Il prossimo appuntamento di Polis, di cui trovate la locandina qui accanto sarà venerdì 5 aprile alle 21.00 alla Casa della Gioventù.
Stavolta avremo con noi alcuni ospiti che innanzitutto ci spiegheranno come avviene l'accoglienza dei migranti nel nostro Paese, quindi ci racconteranno di un progetto di accoglienza e inclusione attivo sul nostro territorio, con i suoi pregi, con i suoi successi e con le difficoltà che ha incontrato e incontra ogni giorno.
Vi aspettiamo e vi chiediamo di diffondere la locandina fra i giovani a cui pensate possa interessare!

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Quante volte noi giovani abbiamo provato un forte senso di impotenza o perfino di disgusto nei confronti del mondo politico? E quanti di noi hanno smesso di interessarsi ai temi sociali e politici di cui si discute ogni giorno nel nostro Paese?

POLIS vuole essere un percorso di avvicinamento all’impegno civile, per riscoprire l’importanza di prendere parte alla discussione sociale e politica.

Pensato dai giovani per i giovani, l’obiettivo di POLIS non è far valere una tesi  piuttosto che un’altra, ma far sì che ciascuno sviluppi gli strumenti per farsi un’idea propria e per sostenerla con i modi tipici di qualsiasi società civile: il dialogo, l’apertura al confronto, il rispetto dell’opinione altrui.

Il tema del primo incontro di POLIS sarà “La questione immigrazione”, affrontata con una dinamica che porterà all’interazione e al confronto fra chi avrà voglia di partecipare per riscoprire prima di tutto la passione per l’impegno civile.

L’incontro sarà venerdì 22 febbraio, alle ore 21.00 alla Casa della Gioventù (viale Rimembranze, 12 - Lodi), e sarà aperto a tutti i giovani e giovani adulti dai 19 ai 35 anni.

di Matteo Truffelli *

“L’Europa non si farà in un giorno, né senza urti. Nulla di duraturo si realizza con facilità. Tuttavia essa è già in cammino”. Sono parole scritte oltre mezzo secolo fa da Robert Schuman, uno dei “padri fondatori” dell’Unione europea. Non si nascondeva le asperità che si paravano innanzi a un progetto politico ambizioso e complesso, chiamato ad attraversare difficili tornanti della storia. Ma questa consapevolezza non lo faceva arretrare, anzi, alimentava in lui la convinzione che proprio dentro quelle difficoltà si sarebbero date le condizioni per un percorso in cui popoli e Stati avrebbero potuto lavorare alla costruzione di una “casa comune”, fondata sul desiderio condiviso di pace, libertà, democrazia e benessere.

L’Europa è un cammino, ci ricorda Schuman, e ogni cammino è fatto anche di fatica, di ricerca della strada migliore, di qualche passo falso.

Le elezioni europee verso cui siamo avviati segneranno un passo in avanti per il rafforzamento della casa comune, o ci faranno tornare indietro, verso una nuova epoca di chiusure, di egoismi nazionali, di diffidenze reciproche? Sapremo trovare la strada per continuare a camminare insieme o ci perderemo nel labirinto dell’euroscetticismo e dell’antieuropeismo? Per la prima volta, la campagna elettorale che si sta aprendo rischia di trasformarsi in un referendum pro o contro l’Europa, e la dissoluzione del progetto europeo appare come una prospettiva non più solamente teorica. In tanti, anche con toni calibrati e suadenti, vorrebbero convincerci che in fondo non sarebbe un disastro. Che da soli potremmo stare meglio, tornare a essere “padroni a casa nostra”. Ma è proprio la complessità del tempo presente, in cui la cosiddetta globalizzazione ci porta fin sulla soglia di casa sfide mondiali, a dimostrarci ogni giorno che nessun Paese, oggi, può permettersi di procedere in solitudine. È quello che abbiamo scritto nella recente lettera aperta firmata da diverse realtà del mondo cattolico italiano: “Per esistere e resistere in un mondo grande e complesso, oggi più che mai abbiamo bisogno di un’Europa unita”.

Attorno al destino dell’Europa, insomma, si deciderà buona parte del nostro futuro.

