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*a cura di Gabriele Gorla*

Tornato da Roma dopo la presentazione del manifesto MSAC “La sfida possibile” il 16 ottobre scorso, ho voluto parlare di questa proposta degli studenti per la scuola del domani con Luisanna Iezzi, professoressa del Liceo classico “P. Verri” di Lodi

GG: “La causale apparente, la causale principe, era sì una. Ma il fattaccio era l'effetto di tutta una rosa di causali che gli eran soffiate addosso a mulinello”. Carlo Emilio Gadda nelle prime pagine di “Quer pasticciaccio” parla della “causale” cioè il motivo di tutto: ce ne sono molti di motivi nella scuola, uno è quello per cui siamo qui ora a parlare di questo evento tenutosi il 16 ottobre scorso. È corretto il titolo? Cosa ne pensi?

 

LI: Penso che il titolo sia adeguato anzi molto significativo per due motivi. Innanzitutto, per il ruolo che gli studenti possono e devono avere nella scuola di oggi: un ruolo di sfida grazie al margine di azione, manovra e protagonismo che devono realmente fare proprio ma non è un’impresa facile. Alcuni si mostrano arrendevoli mentre altri, ahimè, hanno l’ostacolo del mondo degli adulti. È certamente quindi una sfida possibile perché i giovani hanno risorse, forza, coraggio e tanti adulti che non li ostacolo ma credono in loro e sono pronti a sostenerli e guidarli nei loro obiettivi per essere studenti sempre più costruttivi all’interno della scuola.

 

GG: Visto il tuo rapporto da insegnante coi giovani prima alle medie ed ora alle superiori, spero tu ti senta maggiormente dalla parte di chi sostiene i giovani. Essendo inserita in questo mondo della scuola, quale delle tematiche trattate nel Manifesto Msac di sono più vicine, più care, più importanti in questo momento?

 

LI: Sicuramente sono dalla parte degli studenti; a parte una parentesi di quattro anni alla secondaria di primo grado sono sempre stata nella secondaria di secondo grado e quindi ho ben presente il panorama dei giovani e le potenzialità di questo mondo giovanile che nona spetta altro che essere chiamato in causa o di darsi da fare in questa sfida. Le tematiche trattate nel manifesto sono tutte essenziali (n.d.r.. didattica, benessere a scuola, edilizia scolastica, rappresentanza studentesca) come componenti di un progetto come questo che vuol dare voce alle esigenze degli studenti e dar spazio al loro intervento rendendo concreta la condivisone e la sinergia, punti fondanti per la realizzazione di questo manifesto.

 

GG: Visto che insegni in un liceo classico vuoi raccontarci come si sono inserite le nuove modalità di fare didattica? Si convive con il novum o lo si rifugge?

 

LI: Credo che contro ogni previsione e precomprensione il liceo classico è il luogo adeguato al novum perché stimola studenti ed insegnati, anche di una certa età, a rinnovarsi usando tutte le competenze sviluppate in fieri nell’approccio al mondo e alle lingue classiche per andare incontro ala novità. Ho constato in questi anni un fervore innovativo guidato da alcuni colleghi particolarmente avanti in questo campo ma seguiti da tanti colleghi i quali, con i loro ritmi, capacità e resistenze si sono messi in gioco, ci siamo messi in gioco. Da parte degli studenti, meravigliosa su questo fronte, non posso che constatare continuamente questa elasticità e brillantezza da parte degli studenti nel gestire la novità dello strumento digitale il quale entra nella vita scolastica caratterizzata dalla presenza e dal cartaceo. In questo gli studenti sono statti capaci di guidarci in questo cambiamento positivo

GG: La collaborazione è necessaria e crea un bellissimo legame studenti-docenti in prospettiva del benessere dell’ambiente scolastico. C’è una riflessione “profonda” in corso nelle scuole italiane, al di là della logica emergenziale e di sicurezza? 

LI: Io posso dire che conosco, incontro, collaboro sempre più con colleghi che credono in questo legame ed operano nel quotidiano applicando una riflessione metodologica, didattica, relazionale. L’apprendimento è una relazione: ogni discorso metodologico e didattico perde vigore se non è inserito in una relazione significativa. Io ritengo che accanto a chi rifugge questa riflessione ci sono insegnanti e soprattutto i giovani insegnanti appena immessi che portano forze nuove, entusiasmo rinnovato, idee fresche. Il ruolo degli studenti è certamente fondamentale e paritario perché nella scuola, come in ogni relazione, nessuno agisce da solo. Se c’è un movimento positivo che dall’insegnante va allo studente ma questi non va verso l’insegnante questo col-laborare, lavorare insieme non si attua. Io lavoro con studenti molto collaborativi alla proposta didattica, molto attivi nel fare presente quello che è la ricaduta del nostro agire su di loro. Questo è il protagonismo sano dello studente. 

