* di Maria Teresa Malvicini

Il tempo complesso che stiamo vivendo non accenna a diminuire la sua carica di “sfida”, di “domanda”, di fatica e di sacrificio. Qualche mese fa, alla ripresa di molte attività consuete, sembrava di poter quanto meno gestire la situazione difficile dovuta a una pandemia che non ha mai veramente abbandonato la sua morsa… Tra alti e bassi invece, tra regole e tentativi, tra norme e disposizioni ci troviamo a fare di nuovo i conti con il virus invisibile, eppure così pervasivo, che condiziona in modo prepotente la vita di tutti noi.

Si avverte nell’aria un miscuglio di sentimenti e di emozioni, che vanno dall’incertezza, alla paura, all’indignazione, per poi volgersi, come è giusto e umano che sia, alla speranza che tutto passi in fretta e che torni la libertà di un certo movimento, di uno spazio di azione per le nostre vite così condizionate dal pericolo del contagio.

Stiamo vivendo un tempo sospeso eppure reale, forse perché ancora mancano i contorni finiti di un quadro che si sta ancora disegnando e di cui non riusciamo a vedere l’immagine completa. Ho l’impressione che questo possa, anzi debba, essere vissuto come un tempo da capire, comprendere nel profondo, indagare con senso di discernimento, abitare nella sua complessità. Non ci sono molte alternative mi pare; ci siamo dentro e occorre attraversarlo attingendo alle nostre migliori risorse. Potremmo imparare qualcosa di vero su noi stessi, sugli altri, sulla vita; sul senso che le diamo e sulle cose a cui diamo veramente importanza.

Scostando l’idea di poter vincere questa partita in solitaria, proviamo ad attrezzarci con qualche disposizione d’animo che  possa ispirare e alimentare il nostro modo di essere, di pensare e di agire.

In un messaggio dei Vescovi lombardi ai fedeli delle diocesi di Lombardia, dello scorso mese di Settembre, vengono indicate alcune dimensioni che potrebbero aiutarci a vivere questo tempo con uno sguardo vigile e profetico.

La preghiera, il pensiero, la speranza, il prendersi cura... sono vere e proprie “scintille” da accendere come fari per trasformare un tempo difficile in un tempo di grazia.

Dobbiamo ancora imparare a pregare, ricordano i Vescovi lombardi. Forse l’invito è quello di imparare a pregare in un modo diverso, meno esteriore e più interiore, meno formale e più essenziale. Dobbiamo alimentare il centro da cui scaturisce quel dialogo spirituale che si fa condivisione, prossimità, testimonianza. Dobbiamo ritrovare nella Domenica e nella partecipazione all’Eucarestia il fulcro della nostra fede e, nel contempo, imparare modi e luoghi nuovi dove pregare insieme, personalmente o in famiglia.

Dobbiamo imparare a pensare, continua il messaggio. Significa farci custodi e portatori di un pensiero sapiente, che va oltre la semplice informazione. Un pensiero che si nutre della riflessione critica, del dialogo competente, del patrimonio culturale di cui siamo eredi, dell’ascolto docile e meditativo della Parola.  Siamo alla ricerca non solo di fatti e di notizie, ma di significati e di senso.

Dobbiamo imparare a sperare, ancora ci invitano i Vescovi lombardi. Dobbiamo imparare a rendere ragione della speranza cristiana che è in noi. Soprattutto adesso che viviamo a stretto contatto con la malattia, la fatica, la morte, realtà con cui fatichiamo a riconciliarci. La precarietà del tempo e della vita è una condizione che difficilmente accettiamo; eppure la speranza cristiana non si limita all’aspettativa di tempi migliori, ma si fonda sulla promessa della salvezza che si compie nella comunione eterna e felice con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

