Al termine di questo anno associativo, che ci ha visti partecipare ai diversi momenti parrocchiali, vicariali e diocesani, chiediamo la disponibilità di dedicare un weekend alla formazione per alimentare il mandato ricevuto e sostenere una progettazione condivisa, sia per il centro diocesano sia per i vicariati e le parrocchie. Abbiamo pensato ad un tempo più disteso da vivere insieme come responsabili, ci piacerebbe che ciascuna associazione territoriale possa partecipare, il primo invitato è il presidente, poi ciascun membro del consiglio e ogni aderente che abbia desiderio di condividere la passione associativa.

Il modulo formativo si svolgerà nelle giornate di venerdì 15, sabato 16 e domenica 17 giugno, a partire dalla cena di venerdì per concludersi con il pranzo di domenica. Saremo a Calino, presso il Centro di Spiritualità Oreb.

Qui trovate il volantino con le informazioni dettagliate.

 
 

* di Raffaella Rozzi

La scelta del titolo delle esperienze della proposta estiva dell'Ac diocesana non si esaurisce in se stessa, non vuole solo mettere a tema il discernimento ma intende dare una direzione, attivare un processo, iniziare un percorso.
Indicare nel titolo un verbo dice che l'estate sarà parola importante, centrale, come lo è un verbo nell'economia di una frase, in particolare ne è la struttura portante, anche la forma all'infinito, ovvero senza un soggetto preciso, interpella ciascuno, ognuno è invitato a farsi coinvolgere nella dinamica esplicitata dal verbo.
Veniamo a "discernere": perché discernere in un tempo come quello estivo che nell'immaginario collettivo narra divertimento, distensione, riposo, vacanza ovvero quel vuoto di lavoro e di ordinarietà che chiede di essere riempito da qualcosa di straordinario da nutrire e consolare nel tempo dell'ordinario, uno straordinario che ricarica le batterie che dovranno sostenere l'ordinario. I tempi e gli spazi sono dilatati, la fretta rimane a casa, non si vuole correre anche in vacanza, essere assillati dalle cose da fare, ma si vuole vivere quel momento in pienezza. Tempi che rispettano la vita della persona, anche questo dice discernere.
Discernere chiede di cambiare il punto di vista, di guardare alla realtà con un altro sguardo, di allontanarsi dal tempo vissuto ed osservarlo dall'esterno, da una certa distanza, non eccessiva ma adeguata a distinguere ancora i particolari e ricordare quei dettagli che permettono una fedele ricostruzione dell'anno trascorso. È quel processo che opera la nostra mente nell'organizzare i ricordi e i pensieri, li sposta dalla memoria a breve termine e li deposita in quella a lungo termine, in quel bagaglio che costituisce la vita di ciascuno.
Il tempo estivo chiede a ognuno di fare questa operazione per la propria vita, il tempo estivo è una tappa di tale processo, magari quella decisiva per le scelte del futuro, se penso agli studenti dell'ultimo anno di liceo che si apprestano a scegliere la facoltà che sarà la scelta non solo professionale della loro vita ... Al termine degli esami, si arriva al dunque, occorre scegliere, sapendo che la scelta comporta una non scelta, prendere questo, significa lasciare quello e tutto ciò che ne deriva. Sicuramente ne hanno parlato con gli amici, con i genitori, con gli insegnanti, con il catechista, con il prete, con l'allenatore, con un amico in particolare, per condividere la fatica di scegliere ma soprattutto per esprimere sottovoce un sogno, una meta, più o meno consapevoli che, tra dire e fare, c'è sognare. Condividere questo percorso che porta alla scelta è trascorrere serate insieme, alzare gli occhi al cielo per guardare le stelle, fare insieme i mestieri di casa, mettersi in cucina a preparare il piatto preferito, sedersi sulle panche di una chiesa, ascoltare, pregare, toccare il cielo con un dito, cadere a terra, percorrere un erto sentiero di montagna, conquistare una vetta, distendersi su uno scoglio, lasciarsi bruciare dal sole, mettersi la crema protettiva, giocare con i più piccoli, leggere, parlare, scrivere, fare silenzio, urlare, cercare, trovare, perdersi e ritrovarsi.
Tutto ciò è chiesto e donato all'associazione, ad ogni aderente ma soprattutto insieme come momento di discernimento condiviso, la proposta estiva vuole essere un tempo e uno spazio in cui ritrovarsi, fermarsi, confrontarsi, sempre con lo sguardo al passato che ci sostiene e al futuro che sta davanti, abitare questo tempo e questo spazio con la consapevolezza che coloro con cui siamo sono forieri di idee e di vite più grandi della mia. Nella vita associativa discernere è un cammino condiviso, in cui ciascuno è prezioso, ma sempre insieme perché il tutto è superiore alla parte, ogni particolare dice una vita ma il tutto è narrato dalla vita associativa.
"In cammino" perché le diverse esperienze sono contraddistinte dal mettersi in viaggio, ed alcune in particolare hanno il cammino dei pellegrini come tratto specifico, penso ai giovani e alle famiglie.
Perciò proponiamo esperienze specifiche per i diversi settori e un momento unitario.
I ragazzi e le famiglie saranno ospiti di due case alpine, rispettivamente "Maria Nivis" a Torgnon e "Petit Rosier" a Champorcher, gestite dalla cooperativa Coompany, legata all'Ac di Alessandria, qui troveranno l'accoglienza di chi ha dato tutto e ricevuto molto di più; Dario, Francesca, Manuela e fra Beppe offrono una seconda possibilità a coloro che la società ha messo da parte e che qui riprendono in mano la vita. I campi quindi ricevono un valore aggiunto dall'esperienza: certamente attività, confronto, formazione, preghiera, gioco, passeggiate saranno gli ingredienti fondamentali, sia per i ragazzi che per le famiglie, con i figli in età prescolare o ai primi anni della scuola primaria. Al campo "famiglie" è benvenuta ciascuna famiglia che desideri vivere una bella esperienza che faccia bene alle relazioni e alla vita stessa.
La proposta per giovanissimi e giovani è quella del pellegrinaggio diocesano "Camminando", partendo da Lodi, attraverso Gubbio e Assisi, per raggiungere Roma con il vescovo Maurizio ed incontrare papa Francesco.
Alcune famiglie hanno accolto l'invito a partecipare all'incontro mondiale delle famiglie a Dublino: le diverse città che hanno accolto le famiglie, nel corso degli anni, narrano i diversi cammini che si intersecano per arrivare insieme alla meta, un'esperienza di gioia per il mondo.
Da ultimo perché sia il tutto che dona senso alle parti, un fine settimana formativo per tutti, giovani e adulti, a giugno in cui spostarci a Calino, al centro di spiritualità Oreb, abbastanza isolato dalla città ma sufficientemente vicino a Lodi per essere raggiunto in un'ora di viaggio. Saranno guida le parole e le opere di Paolo VI, mediante i discorsi all'Ac e le opere d'arte conservate presso l'omonima collezione a Concesio. Saranno spunti attorno ai temi costitutivi della vita associativa, con un metodo che ci farà sperimentare una modalità per discernere insieme. Incontrare realtà associative vicine quali l'Ac di Brescia permetterà di avere uno sguardo sulla realtà, superiore all'idea, mentre il consiglio diocesano aperto vuole essere un momento condiviso per discernere l'essenziale della nostra vocazione originaria ai fini di quella "conversione missionaria", invocata da Papa Francesco.

