* di Mons. Paolo Braida, Capo Ufficio della Segreteria di Stato Vaticana

Cari amici di “Dialogo”, vi scrivo dall’ufficio in Vaticano, dove mi trovo da 29 anni a lavorare per il Papa, prima San Giovanni Paolo II, poi Benedetto XVI e adesso Francesco. Da quando

ho lasciato Lodi ho sempre ricevuto l’inserto dell’Ac nel “Cittadino”. Grazie! Adesso vi dico qualcosa sull’Enciclica Fratelli tutti. Partiamo dalla fine. Il Papa ha voluto firmar- la sulla tomba di San Francesco, per eviden- ziarne l’ispirazione francescana. In effetti, Fratelli tutti forma un dittico con Laudato si’, datata 24 maggio 2015. Poiché l’Enciclica è il documento più alto del magistero ponti- ficio, possiamo ben dire che – ad oggi – queste due Encicliche sono i due pilastri della “scuola” di Papa Francesco: LS «sulla cura della casa comune», e FT «sulla fraternità e l’amicizia sociale». Così la scelta di chiamarsi Francesco ha trovato espressione coerente anche a questo livello magisteria le.

E ora saltiamo all’inizio. Ai primi di luglio scorso, il Papa ci ha dato il testo della nuova Enciclica perché la traducessimo nelle varie lingue. Lo ha dato in spagnolo, anzi, come dice lui, “in spagnolo latinoamericano”. Questo della lingua non è un elemento acci- dentale, un involucro; fa parte del messag- gio: porta con sé la cultura e la civiltà di cui questo Papa – come ogni Papa e ogni auto- re – è figlio e interprete, e che come un grande fiume va ad arricchire l’oceano della Chiesa universale.

Quando ha consegnato il testo, il Papa ha spiegato che in questa Enciclica ha voluto raccogliere e organizzare tanti suoi inter- venti sul tema della fraternità (cfr FT, 5). Ha impostato il lavoro, poi ha chiesto il contributo di alcuni esperti, e infine ha riveduto e completato l’insieme. Lo ha fatto tenendo ben chiaro un criterio fondamentale: la fra- ternità di cui parla l’Enciclica è quella del Vangelo, e come tale non può essere né il vincolo tra i membri di una setta più o meno segreta, né una vaga e generica affinità tra gli esseri umani. È quella che lega tutti i figli e le figlie del Padre celeste, al di là di ogni separazione di nazionalità, cultura, condi- zione sociale e religione. Gesù Cristo l’ha rivelata in pienezza e l’ha redenta sulla Croce. Ma Fratelli tutti non si propone di riassu- mere la dottrina sull’amore fraterno; si sofferma piuttosto sulla sua dimensione universale, sulla sua apertura a tutti (cfr FT, 6). Fratelli tutti è un’Enciclica sociale, viene ad arricchire la dottrina sociale della Chiesa. Propone il perenne messaggio evangelico della fraternità al mondo di oggi, nell’orizzonte del Concilio Vaticano II e del magistero pontificio successivo, senza paura di attraversare terreni insidiosi, come quelli della

politica e dell’economia. Ma perché Papa Francesco ha voluto “correre il rischio” di affrontare questa tematica addirittura con un’Enciclica? Lo ha fatto per lo stesso moti- vo per cui ha scritto la Laudato si’, cioè la consapevolezza che la fraternità, come e insieme all’ecologia integrale, è la sola via che può assicurare all’umanità un futuro di sviluppo e di pace. Una consapevolezza rafforzata dalla riflessione sulla pandemia in corso.

Nel I capitolo il Papa mostra «le ombre di un mondo chiuso»: la cultura dello scarto; una globalizzazione senza solidarietà; il disprezzo della dignità dell’altro diverso o immigrato; una comunicazione ingannevole e aggressiva; la colonizzazione economica e ideologica. Nel III capitolo chiama a «pensare e generare un mondo aperto», basato sul- l’amore che accoglie, include, promuove. In mezzo, nel II capitolo, pone la parabola del buon Samaritano, cioè la scelta responsabi- le e scomoda della fraternità che spinge a farsi prossimo al fratello bisognoso, superando l’estraneità e il pregiudizio. I cinque capitoli successivi mostrano come la frater- nità può orientare l’impegno in alcuni grandi ambiti: le migrazioni e la globalizzazione (IV); la politica (V); il dialogo sociale e la cultura (VI); la pace e il superamento dei conflitti (VII); le religioni (VIII). Al termine, due pre- ghiere: una per tutti i credenti, l’altra per i cristiani, a sigillare la tenace volontà di dialogo e il radicamento in Gesù Cristo, presente «in ogni essere umano», «crocifisso nelle angosce degli abbandonati» e «risorto in ogni fratello che si rialza in piedi».