Abbiamo scelto di abitare questo tempo, fedeli a Dio e all'uomo, determinati a tessere reti di fraternità, custodi gli uni degli altri e, insieme, custodi del mondo che ci è stato affidato. La proposta associativa di questo inizio di triennio ha una veste nuova: innanzitutto raccoglie alcuni passi di discernimento compiuti dai gruppi del Consiglio Diocesano che hanno lavorato durante l'estate, offre i percorsi formativi dei settori e gli appuntamenti di spiritualità, tutto proposto sia in singole schede, scaricabili e stampabili, sia in un ebook sfogliabile on line, con i link ai diversi materiali.
Abbiamo scelto di cambiare forma alla traccia perché possa diventare uno strumento aperto, in continuo divenire, adatto alle diverse realtà associative, con i linguaggi contemporanei, in dialogo con il mondo e la Chiesa in cui viviamo.
Chiediamo a ciascuna associazione territoriale di avviare un percorso di discernimento comunitario così da scegliere insieme per il bene della comunità e del territorio che abita.
Camminiamo nella Chiesa Laudense verso il XIV Sinodo diocesano: come ciascuna associazione territoriale così la presidenza e il Consiglio diocesano sono chiamati a partecipare attivamente alla lettura sapienziale dei tre ambiti “territorio, persone, cose”, illuminati dalla Parola, partendo dalla vita vissuta, negli scorsi mesi e nel tempo presente.
Insieme, come sentinelle del mattino, cerchiamo di cogliere quei segnali, quelle richieste, quei silenzi che ci chiedono di uscire, sospinti dal soffio dello Spirito, a vele spiegate, con coraggio e fiducia, pronti a servire e dare la vita.

La presidenza diocesana

 

Percorso spirituale

Percorsi per abitare il Mondo, la Chiesa e l'Associazione:

vita associativa con i giovani protagonisti

alleanze per sostenere le fragilità  

Ecologia integrale

Percorsi formativi diocesi: Adulti - Giovani - ACR

Comunicazione

Adesione

 

* di Raffaella Rozzi

Apprendo proprio ora, nello scorrere le pagine culturali di Avvenire, della possibilità di un tour in streaming alla casa di Leopardi, un'iniziativa per permettere alle classi di effettuare la mitica gita scolastica a distanza ma immergendosi in un ambiente che è diverso dalla nostra aula o dal nostro schermo, per entrare in un altro luogo e in un altro tempo.  Ne abbiamo appena parlato con le colleghe e tutte siamo concordi nel proporre ai nostri studenti esperienze di bellezza attraverso le quali vivere il presente, consapevoli del passato e protesi verso il futuro. Una modalità nuova che ci permette di scoprire qualcosa di antico.  Certamente si tratta di un'esperienza diversa da quella che avremmo fatto in presenza ma rimarrà a ciascuno il desiderio di conoscere quelle stanze e quei libri che Giacomo, quasi loro coetaneo, ha abitato. Non solo la scuola ma anche le associazioni sono chiamate a inventare modalità nuove per trasformare in presente qualcosa che appartiene al passato e che oggi ci appare come un dono che noi spesso chiamiamo, appunto, presente.

Siamo chiamati ad abitare il presente come un giorno sempre nuovo, un regalo che non ci aspettavamo, un bene imprevisto, che trascende le aspettative, che ci permette di rimanere fedeli all’essenziale. 

Ecco perché l’Azione Cattolica diventa ciò che è, come invitava Pindaro nella celebre seconda Ode Pitica, avendolo appreso: negli scorsi mesi abbiamo vissuto la distanza fisica e la vicinanza spirituale, lo sconforto e la speranza, il lutto e la consolazione, abbiamo condiviso l’ascolto della Parola, la preghiera della Chiesa, l’anelito di salvezza del mondo, abbiamo conservato quella nostalgia di Dio che guida i nostri passi. Tutto ciò insieme, con il passo dei pellegrini, con il passo lento della guida alpina, che conosce la meta, il sentiero e prende il passo di chi è ultimo, affinché sia primo. 

La necessità di nutrire la mente e il cuore è parte del nutrimento della vita, non basta il pane, seppur indispensabile, serve uno sguardo di sapienza per abitare questo tempo, facendo memoria grata del passato. Quindi tutti, settori, associazioni territoriali, responsabili, assistenti, si sono messi in movimento per raggiungere tutti e rispondere alla domanda di pensiero, preghiera e cura delle relazioni. Rimangono gli appuntamenti di spiritualità e formazione che sono la struttura portante dell’esperienza associativa di ogni aderente, semplicemente passeranno attraverso uno strumento diverso. Qualcosa abbiamo sperimentato negli scorsi mesi, qualcos’altro realizzeremo nei prossimi. Sicuramente l’ambiente digitale sarà abitato dall’Azione Cattolica con modalità differenti: i giovani e l’ACR prediligono i social, quali Instagram e Telegram, gli adulti Facebook, You Tube e il sito, gli adultissimi Dialogo e tutto ciò che recapiteremo alle rispettive caselle della posta ordinaria. Questi sono solo esempi per invitare ciascuno a prendersi cura di chi sappiamo solo, di chi non vediamo da tempo, di chi vediamo ma non guardiamo, di chi chiede e di chi rimane in silenzio: diventiamo sentinelle del mattino per ascoltare il silenzio e scorgere quelle flebili voci che ci interpellano.

