arte contemporanea del centro studi a lui dedicato, ci hanno permesso di riconoscere la grande apertura profetica di questo Papa, prossimo Santo.
Nei suoi discorsi richiama l'associazione alla cura della vita del laico " a riproporre, con fiducia, coraggio ed originalità, l'importanza primaria della preghiera, della lotta quotidiana per la fedeltà al Battesimo...della testimonianza di vita, privata e pubblica, nel cuore delle diverse e spesso tanto difficili situazioni esistenziali".
Ma richiama anche al dialogo e al confronto con le culture "...nel senso di una maggiore autonomia nell'esercizio delle responsabilità di un laicato maturo."
Da qui siamo partiti per verificare il lavoro fatto e cercare di progettare il futuro cammino dell'attività diocesana e parrocchiale mettendo sempre al centro, come ci hanno aiutato a capire anche i nostri amici di Brescia che sono venuti a raccontarci la loro proposta, l'attenzione per la vita dei fratelli, delle nostre comunità cristiane e civili con i loro bisogni e le loro ricchezze.
Tanta strada ancora da fare ma anche tanta voglia di mettersi in discussione. Grazie allora all'AC perché, purtroppo, non sono molte le possibilità di vivere esperienze di questo tipo e ritagliarsi anche solo una o due giornate. Questo permette di rimotivare scelte e ritrovare un po' di energia e ottimismo da riportare nelle nostre case e nelle nostre parrocchie.

Cristina ed Ada

Al termine di questo anno associativo, che ci ha visti partecipare ai diversi momenti parrocchiali, vicariali e diocesani, chiediamo la disponibilità di dedicare un weekend alla formazione per alimentare il mandato ricevuto e sostenere una progettazione condivisa, sia per il centro diocesano sia per i vicariati e le parrocchie. Abbiamo pensato ad un tempo più disteso da vivere insieme come responsabili, ci piacerebbe che ciascuna associazione territoriale possa partecipare, il primo invitato è il presidente, poi ciascun membro del consiglio e ogni aderente che abbia desiderio di condividere la passione associativa.

Il modulo formativo si svolgerà nelle giornate di venerdì 15, sabato 16 e domenica 17 giugno, a partire dalla cena di venerdì per concludersi con il pranzo di domenica. Saremo a Calino, presso il Centro di Spiritualità Oreb.

Qui trovate il volantino con le informazioni dettagliate.

 
 