GG: Si potrebbe quasi definirla una simpatia nel suo senso etimologico di faticare insieme. Tutto questo è da inserire in una dimensione territoriale. Quello che i circoli Msac di tutta Italia hanno progettato su didattica, benessere, edilizia scolastica e rappresentanza è realizzabile nelle nostre città? Come far vedere che la scuola è risorsa primaria e fondamentale nella nostra società?

LI: Credo che ci sia bisogno di azioni esterni cioè momenti organizzati e pubblici ma ritengo fondamentale che ogni studente abiti il proprio tempo scolastico in prima, seconda, terza, quarte e quinta appieno. Se ogni studente vive con pienezza la vicenda culturale a cui è chiamato a vivere, colo allora lo studente rinnova profondamente la scuola. Ci sono studenti che a scuola vanno semplicemente perché non vanno da altre parti senza consapevolezza che la scuola – con i suoi limiti e le sue difficoltà - è un punto fondamentale per il progetto del loro futuro. Se ogni studente abitasse in senso totale il tempo della scuola, già l’istituzione apparirebbe alla comunità sotto altra luce. Questo non basta: serve reciprocità ed interlocutori istituzionali disposti all’ascolto anche nei luoghi come consigli d’istituto e di classe. Infine, ci sono gli adulti che devono imparare a credere nella scuola: noi adulti dobbiamo riverificarci sul nostro fare scuola, fornire un orizzonte di senso alle fatiche a cui li sottoponiamo, agli obiettivi che proponiamo. Così si potrà avere un rinnovamento continuo per arrivare alla stessa considerazione che la Scuola ha in altri Paesi. 

GG: Ringrazio Luisanna per questa chiacchierata. Vorrei concludere con un’altra citazione: “Siamo nani sulle spalle dei giganti”. Chi o cosa può essere i nostri giganti? Possiamo noi essere i giganti per qualcuno?

 

LI: Mi piace pensare che questa immagine sia il senso dello studio cioè guardare a chi prima di noi ci ha lasciato qualcosa il quale è diventato quelle spalle su cui noi ci appoggiamo per guardare il domani; non salire sulle spalle sarebbe presunzione di essere meglio di loro. Adesso bisogna operare una scelta di coraggio perché in questo contesto storico il rischio è quello di scendere da queste spalle: ci sembra impossibile progettare un futuro anche prossimo perché troppo concentrati sull’oggi. Lo sforzo della scuola è quello di farci stare attaccati a questi giganti continuando a guardare non da terra ma dalle spalle quello che ci aspetta. Oggi possiamo essere giganti per gli altri operando scelte in nome di quei valori che orientano l’uomo al bene: non abbandoniamoci alle grida di piazza e all’istinto ma facciamo nostra la cultura che la scuola ha il compito di far diventare patrimonio di tutti

 

L’intervista integrale è presente sul canale YouTube dell’Azione Cattolica di Lodi https://www.youtube.com/channel/UClXtHWJCseeP4k1KdlKh-Wg

* di don Mario Diana

Giacomo e Giovanni, i figli del tuono: con loro intraprendiamo questo anno associativo speciale. Un anno in cui tutto profuma di ripartenza, con la prudenza dei passi lenti e seri e il desiderio di solcare passi nuovi.

Mi sono chiesto tante volte cosa sarà passato per la testa e il cuore di Giacomo e Giovanni quando hanno chiesto a Gesù di potersi aggiudicare dei posti di onore al suo fianco nella gloria. Avevano camminato con lui e avevano ascoltato le sue parole forti e decise, eppure non riescono a soffocare quel desiderio di potere nascosto. Forse avevano paura di aver scommesso tutta loro vita su un progetto invano o forse pensavano di dimostrare a Gesù così la loro fedeltà? Non lo so sinceramente. O forse sì… questi due discepoli parlano un po’ di ciascuno di noi! Raccontano il nostro entusiasmo nell’avviare una nuova esperienza, la nostra difficoltà a comprenderne sempre il valore profondo delle cose e soprattutto la nostra paura di perdere il legame con le persone a cui abbiamo affidato la nostra vita. Il Vangelo che in questo anno ci accompagnerà sarà una vera provocazione. In un tempo di calcoli e di corse ai posti, il vangelo ci chiede di tornare all’essenziale. Quando ci chiediamo se ne valga la pena compromettersi in un progetto il Signore ci invita a scegliere la via del servizio senza tornaconto. A chi vorrebbe una vita paragonabile ad una passeggiata tranquilla è proposta la condizione di un cammino autentico.