* di Maria Teresa Malvicini

Il tempo complesso che stiamo vivendo non accenna a diminuire la sua carica di “sfida”, di “domanda”, di fatica e di sacrificio. Qualche mese fa, alla ripresa di molte attività consuete, sembrava di poter quanto meno gestire la situazione difficile dovuta a una pandemia che non ha mai veramente abbandonato la sua morsa… Tra alti e bassi invece, tra regole e tentativi, tra norme e disposizioni ci troviamo a fare di nuovo i conti con il virus invisibile, eppure così pervasivo, che condiziona in modo prepotente la vita di tutti noi.

Si avverte nell’aria un miscuglio di sentimenti e di emozioni, che vanno dall’incertezza, alla paura, all’indignazione, per poi volgersi, come è giusto e umano che sia, alla speranza che tutto passi in fretta e che torni la libertà di un certo movimento, di uno spazio di azione per le nostre vite così condizionate dal pericolo del contagio.

Stiamo vivendo un tempo sospeso eppure reale, forse perché ancora mancano i contorni finiti di un quadro che si sta ancora disegnando e di cui non riusciamo a vedere l’immagine completa. Ho l’impressione che questo possa, anzi debba, essere vissuto come un tempo da capire, comprendere nel profondo, indagare con senso di discernimento, abitare nella sua complessità. Non ci sono molte alternative mi pare; ci siamo dentro e occorre attraversarlo attingendo alle nostre migliori risorse. Potremmo imparare qualcosa di vero su noi stessi, sugli altri, sulla vita; sul senso che le diamo e sulle cose a cui diamo veramente importanza.

Scostando l’idea di poter vincere questa partita in solitaria, proviamo ad attrezzarci con qualche disposizione d’animo che  possa ispirare e alimentare il nostro modo di essere, di pensare e di agire.

In un messaggio dei Vescovi lombardi ai fedeli delle diocesi di Lombardia, dello scorso mese di Settembre, vengono indicate alcune dimensioni che potrebbero aiutarci a vivere questo tempo con uno sguardo vigile e profetico.

La preghiera, il pensiero, la speranza, il prendersi cura... sono vere e proprie “scintille” da accendere come fari per trasformare un tempo difficile in un tempo di grazia.

Dobbiamo ancora imparare a pregare, ricordano i Vescovi lombardi. Forse l’invito è quello di imparare a pregare in un modo diverso, meno esteriore e più interiore, meno formale e più essenziale. Dobbiamo alimentare il centro da cui scaturisce quel dialogo spirituale che si fa condivisione, prossimità, testimonianza. Dobbiamo ritrovare nella Domenica e nella partecipazione all’Eucarestia il fulcro della nostra fede e, nel contempo, imparare modi e luoghi nuovi dove pregare insieme, personalmente o in famiglia.

Dobbiamo imparare a pensare, continua il messaggio. Significa farci custodi e portatori di un pensiero sapiente, che va oltre la semplice informazione. Un pensiero che si nutre della riflessione critica, del dialogo competente, del patrimonio culturale di cui siamo eredi, dell’ascolto docile e meditativo della Parola.  Siamo alla ricerca non solo di fatti e di notizie, ma di significati e di senso.

Dobbiamo imparare a sperare, ancora ci invitano i Vescovi lombardi. Dobbiamo imparare a rendere ragione della speranza cristiana che è in noi. Soprattutto adesso che viviamo a stretto contatto con la malattia, la fatica, la morte, realtà con cui fatichiamo a riconciliarci. La precarietà del tempo e della vita è una condizione che difficilmente accettiamo; eppure la speranza cristiana non si limita all’aspettativa di tempi migliori, ma si fonda sulla promessa della salvezza che si compie nella comunione eterna e felice con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

Abbiamo scelto di abitare questo tempo, fedeli a Dio e all'uomo, determinati a tessere reti di fraternità, custodi gli uni degli altri e, insieme, custodi del mondo che ci è stato affidato. La proposta associativa di questo inizio di triennio ha una veste nuova: innanzitutto raccoglie alcuni passi di discernimento compiuti dai gruppi del Consiglio Diocesano che hanno lavorato durante l'estate, offre i percorsi formativi dei settori e gli appuntamenti di spiritualità, tutto proposto sia in singole schede, scaricabili e stampabili, sia in un ebook sfogliabile on line, con i link ai diversi materiali.
Abbiamo scelto di cambiare forma alla traccia perché possa diventare uno strumento aperto, in continuo divenire, adatto alle diverse realtà associative, con i linguaggi contemporanei, in dialogo con il mondo e la Chiesa in cui viviamo.
Chiediamo a ciascuna associazione territoriale di avviare un percorso di discernimento comunitario così da scegliere insieme per il bene della comunità e del territorio che abita.
Camminiamo nella Chiesa Laudense verso il XIV Sinodo diocesano: come ciascuna associazione territoriale così la presidenza e il Consiglio diocesano sono chiamati a partecipare attivamente alla lettura sapienziale dei tre ambiti “territorio, persone, cose”, illuminati dalla Parola, partendo dalla vita vissuta, negli scorsi mesi e nel tempo presente.
Insieme, come sentinelle del mattino, cerchiamo di cogliere quei segnali, quelle richieste, quei silenzi che ci chiedono di uscire, sospinti dal soffio dello Spirito, a vele spiegate, con coraggio e fiducia, pronti a servire e dare la vita.

