Giovedì 6 Settembre ricorre la data di nascita di S.E. Mons. Bassano Staffieri, assistente diocesano dell'Azione Cattolica dal 1973 al 1976: per questo motivo prima dell'inizio del Consiglio diocesano, che si terrà la sera stessa, verrà celebrata una Santa Messa in suffragio. 
La Celebrazione Eucaristica verrà celebrata alle ore 20:45 presso la Cappella della Casa della Gioventù a Lodi e sarà aperta a chiunque voglia partecipare.

di Tony Drazza* 

Carlo Acutis Alexia Gonzalez-Barros, di 15 e 14 anni. Sono due adolescenti che per qualche giorno sono stati sulla bocca di tanti, e meraviglia delle meraviglie, non perché avessero fatto chissà quale “disastro”. Niente di drammatico e niente di “appetibile” per i media. Carlo e Alexia, che sono due adolescenti, sono stati sulla bocca di tanti perché il Papa ha riconosciuto in loro la stoffa della santità. Ma come, potrebbe pensare qualcuno, a quell’età non hanno cominciato a vivere e il Papa li inserisce tra i modelli da seguire nella vita della Chiesa? Come un 15enne può essere un modello? La santità è un percorso che dura tutta la vita. Ti impegna a essere serio e duro con le cose che succedono, devi avere sempre il volto tirato, perché, diciamolo pure, siamo abituati a vedere santi con il volto di adulti e particolarmente seriosi. Come due adolescenti possono entrate in tutte queste categorie di santità “ordinaria”?

È esattamente questo il punto. Non possono entrare in queste categorie di santità “ordinaria”. Carlo e Alexia mai potranno soddisfare i cliché della santità a cui noi siamo abituati. Perché? Provo a rispondere. Anzitutto, la santità non rientra mai nell’ordinarietà delle cose che pensiamo di avere capito. Non possiamo pensare di ingabbiare nei nostri ragionamenti una vita santa, una vita che fin dentro le sue viscere ha a che fare con Dio. Noi possiamo soltanto guardarla con occhi meravigliati. Secondo punto: l’esistenza, riconosciuta verso la strada della santità, di Carlo e Alexia ci insegna che la vita non è solo fatta di esperienze da fare, di anni da vivere, di cose da scoprire. Questa è la mentalità di chi ha scelto di vivere la sua vita come se fosse un’azienda. I due adolescenti, e chi in loro ha riconosciuto i segni di Dio, ci vogliono far capire che la vita è prima di tutto imparare ad amare e imparare a ricevere amore.

Nell’esperienza umana di questi due giovani, ognuno di noi può intravedere un nuovo modo di affrontare la propria vita, di guardare con occhi diversi tutto quello che succede, di scoprire i segni di Dio anche nelle cose che frenano la nostra attività: questo non perché hai anni di esperienza ma solo perché hai riconosciuto che c’è un amore che spesso ci sovrasta. Esiste un amore nella nostra vita che non cerchiamo ma che ci viene a cercare, che si presenta davanti ai nostri occhi e solo gli occhi liberi dei giovani sanno riconoscerlo. La santità mi sembra che sia anche questa grande opportunità: quella di saper riconoscere un amore che ti cerca, che ti riempie e che ti dona la forza di moltiplicarlo in qualsiasi stato di vita.

Carlo e Alexia hanno vissuto una vita intensa perché sono stati capaci di donare questo amore. Non si sono chiusi, non hanno maledetto il giorno della loro nascita, si sono letteralmente lasciati trascinare da questo amore e sono diventati quei piccoli semi che devono morire per portare vita. Carlo e Alexia con la loro giovane vita ci insegnano che la vita di santità non è vivere per aria ma vivere per il cielo; non è far finta di niente ma far in modo che tutto della nostra vita sia indirizzato verso il cielo. Quanto anche gli adulti possono imparare da questi adolescenti; mi spingo anche molto: dagli adolescenti in particolare. Sarebbe il caso qualche volta di smettere di insegnare cose a loro dall’alto della “nostra esperienza” di vita e imparare a volare nel loro mondo; sarebbe interessante, invece di riportarli con i piedi per terra, imparare anche noi a sognare cose altissime.

Quest’anno in ogni angolo della terra ogni giovane sarà “rimesso” al centro per la bellezza della sua vita, per la freschezza dei suoi anni, per i sogni che si porta nel cuore. Il Sinodo avrà il compito bello e interessante di ridare ai giovani la possibilità di esprimersi, di far conoscere i propri sogni, di far sentire agli adulti che ci sono e che hanno un cuore capace di bellezza. Perché poi alla fine la santità è un modo bello per moltiplicare amore e bellezza. Senza paura. Con i piedi per terra e il cuore verso il cielo.