Viviamo un periodo delicato, voi più di tutti: la vostra regione ha vissuto mesi delicati, veramente drammatici. Potremmo allora chiederci come ripartire. Il motto di quest’anno associativo, quello della campagna adesioni è “A vele spiegate”. Anche il documento, che come Presidenza nazionale abbiamo appena consegnato alle diocesi, riprende questa immagine. Come partire come associazione a vele spiegate? Facendo finta che questi mesi sono stati semplicemente, meramente una parentesi? Cercando e pregando che non torni questo tempo difficile? A noi è chiesto in questo momento di metterci al servizio e di dare la vita per questo tempo storico, per quel territorio che voi, come Azione cattolica, vivete.

Innanzitutto penso che in questo momento difficile, in cui la cronaca ci racconta pessimismo, difficoltà, paura, a noi è chiesto di essere capaci di generare nuovamente vita. Dobbiamo essere capaci di far germogliare semi di vita nel nostro territorio. Sarebbe bello chiedersi in che modo l’Azione cattolica di Lodi può essere in questo tempo profetica. Non possiamo scappare, non possiamo far finta di nulla. A noi oggi è chiesto di dare la vita, oggi è chiesto di non vivere di mezze misure.

C’è una parola che a noi cristiani alle volte fa paura: radicalità. È una parola che ci fa paura, anche perché la cultura contemporanea associa il pensiero radicale ad un pensiero culturale molto lontano dal nostro. Ma a me piace immaginare che i cristiani oggi abbiano necessità di essere radicali, devono essere radicali. I ragazzi, i giovani in modo particolare, hanno bisogno di adulti capaci di testimoniare un amore radicale, una fede radicale. 

E in questo tempo difficile all’Azione cattolica è chiesto di fare scelte radicali, che non sono scelte ideologiche ma sono scelte profetiche, scelte capaci di andare in profondità, scelte che non si fermano a una revisione superficiale.

Allora l’augurio che vi faccio al termine di questa riflessione che ho provato a condividere con voi è che possiate essere un’Azione cattolica radicale, capace di andare alla radice delle vostre scelte, capace di andare a vele spiegate perché sa di avere sulla propria barca il Signore Gesù. Un’Azione cattolica capace di andare a vele spiegate perché sa di essere sulla stessa barca.

A tutti e a ciascuno buona navigazione!

Il primo appuntamento per il Movimento Studenti di AC
è per domanica 29 settembre, alle 19, alla Casa della Gioventù.

Aspettiamo tutti gli studenti delle scuole superiori!

di Benedetta Forti

Anche questo anno scolastico è giunto al termine, ma a differenza degli scorsi, noi studenti non abbiamo provato la gioia di sentire con i nostri compagni l’ultima campanella prima dei tanto attesi mesi di vacanza. Sicuramente è stato un anno molto diverso e a dir poco “strano” perché dal 21 febbraio, a causa dell’emergenza sanitaria, siamo stati costretti a rimanere in casa e a seguire le lezioni in via telematica, attraverso videochiamate, lezioni in differita oppure tramite video assegnatici dagli insegnanti. La “Didattica a Distanza”, che è entrata fin da subito nella nostra quotidianità a pieno ritmo, ha avuto sia degli aspetti positivi, come la possibilità di mantenerci in contatto con compagni e professori e di stare al passo con gli argomenti per evitare di doverli recuperare in un’eventuale sessione estiva, sia dei risvolti negativi, come la difficoltà di seguire le lezioni a causa della mancanza di dispositivi oppure per la disorganizzazione di alcune scuole e la mancanza di impegno di certi professori. Un grande punto interrogativo di questo periodo è stato quello dell’Esame di Stato, che a poco meno di un anno dal suo ultimo cambiamento, si è ritrovato a dover essere rivisto nuovamente, tenendo conto delle ore svolte in presenza e delle norme di sicurezza da adottare per il suo svolgimento. Cosa ci aspetterà a settembre? Probabilmente si tornerà a scuola in didattica mista a gruppi alterni; sicuramente le nostre aule non saranno le stesse, con banchi distanziati e si pensa anche con qualche divisore di plexiglas. Nonostante le vacanze estive siano appena iniziate, la voglia di tornare tra i banchi è più forte che mai! 

 

Il primo appuntamento per il Movimento Studenti di AC
è per domanica 16 settembre, alle 19, alla Casa della Gioventù.

Aspettiamo tutti gli studenti delle scuole superiori!