Due appuntamenti per condividere i risultati del questionario che ha coinvolto 1300 persone, di cui 800 giovani, dalle comunità parrocchiali, dalle associazioni territoriali, dalle associazioni e dai movimenti del Tavolo, dalle scuole superiori.

Venerdì 13 aprile, alle ore 21, presso l’Aula Magna del Collegio Vescovile a Lodi.
incontro di restituzione di dati, parole,idee emerse dal questionario con prospettive di attività future. Interverranno Raffaella Iafrate e Anna Bertoni.

Venerdì 20 aprile, dalle 9.30 alle 12, presso l’Aula Magna del Collegio Vescovile, incontro per una rappresentanza degli studenti delle scuole che hanno partecipato alla compilazione del questionario, accompagnati dai rispettivi docenti.

di Raffaella Rozzi *

Ho scelto questo titolo per dare concretezza a quello che potrebbe apparire come uno slogan per un volantino. Molti lo avranno letto, in questi anni, sulla locandina che presenta la proposta degli esercizi spirituali dell’Azione Cattolica. Per me sono momenti che danno fondamento alla vita e al servizio associativo, scandiscono il ritmo, mi permettono di fare il punto, di capire la direzione in cui sto andando, di discernere i prossimi passi da compiere, di fermarmi in ascolto, di fare tesoro della Parola, di lasciarmi condurre nelle Sue vie, di guardare le persone con il Suo sguardo, di vivere la preghiera con intensità e distensione per portarne i frammenti contagiosi nella ferialità.

Il viaggio di ritorno dall’esperienza degli esercizi è caratterizzato da un parlare fitto e da lunghi silenzi, sembra proprio che si voglia dare un nuovo passo al cammino della vita.

A casa, le questioni ordinarie non sono scomparse, ci attendono la cena da preparare, la lavatrice da caricare, i panni da ripiegare, i materiali delle lezioni da predisporre … con un altro passo.

Quale? Il passo che ha avuto Gesù nella sua esistenza a Nazareth dove ha vissuto le relazioni in famiglia, con i coetanei, con i più anziani. Rileggendo il racconto che l’evangelista Luca propone del pellegrinaggio a Gerusalemme, non fatico ad immedesimarmi nei genitori di un dodicenne, i quali sanno di aver cresciuto un ragazzo obbediente e responsabile, di cui potersi fidare e al quale accordano quella libertà di movimento nel contesto di un gruppo di parenti e amici. Soprattutto nelle parole di Maria, riportate misurate da Luca ma certamente cariche di preoccupazione, di premura, di angoscia per tutto ciò che la grande città avrebbe potuto riservare ad un adolescente, già quel bambino, che aveva portato in grembo, aveva allattato, aveva cresciuto con amorevole cura, ora prende i suoi spazi e afferma la sua relazione con il Padre. Dalle relazioni quotidiane ha imparato una relazione più grande che continuerà a vivere nelle giornate di Nazareth: la consapevolezza di essere figli amati ci rivela che siamo amabili e ritroviamo noi stessi.

In questa dinamica dell’amore, accogliamo il figlio di Dio, che ci dona il potere di diventare figli di Dio, come Giovanni ben descrive nel prologo del Vangelo, e, ancor di più, essere generati da Dio stesso: il verbo generare riporta i genitori, appunto, alla gioia più grande e profonda, quella di vedere il frutto del loro amore, noi che viviamo questo nella logica del donare quell’amore che abbiamo ricevuto dal nostro coniuge e insieme donato, diventa molto di più, non possiamo non riconoscere Dio Amore che trasforma le nostre vite, ogni giorno, nelle Nazareth che abitiamo come discepoli missionari.

L’economia del dono ci prende per mano e ci porta a seguire Gesù che sale a Gerusalemme. Le salite sono sempre faticose, soprattutto quando non mi sembra proprio il caso di partire adesso, non son pronta, ho troppi fardelli da portare, il mio zaino è eccessivamente pesante, non ho preso l’acqua, poi tutte queste pietre … forse ne ho anche nelle tasche. Nel frattempo ho intrapreso il cammino e lascio indietro tutte le rimostranze del caso, so che si ripresenteranno lungo la via, so che mi terranno compagnia. Già le pietre … le ho sempre considerate come qualcosa di solido, su cui costruire la casa, fondare la vita, è proprio della pietra rimanere, non si sposta di sua volontà, c’è sempre qualcuno che la modella, la leviga, la colloca, la cementa con le altre pietre, la riduce in frantumi perché possa divenire, unita all’acqua, legame per altre pietre.

