* di Domenico Cascone 

Il Magistero di Papa Francesco ha sempre ritenuto quello dei giovani un mondo fortemente bisognoso di attenzioni. Nel 2018 il Sinodo dedicato a “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale” ha tracciato la strada per una sostanziale riforma di alcune questioni relative al mondo di chi ha tra i 18 e i 30 anni. Come è cambiata nel tempo la vita di queste persone? Come si è evoluto il rapporto giovani/Chiesa nel corso degli ultimi tempi? Quali i bisogni da soddisfare, le attenzioni da avere? Il Documento Finale del Sinodo, e successivamente l’Esortazione Apostolica Christus vivit, hanno cercato di rispondere a queste domande, tentando nello stesso tempo di offrire spunti e strumenti per affrontare un cammino nuovo e antico allo stesso tempo. Anche noi come membri del Consiglio diocesano di Ac vogliamo partecipare a questo dibattito, mettendo sul piatto le nostre esperienze per pensare un modo nuovo di parlare ai giovani e alle loro esigenze. La necessità di un cambio di passo nell’impostazione della pastorale giovanile è in questo tempo un’urgenza sociale: l’impostazione “classica” dell’accompagnamento delle vite dei giovani non può essere lo stesso usato fino ad ora. C’è la necessità di lasciare spazio a loro che sono i veri protagonisti di questo percorso, lasciandoli ”liberi di trovare strade sempre nuove con creatività e audacia” (Christus vivit, n. 203). Una prospettiva quindi più flessibile, slegata dalla programmazione statica del mondo degli adulti, troppo cadenzata e qualche volta poco adatta a contenere l’esuberanza di un giovane. Ecco quindi che assume sempre più importanza il privilegiare le esperienze piuttosto che gli incontri, il fare piuttosto che il parlare. Non si tratta però di escludere gli adulti da questo processo: chi ha già vissuto l’esperienza feconda dell’incontro con il Risorto può e deve accompagnare gradualmente i ragazzi verso una consapevolezza di una comunione ecclesiale sempre più matura. Papa Francesco indica due grandi linee d’azione per il rinnovamento della pastorale giovanile: la ricerca e la crescita. Ricerca di nuovi stimoli, di nuovi linguaggi, di nuovi temi, di nuovi strumenti per arrivare al cuore di giovani attualmente “fuori” dal contesto ecclesiale (nel senso di Chiesa come comunità); crescita non solo come formazione spirituale (e quindi incontri, approfondimenti, studio) ma soprattutto come vita comunitaria e servizio. Una politica dei “piccoli passi” quindi: non pretendere una piena adesione fin dal primo giorno, ma piuttosto una visione gratuita e graduale, calibrata secondo le esigenze di chi è accolto. È opportuno quindi pensare a dei percorsi che siano popolari, alla portata di tutti, non elitari: popolo inteso non come struttura politico-sociale o ecclesiastica ma come “l’insieme di persone che non camminano come individui ma come il tessuto di una comunità di tutti e per tutti, che non può permettere che i più poveri e i più deboli rimangano indietro.” (Ivi, n. 231). Il cammino è lungo e impegnativo, ma è una sfida che la Chiesa deve affrontare, senza paura e con la speranza nel cuore. I giovani sono una risorsa fondamentale, da loro nasceranno le comunità di domani: che questo tempo di riflessione ci aiuti a costruire radici solide e profonde, per una Chiesa vicina ai bisogni di tutti.