Il Verbo si è fatto carne.

Abbassarsi per accogliere lo stupore e l'incarnazione della meraviglia del cielo.

"L'Avvento è rimanere d'incanto pieni di stupore daventi alla meraviglia del Bambino Gesù, "immenso nella natura divina, piccolo nella natura di servo". (Agostino, Sermo, 187,1)

* di Valerio Migliorini

“Giugno 2020, in bici con un amico. Lodi, Ossago, Brembio. Si alza il vento, candidi cirri si rincorrono nelle praterie del cielo. Mairago. In pochi muniti nuvole minacciose oscurano l’orizzonte. L’aria odora di temporale. Aumentano le pedalate, il respiro si fa affannoso. Caviaga, ora Lodi è più vicina. Alle porte della città, in un prato lungo la strada e sotto un cielo ormai nero, una cicogna sta ritta sul tronco altissimo e amputato di un albero secco. Guarda lontano. Noi fuggiamo al riparo, lei sta là impavida in vedetta, a guardia del nido vicino, della compagna e dei piccoli.
La cicogna osserva il cielo, annusa l’aria, valuta il pericolo, si prende cura della sua ‘casa’.

E noi uomini? Il lodigiano è una terra generosa, ricca di acqua, di rogge, di prati, di boschi e di colori. Ricca di storia e di storie. Una terra che i monaci hanno bonificato qualche secolo fa e che negli anni del boom economico i nostri politici, amministratori e tutta la nostra gente hanno voluto mantenere a vocazione agricola. Una terra che per secoli ci ha dato lavoro e cibo. La percorro spesso in bicicletta e scopro posti inesplorati di straordinaria bellezza, scorci di fiume, anse e mortizze ancora popolate da gallinelle e anatre selvatiche.

Una terra che, nonostante ciò, ha il triste primato dell’inquinamento e dei tumori. E forse non è un caso che la pandemia da Covid abbia iniziato la sua corsa nel mondo occidentale proprio dai nostri paesi e dalle nostre città in cui negli ultimi decenni il cemento ha iniziato a sostituire prati e boschi.
Nella “Laudato si” Papa Francesco si schiera apertamente per la scelta ecologica e contro il consumismo in tutte le sue forme: “La vocazione di essere custodi del creato è parte essenziale di un’esistenza virtuosa e non costituisce un aspetto secondario dell’esperienza cristiana. Implica gratitudine e il riconoscimento del mondo come dono. Implica l’amorevole consapevolezza di non essere separati dalle altre creature, ma di formare con tutti gli esseri viventi  una stupenda comunione universale. Una fraternità universale, che include tutto il creato, nella difesa dei deboli e dei poveri, della vita dal suo sorgere al suo tramonto. Un’ecologia integrale fatta di gesti quotidiani nei quali salvaguardare il mondo e spezzare la logica della violenza, dello sfruttamento e dell’egoismo”.

Si impongono, quindi, anche per noi lodigiani, politiche di ecosostenibilità che tengano conto, non dimentichiamocelo, non solo della dimensione ambientale ma anche di quella sociale ed economica. Da questo punto di vista la nostra città e il nostro territorio non hanno brillato negli ultimi anni: scelte ambientali, urbanistiche ed edilizie azzardate, politiche economiche e sociali non sempre rispettose della dignità delle persone. E anche i nuovi progetti urbanistici che stanno venendo avanti sono assai discutibili. Se la terra di Lodi deve essere la ‘casa comune’ che lasciamo ai nostri figli, dobbiamo ripensarla in termini di qualità di vita, spazi di relazione e sostenibilità. Con prudenza, lungimiranza e carità.

Come la cicogna che dall’alto guarda, studia, valuta e si prende cura dei suoi simili.