La pietra scartata dai costruttori è divenuta testata d’angolo: sembra impossibile eppure è così nei giorni della Passione quando Gesù entra a Gerusalemme, viene gettato da una parte all’altra, cammina sulle pietre che lastricano le strade, sembra che siano altri a trascinare da un luogo all’altro quella pietra scartata, fino al Calvario. E rimane tre giorni sulla pietra e dietro la pietra che chiude il sepolcro. Ma da quella pietra nasce la vita il mattino di Pasqua e porta la gioia che fa dire a Maria Maddalena “Ho visto il Signore!”. Buona Pasqua di Resurrezione.

* presidente diocesano

                                                                                                                                         

Un numero speciale, quello di Segno datato marzo 2018, nel quale l’Ac si racconta, partendo dal 150° di fondazione per arrivare alle sfide dell’oggi, con il cambiamento della stampa associativa e della comunicazione. I tempi corrono, e l’Azione cattolica intende essere al passo con il paese e la Chiesa.
Con il presidente nazionale, Matteo Truffelli, ci soffermiamo sul significato di queste iniziative che vorrebbero valorizzare il patrimonio ereditato dalle generazioni precedenti e, più ancora, aiutare la più grande associazione laicale italiana a rilanciare il suo ruolo sul versante formativo, aggregativo e missionario.
L’Ac tra memoria e futuro. L’Istituto per la storia dell’Azione cattolica e del movimento cattolico in Italia Paolo VI ha compiuto quarant’anni. La sua attività sostiene e si inserisce nel cammino celebrativo dei 150 anni dell’associazione. Il direttore dell’IsacemPaolo Trionfini, spiega il senso di un patrimonio culturale che comprende migliaia di carte d’archivio, libri, riviste, fotografie, pellicole, distintivi e tessere.
Una stagione di cambiamenti per la comunicazione associativa: carta stampata, riviste digitali, sito e social si mettono al passo con i tempi e rimangono strumenti per trasmettere identità e appartenenza, offrendo materiali utili per la formazione personale e di gruppo. Il mensile Segno nel mondo cambia pelle. Nei prossimi mesi, secondo quanto deciso dal Consiglio nazionale e dalla Presidenza nazionale, diventerà un trimestrale. Mantenendo la stessa “mission”: raccontare l’Ac al mondo, e viceversa. Con un occhio alle giovani generazioniComunicare per l’Ac significa raccontare l’esperienza associativa da tutte le sue angolature, ma anche ciò che accade a livello civile, culturale, ecclesiale, internazionale. Dalle riviste per ragazzi, giovani e adulti, alle nuove frontiere dei social media, con facebook, twitter e instagram, l’associazione continua a formare le coscienze, “informando” con un occhio al domani.
Nel giornale, inoltre, un resoconto dell’annuale Convegno Bachelet, arrivato alla XXXVIII edizione e svoltosi lo scorso 9-10 febbraio a Roma, che ha messo “le mani in pasta” nella politica. L’impegno per la polis chiama in causa i cattolici e ha un nome ben preciso: bene comune.
Non mancano storie di quotidiano impegno di Ac: da Lampedusa al Veneto e a Rossano Calabro, il volto di chi coniuga solidarietà e amicizia, strada e vangelo.
Memoria anche per chi ha donato la vita, avendo l’Ac come scuola di vangelo: Teresio Olivelli, formatosi in Ac, ucciso a 29 anni dai nazisti a Hersbruck, nel gennaio 1945, dove diede testimonianza suprema difendendo «i deboli e gli oppressi fino al dono della vita», è stato beatificato lo scorso 3 febbraio nella sua diocesi di Vigevano. Mentre sempre dalle pagine della seconda guerra mondiale riecheggiano testimonianze profetiche come quelle dell’assistente dei giovani di Ac di Bergamo, don Antonio Seghezzi.
Quindi una riflessione associativa. Nei prossimi due Convegni per le presidenze diocesane di Ac, l’associazione propone di affrontare la tematica del popolo di Dio. Una teologia cara a papa Francesco, che affonda le radici nella vita quotidiana, nella preghiera, nella pratica delle opere di misericordia. «Vogliamo parlare al cuore per stanare e far uscire l’Azione cattolica con tutto il suo patrimonio migliore». La riflessione è affidata all’assistente nazionale per il settore Adulti.
Il numero è impreziosito da una riflessione di mons. Gualtiero Sigismondi, assistente generale di Ac, dal titolo Il silenzio, “colonna sonora” della preghiera.