La presidenza diocesana

 

Percorso spirituale

Percorsi per abitare il Mondo, la Chiesa e l'Associazione:

vita associativa con i giovani protagonisti

alleanze per sostenere le fragilità  

Ecologia integrale

Percorsi formativi diocesi: Adulti - Giovani - ACR

Comunicazione

Adesione

 

* di Raffaella Rozzi

Apprendo proprio ora, nello scorrere le pagine culturali di Avvenire, della possibilità di un tour in streaming alla casa di Leopardi, un'iniziativa per permettere alle classi di effettuare la mitica gita scolastica a distanza ma immergendosi in un ambiente che è diverso dalla nostra aula o dal nostro schermo, per entrare in un altro luogo e in un altro tempo.  Ne abbiamo appena parlato con le colleghe e tutte siamo concordi nel proporre ai nostri studenti esperienze di bellezza attraverso le quali vivere il presente, consapevoli del passato e protesi verso il futuro. Una modalità nuova che ci permette di scoprire qualcosa di antico.  Certamente si tratta di un'esperienza diversa da quella che avremmo fatto in presenza ma rimarrà a ciascuno il desiderio di conoscere quelle stanze e quei libri che Giacomo, quasi loro coetaneo, ha abitato. Non solo la scuola ma anche le associazioni sono chiamate a inventare modalità nuove per trasformare in presente qualcosa che appartiene al passato e che oggi ci appare come un dono che noi spesso chiamiamo, appunto, presente.

Siamo chiamati ad abitare il presente come un giorno sempre nuovo, un regalo che non ci aspettavamo, un bene imprevisto, che trascende le aspettative, che ci permette di rimanere fedeli all’essenziale. 

Ecco perché l’Azione Cattolica diventa ciò che è, come invitava Pindaro nella celebre seconda Ode Pitica, avendolo appreso: negli scorsi mesi abbiamo vissuto la distanza fisica e la vicinanza spirituale, lo sconforto e la speranza, il lutto e la consolazione, abbiamo condiviso l’ascolto della Parola, la preghiera della Chiesa, l’anelito di salvezza del mondo, abbiamo conservato quella nostalgia di Dio che guida i nostri passi. Tutto ciò insieme, con il passo dei pellegrini, con il passo lento della guida alpina, che conosce la meta, il sentiero e prende il passo di chi è ultimo, affinché sia primo. 

La necessità di nutrire la mente e il cuore è parte del nutrimento della vita, non basta il pane, seppur indispensabile, serve uno sguardo di sapienza per abitare questo tempo, facendo memoria grata del passato. Quindi tutti, settori, associazioni territoriali, responsabili, assistenti, si sono messi in movimento per raggiungere tutti e rispondere alla domanda di pensiero, preghiera e cura delle relazioni. Rimangono gli appuntamenti di spiritualità e formazione che sono la struttura portante dell’esperienza associativa di ogni aderente, semplicemente passeranno attraverso uno strumento diverso. Qualcosa abbiamo sperimentato negli scorsi mesi, qualcos’altro realizzeremo nei prossimi. Sicuramente l’ambiente digitale sarà abitato dall’Azione Cattolica con modalità differenti: i giovani e l’ACR prediligono i social, quali Instagram e Telegram, gli adulti Facebook, You Tube e il sito, gli adultissimi Dialogo e tutto ciò che recapiteremo alle rispettive caselle della posta ordinaria. Questi sono solo esempi per invitare ciascuno a prendersi cura di chi sappiamo solo, di chi non vediamo da tempo, di chi vediamo ma non guardiamo, di chi chiede e di chi rimane in silenzio: diventiamo sentinelle del mattino per ascoltare il silenzio e scorgere quelle flebili voci che ci interpellano.

Il Verbo si è fatto carne.

Abbassarsi per accogliere lo stupore e l'incarnazione della meraviglia del cielo.

"L'Avvento è rimanere d'incanto pieni di stupore daventi alla meraviglia del Bambino Gesù, "immenso nella natura divina, piccolo nella natura di servo". (Agostino, Sermo, 187,1)