*Assistente ecclesiastico centrale dell’Ac per il Settore Giovani. Articolo pubblicato su Romasette.it, il periodico online della Diocesi di Roma.

di Gabriele Gorla

Recensione de “L’ALFABETO DELLA PREGHIERA E’ QUELLO DELL’AMORE” di Gualtiero Sigismondi

Questo piccolo volume, edito dalla casa editrice AVE, non vuole insegnare a pregare ma a ricercare nella propria intimità lo sguardo di Dio.  Vedendolo può riportare alla memoria quel celebre novum lepidum libellum (Cat, Carm I) di cui Catullo fece omaggio al suo amico Orazio: novum perché è fresco di stampa, lepidum per la bellezza e la delicatezza nella trattazione, libellum per le esigue dimensioni che non compromettono affatto il fine. Gli aspetti messi in risalto sono cinque e sono stati definiti dal presule folignate attraverso una perifrasi composta da un sostantivo che indica la modalità dell’azione e da un complemento di specificazione che indica l’atto d’uomo.

Attraverso il parallelismo con l’esperienza dell’amore, l’autore riesce a trasmettere l’intensità del pregare, non come atto momentaneo ma come dialogo affettivo continuo. Così come nell’amare, anche nella preghiera personale è fondamentale incontrare lo sguardo dell’Altro facendo silenzio. Infatti egli parla della preghiera come di un cantus firmus sul quale si impostano tutte le voci: così, attraverso un climax ascendente, il rapporto con Dio è paragonabile all’amore, dallo sguardo iniziale fino all’apice, nel bacio. Proprio nell’apice della passione, nell’innamoramento, e della fede, nella preghiera, si arriva ad un punto in comune: l’adorazione, intesa nel senso etimologico del termine ad-oratio, verso la parola, la bocca (in latino os, oris). Per arrivare all’adorazione bisogna saper pregare col cuore, bisogna saper dialogare con le lacrime per poi passare alla corporeità dell’abbraccio, che ci avvicina alla persona amata, a Dio. Il saper abbracciare è fondamentale perché la nostra religione comprende momenti di preghiera personale ma altresì di preghiera comunitaria, liturgica che sono il riflettersi benigno dell’incontro particolare di Dio con ognuno.

Il sapore che ci lascia in bocca questo libro è la consapevolezza di pregare veramente, in due parole: osiamo pregare!

Quest'anno l'AC diocesana ha pensato di offrire ai responsabili e ai rappresentanti dei consigli parrocchiali la possibilità di ritrovarsi un paio di giorni per un significativo momento di incontro e di confronto sul cammino della nostra associazione.
E' stata una bella occasione innanzitutto per rinsaldare relazioni, perché è proprio in questi momenti che ti accorgi di quanto siano importanti in AC le buone relazioni: ti ritrovi con persone con cui collabori da anni, con qualche volto nuovo, che ha anche molti anni più o meno di te, ma con cui riesci subito ad entrare in sintonia mettendo in comune esperienze ed episodi di vita vissuta. Il fatto di condividere l'esperienza di fede in un'associazione che riunisce laici che si impegnano a vivere il loro impegno cristiano, ti aiuta ad entrare già in sintonia.
I momenti di riflessione sui discorsi di Paolo VI con la visita di sabato alla sua casa natia a Concesio ed al vicino museo di arte contemporanea del centro studi a lui dedicato, ci hanno permesso di riconoscere la grande apertura profetica di questo Papa, prossimo Santo.
Nei suoi discorsi richiama l'associazione alla cura della vita del laico " a riproporre, con fiducia, coraggio ed originalità, l'importanza primaria della preghiera, della lotta quotidiana per la fedeltà al Battesimo...della testimonianza di vita, privata e pubblica, nel cuore delle diverse e spesso tanto difficili situazioni esistenziali".
Ma richiama anche al dialogo e al confronto con le culture "...nel senso di una maggiore autonomia nell'esercizio delle responsabilità di un laicato maturo."
Da qui siamo partiti per verificare il lavoro fatto e cercare di progettare il futuro cammino dell'attività diocesana e parrocchiale mettendo sempre al centro, come ci hanno aiutato a capire anche i nostri amici di Brescia che sono venuti a raccontarci la loro proposta, l'attenzione per la vita dei fratelli, delle nostre comunità cristiane e civili con i loro bisogni e le loro ricchezze.
Tanta strada ancora da fare ma anche tanta voglia di mettersi in discussione. Grazie allora all'AC perché, purtroppo, non sono molte le possibilità di vivere esperienze di questo tipo e ritagliarsi anche solo una o due giornate. Questo permette di rimotivare scelte e ritrovare un po' di energia e ottimismo da riportare nelle nostre case e nelle nostre parrocchie.

Cristina ed Ada

Al termine di questo anno associativo, che ci ha visti partecipare ai diversi momenti parrocchiali, vicariali e diocesani, chiediamo la disponibilità di dedicare un weekend alla formazione per alimentare il mandato ricevuto e sostenere una progettazione condivisa, sia per il centro diocesano sia per i vicariati e le parrocchie. Abbiamo pensato ad un tempo più disteso da vivere insieme come responsabili, ci piacerebbe che ciascuna associazione territoriale possa partecipare, il primo invitato è il presidente, poi ciascun membro del consiglio e ogni aderente che abbia desiderio di condividere la passione associativa.

Il modulo formativo si svolgerà nelle giornate di venerdì 15, sabato 16 e domenica 17 giugno, a partire dalla cena di venerdì per concludersi con il pranzo di domenica. Saremo a Calino, presso il Centro di Spiritualità Oreb.

Qui trovate il volantino con le informazioni dettagliate.