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EDITORIALE
di Carlotta Benedetti* - L’Azione cattolica italiana si appresta a vivere una stagione di cambiamenti: a partire dalla carta stampata, cercheremo di rendere tutta la nostra comunicazione associativa sempre più al passo con i tempi, le modalità e gli strumenti di comunicazione, in un mondo che va incredibilmente veloce.
Il primo passo che come Presidenza e Consiglio nazionale abbiamo voluto fare è stato quello di rendere più stabile la stampa associativa che negli ultimi anni ha affrontato tempi non facili: come detto più volte, le difficoltà economiche dell’Ac ci hanno visti costretti a ritardare i tempi di spedizione o sospendere l’invio di alcune riviste.
Per farlo siamo partiti da alcuni elementi che riteniamo essenziali: innanzitutto siamo convinti che le riviste siano uno strumento utile per la formazione dei nostri soci, dai più piccoli fino agli adultissimi, ed è quindi importante che arrivino regolarmente perché possano essere usate dai singoli soci e nei gruppi. Si tratta di strumenti fondamentali della vita associativa: trasmettono identità e appartenenza, offrono materiali utili per la formazione personale e di gruppo.
In secondo luogo, crediamo ancora oggi nel valore educativo di ricevere a casa una rivista cartacea: nel senso di attesa, nella gioia di poter sfogliare la rivista appena arrivata, nel leggere le notizie e riconoscere volti e luoghi. Siamo certi che questo valga per gli adulti, ma soprattutto per i bambini e i ragazzi, perché, in un mondo che li spinge avanti a grande velocità, ricevere e leggere Foglie e Ragazzi rappresenta un tempo solo per loro.

I cambiamenti in atto
Ecco quindi una panoramica dei cambiamenti che ci aspettano: Segno nel mondo, rivista che attualmente arriva in formato cartaceo a tutti i soci dai 60 anni in su, passa a 4 numeri; a questi si aggiunge il testo personale unitario, per la preghiera e la riflessione sulle domeniche dell’anno liturgico, che, come già accade, continuerà a essere spedito a tutti i nostri soci dai 18 anni in avanti. Abbiamo deciso di mantenere la versione digitale della rivista, come trovate indicato anche più avanti; sarà, inoltre, sempre possibile abbonarsi alla rivista cartacea oppure chiedere la rivista digitale nel caso in cui non si voglia più ricevere il cartaceo.
Cambiamenti in vista anche per Foglie e Ragazzi, riviste dei bambini e ragazzi dai 7 9 anni e dagli 11 ai 13 anni: entrambe passano a 4 uscite e con 2 di queste verranno inviati i sussidi di preghiera per l’Avvento e la Quaresima, che riceveranno anche i ragazzi di 14 anni, che da un po’ di anni sono passati a leggere Graffiti.
Resta invece tutto come è adesso per quanto riguarda le altre riviste dell’Ac, GraffitiLa Giostra e Dialoghi.
La prima, pensata per i giovanissimi dai 14 ai 17 anni, continua la sua avventura digitale: sempre più i nostri educatori e i gruppi giovanissimi sono chiamati a diffonderne la conoscenza e a farla scaricare da tutti gli aderenti giovanissimi e non d’Italia.
La Giostra, rivista per i piccoli aderenti fino a 6 anni, continuerà a essere inviata con regolarità: si tratta di una rivista pensata per i più piccoli, con le sue storie, le cose da costruire, i giochi e tanto altro ancora: si tratta un bellissimo esempio di come oggi una rivista possa affascinare ed essere strumento educativo, per i piccoli e anche per i grandi.
Anche Dialoghi, rivista culturale dell’Azione cattolica, mantiene le sue 4 uscite: stiamo cercando di far diventare questa rivista sempre più conosciuta e diffusa tra i nostri soci, in particolare coloro che hanno responsabilità associative e nella società civile, per la qualità alta dei suoi contenuti, la profondità delle riflessioni e il valore delle ricerche presentate, che affrontano tanti aspetti della vita del paese e della società in questo tempo (la scuola, l’università, il valore della vita, il lavoro, l’impegno culturale, le povertà... e tanto altro ancora).