* di Raffaella Rozzi

La scelta del titolo delle esperienze della proposta estiva dell'Ac diocesana non si esaurisce in se stessa, non vuole solo mettere a tema il discernimento ma intende dare una direzione, attivare un processo, iniziare un percorso.
Indicare nel titolo un verbo dice che l'estate sarà parola importante, centrale, come lo è un verbo nell'economia di una frase, in particolare ne è la struttura portante, anche la forma all'infinito, ovvero senza un soggetto preciso, interpella ciascuno, ognuno è invitato a farsi coinvolgere nella dinamica esplicitata dal verbo.
Veniamo a "discernere": perché discernere in un tempo come quello estivo che nell'immaginario collettivo narra divertimento, distensione, riposo, vacanza ovvero quel vuoto di lavoro e di ordinarietà che chiede di essere riempito da qualcosa di straordinario da nutrire e consolare nel tempo dell'ordinario, uno straordinario che ricarica le batterie che dovranno sostenere l'ordinario. I tempi e gli spazi sono dilatati, la fretta rimane a casa, non si vuole correre anche in vacanza, essere assillati dalle cose da fare, ma si vuole vivere quel momento in pienezza. Tempi che rispettano la vita della persona, anche questo dice discernere.
Discernere chiede di cambiare il punto di vista, di guardare alla realtà con un altro sguardo, di allontanarsi dal tempo vissuto ed osservarlo dall'esterno, da una certa distanza, non eccessiva ma adeguata a distinguere ancora i particolari e ricordare quei dettagli che permettono una fedele ricostruzione dell'anno trascorso. È quel processo che opera la nostra mente nell'organizzare i ricordi e i pensieri, li sposta dalla memoria a breve termine e li deposita in quella a lungo termine, in quel bagaglio che costituisce la vita di ciascuno.
Il tempo estivo chiede a ognuno di fare questa operazione per la propria vita, il tempo estivo è una tappa di tale processo, magari quella decisiva per le scelte del futuro, se penso agli studenti dell'ultimo anno di liceo che si apprestano a scegliere la facoltà che sarà la scelta non solo professionale della loro vita ... Al termine degli esami, si arriva al dunque, occorre scegliere, sapendo che la scelta comporta una non scelta, prendere questo, significa lasciare quello e tutto ciò che ne deriva. Sicuramente ne hanno parlato con gli amici, con i genitori, con gli insegnanti, con il catechista, con il prete, con l'allenatore, con un amico in particolare, per condividere la fatica di scegliere ma soprattutto per esprimere sottovoce un sogno, una meta, più o meno consapevoli che, tra dire e fare, c'è sognare. Condividere questo percorso che porta alla scelta è trascorrere serate insieme, alzare gli occhi al cielo per guardare le stelle, fare insieme i mestieri di casa, mettersi in cucina a preparare il piatto preferito, sedersi sulle panche di una chiesa, ascoltare, pregare, toccare il cielo con un dito, cadere a terra, percorrere un erto sentiero di montagna, conquistare una vetta, distendersi su uno scoglio, lasciarsi bruciare dal sole, mettersi la crema protettiva, giocare con i più piccoli, leggere, parlare, scrivere, fare silenzio, urlare, cercare, trovare, perdersi e ritrovarsi.
Tutto ciò è chiesto e donato all'associazione, ad ogni aderente ma soprattutto insieme come momento di discernimento condiviso, la proposta estiva vuole essere un tempo e uno spazio in cui ritrovarsi, fermarsi, confrontarsi, sempre con lo sguardo al passato che ci sostiene e al futuro che sta davanti, abitare questo tempo e questo spazio con la consapevolezza che coloro con cui siamo sono forieri di idee e di vite più grandi della mia. Nella vita associativa discernere è un cammino condiviso, in cui ciascuno è prezioso, ma sempre insieme perché il tutto è superiore alla parte, ogni particolare dice una vita ma il tutto è narrato dalla vita associativa.
"In cammino" perché le diverse esperienze sono contraddistinte dal mettersi in viaggio, ed alcune in particolare hanno il cammino dei pellegrini come tratto specifico, penso ai giovani e alle famiglie.
Perciò proponiamo esperienze specifiche per i diversi settori e un momento unitario.
I ragazzi e le famiglie saranno ospiti di due case alpine, rispettivamente "Maria Nivis" a Torgnon e "Petit Rosier" a Champorcher, gestite dalla cooperativa Coompany, legata all'Ac di Alessandria, qui troveranno l'accoglienza di chi ha dato tutto e ricevuto molto di più; Dario, Francesca, Manuela e fra Beppe offrono una seconda possibilità a coloro che la società ha messo da parte e che qui riprendono in mano la vita. I campi quindi ricevono un valore aggiunto dall'esperienza: certamente attività, confronto, formazione, preghiera, gioco, passeggiate saranno gli ingredienti fondamentali, sia per i ragazzi che per le famiglie, con i figli in età prescolare o ai primi anni della scuola primaria. Al campo "famiglie" è benvenuta ciascuna famiglia che desideri vivere una bella esperienza che faccia bene alle relazioni e alla vita stessa.
La proposta per giovanissimi e giovani è quella del pellegrinaggio diocesano "Camminando", partendo da Lodi, attraverso Gubbio e Assisi, per raggiungere Roma con il vescovo Maurizio ed incontrare papa Francesco.
Alcune famiglie hanno accolto l'invito a partecipare all'incontro mondiale delle famiglie a Dublino: le diverse città che hanno accolto le famiglie, nel corso degli anni, narrano i diversi cammini che si intersecano per arrivare insieme alla meta, un'esperienza di gioia per il mondo.
Da ultimo perché sia il tutto che dona senso alle parti, un fine settimana formativo per tutti, giovani e adulti, a giugno in cui spostarci a Calino, al centro di spiritualità Oreb, abbastanza isolato dalla città ma sufficientemente vicino a Lodi per essere raggiunto in un'ora di viaggio. Saranno guida le parole e le opere di Paolo VI, mediante i discorsi all'Ac e le opere d'arte conservate presso l'omonima collezione a Concesio. Saranno spunti attorno ai temi costitutivi della vita associativa, con un metodo che ci farà sperimentare una modalità per discernere insieme. Incontrare realtà associative vicine quali l'Ac di Brescia permetterà di avere uno sguardo sulla realtà, superiore all'idea, mentre il consiglio diocesano aperto vuole essere un momento condiviso per discernere l'essenziale della nostra vocazione originaria ai fini di quella "conversione missionaria", invocata da Papa Francesco.