"Perchè cercate tra i morti colui che è vivo?
Non è qui, è risorto" 

Sabato  30 Marzo 2019 dalle 16:00 a Lodi, presso il Polo Universitario Veterinario si terrà il Consiglio Regionale di Azione Cattolica, dal titolo "Con lo sguardo dei giovani. Riconoscere, interpretare, scegliere" come da programma della locandina.

Il Consiglio è aperto a tutti gli aderenti e responsabili associativi e dal momento che il Consiglio si terrà a Lodi siamo tutti caldamente invitati a partecipare.

di Raffaella Rozzi *

Il percorso di formazione per laici, iniziato mercoledì 6 febbraio, viene da lontano. In seno al comitato presidenti regionale ci siamo interrogati sulle priorità per la nostra Chiesa lombarda e ne è emersa la formazione dei laici, come contenitore di esperienze ed itinerari diversificati ma essenziale per la vita ecclesiale. È iniziata una riflessione fatta di incontri con i vescovi, di riflessione e confronto nei rispettivi Consigli Diocesani di AC.

Per la nostra diocesi, è sorta una richiesta di formazione in occasione del rinnovo dei Consigli Pastorali Parrocchiali. Nel Consiglio Pastorale Diocesano ci siamo confrontati sul tema, come pure nel Consiglio Diocesano di AC.

Questo itinerario è offerto sia a chi da anni con dedizione e passione si è reso disponibile al servizio, sia a chi sta iniziando a muovere i primi passi: per tutti loro desideriamo che possano essere cristiani in cammino, oranti ascoltatori della Parola, cercatori profetici del Regno di Dio, responsabili protagonisti della missione della Chiesa nel mondo. Abbiamo pensato che il valore aggiunto di un tale percorso debba essere in primis uno spazio e un tempo in cui fermarsi e lasciarsi raggiungere dalla realtà, per ascoltare e lasciarsi interrogare, per riconoscere e interpretare, per avviare scelte pastorali di un futuro presente. In particolare, avremo la possibilità di iniziare un cammino di formazione e confronto sul ruolo dei laici nella Chiesa del Terzo Millennio, con uno stile sinodale, laici e pastori insieme, come popolo di Dio. Vogliamo camminare insieme nella Chiesa universale, diocesana, parrocchiale, come laici corresponsabili, a cui sta a cuore essere compagni di strada nella via della santità del quotidiano. Ci accompagnano alcuni amici dell'Azione Cattolica lombarda, che condividono l'itinerario ecclesiale e associativo. Il tema generale è la responsabilità vissuta come corresponsabilità tra laici e pastori, declinato in tre attenzioni, personale, comunitaria ed ecclesiale, che corrispondono ai tre incontri.

Il primo incontro, mercoledì sera, ha avuto come tema “Quale laico negli organismi di partecipazione, tra consigliere e operatore”; Valentina Soncini, delegata regionale lombarda di AC, ha coinvolto i presenti in prima persona, proponendo di rispondere ad un questionario, in formato digitale, in cui, scegliendo, per ciascuna domanda, tra quattro opzioni, esprimere il proprio vissuto fatto di convinzioni ed esperienze come laici. Non vi era la risposta giusta poiché ciascuna affermazione o parola esprime un aspetto della laicità, molto dipende dal peso che gli viene attribuito.

Si può rilevare che il 54% dei presenti ha definito la sinodalità come lo stile ecclesiale; mentre per il 74% l’aspetto consultivo del consiglio pastorale è un’esigente pratica di comunione e di ascolto. Abbiamo iniziato ad individuare alcuni modi problematici di intendere l’impegno pastorale: funzionale ovvero ho un ruolo quindi esisto; individualistico cioè intendo la Chiesa a modo mio, adattandola a me o al mio gruppo, rendendo nostra una cosa di tutti; clericale ovvero occupare il posto più alto, per essere qualcuno.

Papa Francesco, in Evangelii Gaudium, dal n. 77 al 101, ha delineato alcune tentazioni degli operatori pastorali, da intendersi sia a livello personale che come comunità: individualismo, divisioni, mondanità spirituale, pessimismo, accidia paralizzante, psicologia della tomba, desertificazione spirituale. Un’interessante fotografia di atteggiamenti che talvolta vediamo in noi stessi e nella persone intorno a noi, certamente non adatti al discepolomissionario (EG 119) che vorremmo essere nella Chiesa e nel mondo. Discepoli missionari sono laici maturi che non si lasciano rubare l’entusiasmo missionario, la gioia dell’evangelizzazione, la speranza, la comunità.  Laici che curano una sana interiorità, fatta di maturità di fede personale, e una sana ecclesialità che è una visione sinodale e conciliare della Chiesa, popolo di Dio. Ci è chiesto di assumere l’oggi, laici e preti insieme, sostenuti dall’unico sensus fidei, dono fondamentale per concorrere a far accadere percorsi realmente sinodali.

MESSAGGIO PER LA QUARESIMA 2019

 

Cari fratelli e sorelle,

ogni anno, mediante la Madre Chiesa, Dio «dona ai suoi fedeli di prepararsi con gioia, purificati nello spirito, alla celebrazione della Pasqua, perché […] attingano ai misteri della redenzione la pienezza della vita nuova in Cristo» (Prefazio di Quaresima 1). In questo modo possiamo camminare, di Pasqua in Pasqua, verso il compimento di quella salvezza che già abbiamo ricevuto grazie al mistero pasquale di Cristo: «nella speranza infatti siamo stati salvati» (Rm 8,24). Questo mistero di salvezza, già operante in noi durante la vita terrena, è un processo dinamico che include anche la storia e tutto il creato. San Paolo arriva a dire: «L’ardente aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio» (Rm 8,19). In tale prospettiva vorrei offrire qualche spunto di riflessione, che accompagni il nostro cammino di conversione nella prossima Quaresima.