La scelta del digitale
Come già detto, anche l’impegno sulle riviste digitali continua: stiamo lavorando per cercare di rendere questi strumenti sempre più fruibili e alla portata di tutti i soci, perché la comunicazione associativa possa diventare ancora di più interattiva e condivisibile con tutti gli strumenti della comunicazione. La sfida del digitale è quella di prova a fare un passo in avanti verso una forma di comunicazione più moderna, popolare (anche per la maggiore possibilità di ricezione) e sostenibile. Benché le modalità abbiano riscontrato qualche problema, siamo convinti che sia importante procedere sulla strada intrapresa.
Tutto questo impegno sulle riviste, cartacee e digitali, rientra in una più ampia riflessione che la Presidenza e il Consiglio stanno compiendo per rendere il modo di comunicare dell’associazione sempre più efficace: una riflessione quindi a 360 gradi, che passa dalle riviste agli strumenti social ai diversi siti dell’Ac.
Questo non solo per capire come l’Azione cattolica possa parlare al e nel mondo di oggi, ma per tracciare uno stile con cui la nostra associazione sceglie di essere presente nel quotidiano: uno stile fatto di sobrietà, capacità di leggere i segni dei tempi, riflessione, dialogo, ascolto, formazione delle coscienze senza ricette pronte, ma con l’impegno per lo studio e l’approfondimento delle questioni più rilevanti che interrogano gli uomini e le donne del nostro tempo.

*Segretario generale dell'Azione Cattolica Italiana

QUARESIMA 2018

Messaggio del Santo Padre Francesco

Cari fratelli e sorelle,

ancora una volta ci viene incontro la Pasqua del Signore! Per prepararci ad essa la Provvidenza di Dio ci offre ogni anno la Quaresima, «segno sacramentale della nostra conversione»,[1] che annuncia e realizza la possibilità di tornare al Signore con tutto il cuore e con tutta la vita.

Anche quest’anno, con il presente messaggio, desidero aiutare tutta la Chiesa a vivere con gioia e verità in questo tempo di grazia; e lo faccio lasciandomi ispirare da un’espressione di Gesù nel Vangelo di Matteo: «Per il dilagare dell’iniquità l’amore di molti si raffredderà» (24,12).

Questa frase si trova nel discorso che riguarda la fine dei tempi e che è ambientato a Gerusalemme, sul Monte degli Ulivi, proprio dove avrà inizio la passione del Signore. Rispondendo a una domanda dei discepoli, Gesù annuncia una grande tribolazione e descrive la situazione in cui potrebbe trovarsi la comunità dei credenti: di fronte ad eventi dolorosi, alcuni falsi profeti inganneranno molti, tanto da minacciare di spegnere nei cuori la carità che è il centro di tutto il Vangelo.

I falsi profeti

Ascoltiamo questo brano e chiediamoci: quali forme assumono i falsi profeti?

Essi sono come “incantatori di serpenti”, ossia approfittano delle emozioni umane per rendere schiave le persone e portarle dove vogliono loro. Quanti figli di Dio sono suggestionati dalle lusinghe del piacere di pochi istanti, che viene scambiato per felicità! Quanti uomini e donne vivono come incantati dall’illusione del denaro, che li rende in realtà schiavi del profitto o di interessi meschini! Quanti vivono pensando di bastare a sé stessi e cadono preda della solitudine!