Venerdì 25 maggio, alle ore 21.00, presso l' ex Chiesa di San Cristoforo in via Fanfulla a Lodi, l'appuntamento con la serata "Con Occhi di Donna" in ricordo dell'amica Isa Veluti.

* di Gioele Anni

Gli occhi di Mary brillano sotto le treccine mentre parla del Sudafrica. Le mani di Shaker, iracheno: si muovono nell’aria quando racconta la distruzione di Mosul. La voce delicata di Chan descrive la vita dei credenti in Cina. Queste, e tante altre istantanee, sono il ricordo più forte al termine della riunione pre-sinodale che ha portato a Roma 300 giovani da tutto il mondo. Cristiani cattolici, in maggioranza. Ma anche ragazze e ragazzi atei o di altra confessione. Come Yoshi, che vive in Giappone ed è buddhista, ma ha portato il suo contributo spirituale con un altro punto di vista.

L’incontro di Roma è stata una tappa verso il Sinodo dei vescovi sul tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. Questo incrocio di vite e culture ha portato a un testo finale che sarà consegnato ai Padri sinodali. Non abbiamo trovato risposte, anzi abbiamo chiesto alla Chiesa di continuare a farsi domande vere. E dal testo finale possono già nascere alcune riflessioni.

1.      Il Sinodo di ottobre non riguarderà solo le vocazioni alla vita consacrata, come qualcuno aveva forse interpretato. Ma tratterà la vita e le scelte dei giovani a tutto tondo.Lo ha chiarito il dialogo tra Papa Francesco e Maxime, un ragazzo francese ateo, nella prima giornata dei lavori. «Vorrei scegliere e fare dei passi avanti, ma non so come», diceva il francese. E il Papa ha risposto: «Io credo che questa volontà è proprio l’inizio di un processo di discernimento che deve andare avanti e dura tutta la vita.Ma è bello quando uno ha una persona con cui parlare su queste cose». Ecco allora il compito del Sinodo: riflettere con i giovani sulle domande di questo tempo, e su come la Chiesa può accompagnarci. Partendo da un dato: oggi la maggior parte dei giovani non vede nella Chiesa un punto di riferimento a cui affidarsi. «La religione non è più vista come il canale principale attraverso cui un giovane cerca il senso della vita», dice il documento del pre-Sinodo. Come creare un nuovo “ponte” tra giovani e Chiesa? Questo, a mio parere, è il tema del Sinodo.