Provo allora, a tre mesi dal voto del 26 maggio, a proporre quattro sottolineature. Per prima cosa, occorre ribadire che l’Unione europea potrà sopravvivere solo se sarà capace di fare un balzo in avanti. Se cesserà di essere “soltanto un sistema di alleanze o una coalizione di interessi”, per diventare “una comunità di destini”, a partire dai temi unificanti della crescita, del lavoro, della centralità della persona, della tutela della famiglia, della solidarietà, della lotta alla povertà, della riduzione delle diseguaglianze sociali.
Questo significa anche – ed è una seconda sottolineatura, presente anche nel recente manifesto redatto dalle associazioni che aderiscono a Retinopera – che è sempre più urgente identificare gli indispensabili cambiamenti istituzionali di cui l’Europa ha bisogno per potersi rilanciare politicamente. Negli anni recenti l’Ue ha mostrato tutti i suoi limiti di fronte alla crisi economica, alle pressioni migratorie, alle minacce del terrorismo. E ciò è avvenuto anche perché i governi degli Stati membri non hanno assegnato alle istituzioni comunitarie poteri e competenze adeguate per agire. Da qui il bisogno di cambiamenti, che vadano nella direzione di un’Europa più coesa, più efficace, più giusta.
In terzo luogo, abbiamo bisogno che l’Europa torni ad essere “attrattiva”, capace di coinvolgere e appassionare i cittadini, le parti sociali, i territori che la compongono. Si avverte la necessità che l’europeismo torni a sgorgare dal basso, dalla condivisione di un sogno. Ben venga allora la promozione di una simbologia europea, la ricerca di volti, emblemi, progetti che consentano ai cittadini europei di identificarsi con la loro patria comune. Ma è ancora più necessario che le istituzioni europee riguadagnino credibilità agli occhi dei propri in cittadini facendoli sentire rappresentati, raccogliendone ed esprimendone le istanze, i bisogni, le aspirazioni e le capacità. Abbiamo bisogno di istituzioni che siano più vicine alla gente e non solo ai governi, alle burocrazie o ai poteri economici.
Abbiamo anche bisogno, però, di cittadini più vicini all’Europa. Per rilanciare il “cantiere Europa” occorre – quarto ma non ultimo elemento – più partecipazione, più senso di responsabilità, più coinvolgimento, razionale ed emotivo, da parte dei cittadini europei. Tocca innanzitutto a noi, ai cittadini, rilanciare il progetto europeo, riscoprendo le ragioni del nostro stare insieme: quelle storiche, che sono ragioni di pace, di affermazione dei diritti, di arricchimento culturale, e non solo di benessere economico, e quelle che derivano dalle tante nuove sfide che abbiamo davanti. Tocca a noi credere fino in fondo all’importanza di continuare a camminare insieme per affrontare i nuovi tornanti che la storia ci pone davanti. Senza arretrare, senza rinunciare a fare del nostro continente uno spazio di promozione dei diritti, della libertà, della giustizia sociale. Non solo per noi, ma anche per gli altri continenti, a partire da quelli che si affacciano sul Mediterraneo.

* presidente nazionale dell'Azione Cattolica Italiana

di Elena Cavallotti* e Caterina Donato**

Ci sono esperienze che rimangono nel cuore non tanto perché si aggiungono alla serie di belle esperienze, ma perché lo fanno crescere. La Giornata Mondiale della Gioventù ti cambia, è un condensato di emozioni che ti riempie di una gioia fuori dal comune, ma a portata di chiunque, qualunque sia il bagaglio di esperienze, successi e difficoltà con cui sei partito, in qualunque modo conosci la tua fede.
«Avvenga per me secondo la tua parola» è stato il ritornello di queste due settimane a Panamá, una delle frasi più liberatorie che ci siano. La pronunci e ti senti al sicuro, ti allontana dalla tentazione di pensare di dovere e potere controllare tutto quello che ti circonda e ti capita. Le debolezze sono accolte, le tristezze curate.
Sono stati giorni di ascolto, di tutto ciò che per noi era nuovo: abbiamo imparato quali strade percorrere, le abitudini e i ritmi panamensi, le parole per comunicare. Abbiamo conosciuto un popolo discreto e semplice ma dal cuore grande, nonostante il loro timore di non essere in grado di ospitare un evento tanto impegnativo, assolutamente smentito da un’organizzazione precisa e attenta a ogni dettaglio.

Insieme alla Pastorale Giovanile Nazionale abbiamo collaborato per allestire Casa Italia: la scuola “Enrico Fermi”, fondata negli anni Sessanta dall’italiano Stefano Cermelli e oggi guidata dai figli Paolo e Nino, è diventata davvero “casa” e punto di riferimento per i pellegrini italiani.
Inoltre Emanuela Gitto, rappresentante del FIAC (Forum Internazionale Azione Cattolica), si è occupata di presentare i progetti di AC internazionale curando il padiglione presso il Parque Omar Torrijos.

A Panama noi italiani, circa 1250, eravamo ospitati in un’unica zona, novità rispetto alle GMG passate e marcia in più per vivere le catechesi insieme ai vescovi e ai sacerdoti presenti, e le messe quotidiane celebrate dal Presidente della Conferenza episcopale italiana, il card. Gualtiero Bassetti, come occasioni di comunione in cui sentirci accompagnati nel nostro cammino di giovani, per riflettere sulla nostra nazione e sui bisogni del nostro presente e della Chiesa.
Abbiamo dato ascolto a quelle parole che da tempo ci portavamo dentro, ma spesso così familiari da darle per scontato. Francesco ci ha parlato di sogni: solo chi sogna può sentirsi vivo, senza paura, non se viviamo nella certezza che ciascuno di noi è depositario di una storia bellissima e di un sogno di felicità che ha bisogno di essere vissuto. Quando? «Ora, Dio ci ama ora, non nel futuro!». Chi abbiamo intorno ha bisogno di noi ora, non quando saremo diventati più grandi, più bravi, meno imperfetti.
Dio non ci chiede di non avere paura, ma di avere coraggio!

Dopo più di due settimane in cui ci siamo sentiti a casa, sentimento tradito dalla brezza dell’oceano e da temperature insolite per essere gennaio, è arrivato il momento di tornare a casa. La bellezza della Giornata Mondiale della Gioventù è l’eredità che porta: una felicità che si sedimenta, una carica mai fine a se stessa. Che sia la tappa di un percorso che dura da tempo, l’inizio di uno nuovo, una scossa, è l’occasione che ci ricorda che si può essere vivi anche se stanchi, che essere giovane non è solo una questione anagrafica, che abbiamo la responsabilità di essere giovani coraggiosi. Maria ci insegna il coraggio di dire sì a quello per cui ci sentiamo chiamati, il Papa ci ha ricordato che «il progetto di Dio è un progetto di felicità» e per questo, con gioia e curiosità, insieme, non ne dobbiamo avere paura.

*Equipe nazionale MSAC - **Equipe nazionale Settore Giovani di AC