Altri falsi profeti sono quei “ciarlatani” che offrono soluzioni semplici e immediate alle sofferenze, rimedi che si rivelano però completamente inefficaci: a quanti giovani è offerto il falso rimedio della droga, di relazioni “usa e getta”, di guadagni facili ma disonesti! Quanti ancora sono irretiti in una vita completamente virtuale, in cui i rapporti sembrano più semplici e veloci per rivelarsi poi drammaticamente privi di senso! Questi truffatori, che offrono cose senza valore, tolgono invece ciò che è più prezioso come la dignità, la libertà e la capacità di amare. E’ l’inganno della vanità, che ci porta a fare la figura dei pavoni… per cadere poi nel ridicolo; e dal ridicolo non si torna indietro. Non fa meraviglia: da sempre il demonio, che è «menzognero e padre della menzogna» (Gv 8,44), presenta il male come bene e il falso come vero, per confondere il cuore dell’uomo. Ognuno di noi, perciò, è chiamato a discernere nel suo cuore ed esaminare se è minacciato dalle menzogne di questi falsi profeti. Occorre imparare a non fermarsi a livello immediato, superficiale, ma riconoscere ciò che lascia dentro di noi un’impronta buona e più duratura, perché viene da Dio e vale veramente per il nostro bene.

Un cuore freddo

Dante Alighieri, nella sua descrizione dell’inferno, immagina il diavolo seduto su un trono di ghiaccio;[2] egli abita nel gelo dell’amore soffocato. Chiediamoci allora: come si raffredda in noi la carità? Quali sono i segnali che ci indicano che in noi l’amore rischia di spegnersi?

Ciò che spegne la carità è anzitutto l’avidità per il denaro, «radice di tutti i mali» (1 Tm 6,10); ad essa segue il rifiuto di Dio e dunque di trovare consolazione in Lui, preferendo la nostra desolazione al conforto della sua Parola e dei Sacramenti.[3] Tutto ciò si tramuta in violenza che si volge contro coloro che sono ritenuti una minaccia alle nostre “certezze”: il bambino non ancora nato, l’anziano malato, l’ospite di passaggio, lo straniero, ma anche il prossimo che non corrisponde alle nostre attese.

Anche il creato è testimone silenzioso di questo raffreddamento della carità: la terra è avvelenata da rifiuti gettati per incuria e interesse; i mari, anch’essi inquinati, devono purtroppo ricoprire i resti di tanti naufraghi delle migrazioni forzate; i cieli – che nel disegno di Dio cantano la sua gloria – sono solcati da macchine che fanno piovere strumenti di morte.

L’amore si raffredda anche nelle nostre comunità: nell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium ho cercato di descrivere i segni più evidenti di questa mancanza di amore. Essi sono: l’accidia egoista, il pessimismo sterile, la tentazione di isolarsi e di impegnarsi in continue guerre fratricide, la mentalità mondana che induce ad occuparsi solo di ciò che è apparente, riducendo in tal modo l’ardore missionario.[4]

Cosa fare?

Se vediamo nel nostro intimo e attorno a noi i segnali appena descritti, ecco che la Chiesa, nostra madre e maestra, assieme alla medicina, a volte amara, della verità, ci offre in questo tempo di Quaresima il dolce rimedio della preghiera, dell’elemosina e del digiuno.

Dedicando più tempo alla preghiera, permettiamo al nostro cuore di scoprire le menzogne segrete con le quali inganniamo noi stessi,[5] per cercare finalmente la consolazione in Dio. Egli è nostro Padre e vuole per noi la vita.

L’esercizio dell’elemosina ci libera dall’avidità e ci aiuta a scoprire che l’altro è mio fratello: ciò che ho non è mai solo mio. Come vorrei che l’elemosina si tramutasse per tutti in un vero e proprio stile di vita! Come vorrei che, in quanto cristiani, seguissimo l’esempio degli Apostoli e vedessimo nella possibilità di condividere con gli altri i nostri beni una testimonianza concreta della comunione che viviamo nella Chiesa. A questo proposito faccio mia l’esortazione di san Paolo, quando invitava i Corinti alla colletta per la comunità di Gerusalemme: «Si tratta di cosa vantaggiosa per voi» (2 Cor 8,10). Questo vale in modo speciale nella Quaresima, durante la quale molti organismi raccolgono collette a favore di Chiese e popolazioni in difficoltà. Ma come vorrei che anche nei nostri rapporti quotidiani, davanti a ogni fratello che ci chiede un aiuto, noi pensassimo che lì c’è un appello della divina Provvidenza: ogni elemosina è un’occasione per prendere parte alla Provvidenza di Dio verso i suoi figli; e se Egli oggi si serve di me per aiutare un fratello, come domani non provvederà anche alle mie necessità, Lui che non si lascia vincere in generosità?[6]