2.      Per ricostruire il ponte con i giovani, la Chiesa deve cambiare soprattutto il proprio stile. «I cristiani credono nel Dio vivente, ma diversi partecipano a Messe o appartengono a comunità che sembrano morte», dice ancora il documento. È un’esperienza molto europea, delle nostre parrocchie un po’ ingrigite, dove forse le “cose da fare” hanno un po’ coperto la gioia dello stare insieme e il sano fermento di chi prova a costruire qualcosa di nuovo.In definitiva, la percezione diffusa è che la Chiesa sia giudicante prima che accogliente. In questo serve un’inversione di rotta: accogliere prima di giudicare. Un esempio virtuoso esiste già: Francesco lo ha incarnato in questi anni.

3.      Da queste prime due sottolineature, si potrebbe forse pensare che dal pre-Sinodo sia emerso un messaggio di sola contestazione. Non è così. Quando diciamo che «la Chiesa deve cambiare», tutti noi sappiamo che la Chiesa siamo noi. La “Chiesa giovane” di cui si parla nel documento non è la Chiesa di chi ha meno anni.Ma quella di chi sente il bisogno di avviare processi nuovi per far conoscere nel mondo di oggi il messaggio di Gesù. La “Chiesa vecchia”, forse, rimane ancorata a logiche e attività che mirano a occupare spazi. Questo, noi giovani non lo accettiamo più.

4.     Qual è allora questo “cambiamento” che è richiesto a noi, che siamo Chiesa? Passa prima di tutto dal metodo. A ogni livello in cui c’è una comunità che rappresenta la Chiesa, la sinodalità può e deve diventare un atteggiamento normale. Sinodalità significa progettare insieme, accettare leadership condivise e comunità attive che partecipano in modo costruttivo. In cui credenti e non credenti dialogano apertamente. Non si tratta di creare degli spazi ad hoc per i giovani, dei piccoli parlamentini in cui – di nuovo – occupare degli spazi. Ma di scommettere sull’aria fresca e buona che il coinvolgimento di più persone, anche e soprattutto di chi ora è “fuori” dai nostri giri, può dare a tutto l’ambiente.

5.     La metafora dell’aria buona mi suggerisce un’altra immagine: quella del respiro.Se leggiamo il documento finale del pre-Sinodo come un elenco di cose da fare, ci sentiremo schiacciati. “Accompagnare le famiglie”, “essere vicino a ciascun giovane”, “essere presenti nei luoghi in cui sono i giovani, dai pub alle scuole”, “educarci all’uso della tecnologia”…aiuto! Ma pensiamoci: nel mondo ecclesiale ci sono già tante realtà che fanno del bene nei vari ambiti specifici. La sfida del processo sinodale è appunto quella di coinvolgere e coinvolgerci tutti: di darci tempi e occasioni per capire, in ogni contesto, quali sfide sono prioritarie e come fare per rispondere, insieme, ai bisogni. Dal pre-Sinodo dei giovani la Chiesa non esce con l’ansia, ma con la serenità. Serenità di chi sa che di bene, nel mondo, ce n’è tanto: a noi è chiesto di riconoscere questo bene e di promuoverlo. E poi un’altra serenità, complementare: lo Spirito è all’opera, l’evangelizzazione non dipende solo dalle nostre poche forze ma dai disegni di Dio. A noi tocca seminare, la raccolta dei frutti verrà a suo tempo.

Un’ultima nota viene pensando all’Azione cattolica. Che fare in questa cornice di Chiesa in cammino? «Se non esiste un carisma specifico dell’Ac, mi piace pensare che la nostra virtù principale sia quella di essere i primi in comunione». È una frase che ho sentito qualche tempo fa da don Vito Piccinonna, già assistente nazionale del Settore Giovani. Ecco, una Chiesa sinodale, che si apre e si allarga, ha bisogno di un’Ac che dia una mano a tenere insieme le parti del poliedro complesso che è la nostra società. La sfida del Sinodo dei giovani è grande. E non riguarda solo la nostra associazione o gli altri movimenti, né solo la Pastorale giovanile o solo i vescovi. È la sfida di tutta la Chiesa. Riusciremo a giocarla con totale spirito di servizio, per aiutare a mettere i piccoli mattoncini di quel ponte da costruire tutti insieme?