* di don Mario Diana

Giacomo e Giovanni, i figli del tuono: con loro intraprendiamo questo anno associativo speciale. Un anno in cui tutto profuma di ripartenza, con la prudenza dei passi lenti e seri e il desiderio di solcare passi nuovi.

Mi sono chiesto tante volte cosa sarà passato per la testa e il cuore di Giacomo e Giovanni quando hanno chiesto a Gesù di potersi aggiudicare dei posti di onore al suo fianco nella gloria. Avevano camminato con lui e avevano ascoltato le sue parole forti e decise, eppure non riescono a soffocare quel desiderio di potere nascosto. Forse avevano paura di aver scommesso tutta loro vita su un progetto invano o forse pensavano di dimostrare a Gesù così la loro fedeltà? Non lo so sinceramente. O forse sì… questi due discepoli parlano un po’ di ciascuno di noi! Raccontano il nostro entusiasmo nell’avviare una nuova esperienza, la nostra difficoltà a comprenderne sempre il valore profondo delle cose e soprattutto la nostra paura di perdere il legame con le persone a cui abbiamo affidato la nostra vita. Il Vangelo che in questo anno ci accompagnerà sarà una vera provocazione. In un tempo di calcoli e di corse ai posti, il vangelo ci chiede di tornare all’essenziale. Quando ci chiediamo se ne valga la pena compromettersi in un progetto il Signore ci invita a scegliere la via del servizio senza tornaconto. A chi vorrebbe una vita paragonabile ad una passeggiata tranquilla è proposta la condizione di un cammino autentico.

Viviamo un periodo delicato, voi più di tutti: la vostra regione ha vissuto mesi delicati, veramente drammatici. Potremmo allora chiederci come ripartire. Il motto di quest’anno associativo, quello della campagna adesioni è “A vele spiegate”. Anche il documento, che come Presidenza nazionale abbiamo appena consegnato alle diocesi, riprende questa immagine. Come partire come associazione a vele spiegate? Facendo finta che questi mesi sono stati semplicemente, meramente una parentesi? Cercando e pregando che non torni questo tempo difficile? A noi è chiesto in questo momento di metterci al servizio e di dare la vita per questo tempo storico, per quel territorio che voi, come Azione cattolica, vivete.

Innanzitutto penso che in questo momento difficile, in cui la cronaca ci racconta pessimismo, difficoltà, paura, a noi è chiesto di essere capaci di generare nuovamente vita. Dobbiamo essere capaci di far germogliare semi di vita nel nostro territorio. Sarebbe bello chiedersi in che modo l’Azione cattolica di Lodi può essere in questo tempo profetica. Non possiamo scappare, non possiamo far finta di nulla. A noi oggi è chiesto di dare la vita, oggi è chiesto di non vivere di mezze misure.

C’è una parola che a noi cristiani alle volte fa paura: radicalità. È una parola che ci fa paura, anche perché la cultura contemporanea associa il pensiero radicale ad un pensiero culturale molto lontano dal nostro. Ma a me piace immaginare che i cristiani oggi abbiano necessità di essere radicali, devono essere radicali. I ragazzi, i giovani in modo particolare, hanno bisogno di adulti capaci di testimoniare un amore radicale, una fede radicale. 

E in questo tempo difficile all’Azione cattolica è chiesto di fare scelte radicali, che non sono scelte ideologiche ma sono scelte profetiche, scelte capaci di andare in profondità, scelte che non si fermano a una revisione superficiale.

Allora l’augurio che vi faccio al termine di questa riflessione che ho provato a condividere con voi è che possiate essere un’Azione cattolica radicale, capace di andare alla radice delle vostre scelte, capace di andare a vele spiegate perché sa di avere sulla propria barca il Signore Gesù. Un’Azione cattolica capace di andare a vele spiegate perché sa di essere sulla stessa barca.

A tutti e a ciascuno buona navigazione!