Il digiuno, infine, toglie forza alla nostra violenza, ci disarma, e costituisce un’importante occasione di crescita. Da una parte, ci permette di sperimentare ciò che provano quanti mancano anche dello stretto necessario e conoscono i morsi quotidiani dalla fame; dall’altra, esprime la condizione del nostro spirito, affamato di bontà e assetato della vita di Dio. Il digiuno ci sveglia, ci fa più attenti a Dio e al prossimo, ridesta la volontà di obbedire a Dio che, solo, sazia la nostra fame.

Vorrei che la mia voce giungesse al di là dei confini della Chiesa Cattolica, per raggiungere tutti voi, uomini e donne di buona volontà, aperti all’ascolto di Dio. Se come noi siete afflitti dal dilagare dell’iniquità nel mondo, se vi preoccupa il gelo che paralizza i cuori e le azioni, se vedete venire meno il senso di comune umanità, unitevi a noi per invocare insieme Dio, per digiunare insieme e insieme a noi donare quanto potete per aiutare i fratelli!

Il fuoco della Pasqua

Invito soprattutto i membri della Chiesa a intraprendere con zelo il cammino della Quaresima, sorretti dall’elemosina, dal digiuno e dalla preghiera. Se a volte la carità sembra spegnersi in tanti cuori, essa non lo è nel cuore di Dio! Egli ci dona sempre nuove occasioni affinché possiamo ricominciare ad amare.

Una occasione propizia sarà anche quest’anno l’iniziativa “24 ore per il Signore”, che invita a celebrare il Sacramento della Riconciliazione in un contesto di adorazione eucaristica. Nel 2018 essa si svolgerà venerdì 9 e sabato 10 marzo, ispirandosi alle parole del Salmo 130,4: «Presso di te è il perdono». In ogni diocesi, almeno una chiesa rimarrà aperta per 24 ore consecutive, offrendo la possibilità della preghiera di adorazione e della Confessione sacramentale.

Nella notte di Pasqua rivivremo il suggestivo rito dell’accensione del cero pasquale: attinta dal “fuoco nuovo”, la luce a poco a poco scaccerà il buio e rischiarerà l’assemblea liturgica. «La luce del Cristo che risorge glorioso disperda le tenebre del cuore e dello spirito»,[7] affinché tutti possiamo rivivere l’esperienza dei discepoli di Emmaus: ascoltare la parola del Signore e nutrirci del Pane eucaristico consentirà al nostro cuore di tornare ad ardere di fede, speranza e carità.

Vi benedico di cuore e prego per voi. Non dimenticatevi di pregare per me.

Dal Vaticano, 1 novembre 2017

Solennità di Tutti i Santi

Francesco


[1] Messale Romano, I Dom. di Quaresima, Orazione Colletta.

[2] «Lo ’mperador del doloroso regno / da mezzo ’l petto uscia fuor de la ghiaccia» (Inferno XXXIV, 28-29).

[3] «E’ curioso, ma tante volte abbiamo paura della consolazione, di essere consolati. Anzi, ci sentiamo più sicuri nella tristezza e nella desolazione. Sapete perché? Perché nella tristezza ci sentiamo quasi protagonisti. Invece nella consolazione è lo Spirito Santo il protagonista» (Angelus, 7 dicembre 2014).

[4] Nn. 76-109.

[5] Cfr Benedetto XVI, Lett. Enc. Spe salvi, 33.

[6] Cfr Pio XII, Lett. Enc. Fidei donum, III.

[7] Messale Romano, Veglia Pasquale, Lucernario.