1. La redenzione del creato

La celebrazione del Triduo Pasquale della passione, morte e risurrezione di Cristo, culmine dell’anno liturgico, ci chiama ogni volta a vivere un itinerario di preparazione, consapevoli che il nostro diventare conformi a Cristo (cfr Rm 8,29) è un dono inestimabile della misericordia di Dio.

Se l’uomo vive da figlio di Dio, se vive da persona redenta, che si lascia guidare dallo Spirito Santo (cfr Rm 8,14) e sa riconoscere e mettere in pratica la legge di Dio, cominciando da quella inscritta nel suo cuore e nella natura, egli fa del bene anche al creato, cooperando alla sua redenzione. Per questo il creato – dice san Paolo – ha come un desiderio intensissimo che si manifestino i figli di Dio, che cioè quanti godono della grazia del mistero pasquale di Gesù ne vivano pienamente i frutti, destinati a raggiungere la loro compiuta maturazione nella redenzione dello stesso corpo umano. Quando la carità di Cristo trasfigura la vita dei santi – spirito, anima e corpo –, questi danno lode a Dio e, con la preghiera, la contemplazione, l’arte coinvolgono in questo anche le creature, come dimostra mirabilmente il “Cantico di frate sole” di San Francesco d’Assisi (cfr Enc. Laudato si’, 87). Ma in questo mondo l’armonia generata dalla redenzione è ancora e sempre minacciata dalla forza negativa del peccato e della morte.

2. La forza distruttiva del peccato

Infatti, quando non viviamo da figli di Dio, mettiamo spesso in atto comportamenti distruttivi verso il prossimo e le altre creature – ma anche verso noi stessi – ritenendo, più o meno consapevolmente, di poterne fare uso a nostro piacimento. L’intemperanza prende allora il sopravvento, conducendo a uno stile di vita che vìola i limiti che la nostra condizione umana e la natura ci chiedono di rispettare, seguendo quei desideri incontrollati che nel libro della Sapienza vengono attribuiti agli empi, ovvero a coloro che non hanno Dio come punto di riferimento delle loro azioni, né una speranza per il futuro (cfr 2,1-11). Se non siamo protesi continuamente verso la Pasqua, verso l’orizzonte della Risurrezione, è chiaro che la logica del tutto e subito, dell’avere sempre di piùfinisce per imporsi.

La causa di ogni male, lo sappiamo, è il peccato, che fin dal suo apparire in mezzo agli uomini ha interrotto la comunione con Dio, con gli altri e con il creato, al quale siamo legati anzitutto attraverso il nostro corpo. Rompendosi la comunione con Dio, si è venuto ad incrinare anche l’armonioso rapporto degli esseri umani con l’ambiente in cui sono chiamati a vivere, così che il giardino si è trasformato in un deserto (cfr Gen 3,17-18). Si tratta di quel peccato che porta l’uomo a ritenersi dio del creato, a sentirsene il padrone assoluto e a usarlo non per il fine voluto dal Creatore, ma per il proprio interesse, a scapito delle creature e degli altri.

Quando viene abbandonata la legge di Dio, la legge dell’amore, finisce per affermarsi la legge del più forte sul più debole. Il peccato che abita nel cuore dell’uomo (cfr Mc 7,20-23) – e si manifesta come avidità, brama per uno smodato benessere, disinteresse per il bene degli altri e spesso anche per il proprio – porta allo sfruttamento del creato, persone e ambiente, secondo quella cupidigia insaziabile che ritiene ogni desiderio un diritto e che prima o poi finirà per distruggere anche chi ne è dominato.

3. La forza risanatrice del pentimento e del perdono

Per questo, il creato ha la necessità impellente che si rivelino i figli di Dio, coloro che sono diventati “nuova creazione”: «Se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove» (2 Cor 5,17). Infatti, con la loro manifestazione anche il creato stesso può “fare pasqua”: aprirsi ai cieli nuovi e alla terra nuova (cfr Ap 21,1). E il cammino verso la Pasqua ci chiama proprio a restaurare il nostro volto e il nostro cuore di cristiani, tramite il pentimento, la conversione e il perdono, per poter vivere tutta la ricchezza della grazia del mistero pasquale.

Questa “impazienza”, questa attesa del creato troverà compimento quando si manifesteranno i figli di Dio, cioè quando i cristiani e tutti gli uomini entreranno decisamente in questo “travaglio” che è la conversione. Tutta la creazione è chiamata, insieme a noi, a uscire «dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio» (Rm 8,21). La Quaresima è segno sacramentale di questa conversione. Essa chiama i cristiani a incarnare più intensamente e concretamente il mistero pasquale nella loro vita personale, familiare e sociale, in particolare attraverso il digiuno, la preghiera e l’elemosina.

Digiunare, cioè imparare a cambiare il nostro atteggiamento verso gli altri e le creature: dalla tentazione di “divorare” tutto per saziare la nostra ingordigia, alla capacità di soffrire per amore, che può colmare il vuoto del nostro cuore. Pregare per saper rinunciare all’idolatria e all’autosufficienza del nostro io, e dichiararci bisognosi del Signore e della sua misericordia. Fare elemosinaper uscire dalla stoltezza di vivere e accumulare tutto per noi stessi, nell’illusione di assicurarci un futuro che non ci appartiene. E così ritrovare la gioia del progetto che Dio ha messo nella creazione e nel nostro cuore, quello di amare Lui, i nostri fratelli e il mondo intero, e trovare in questo amore la vera felicità.

Cari fratelli e sorelle, la “quaresima” del Figlio di Dio è stata un entrare nel deserto del creato per farlo tornare ad essere quel giardino della comunione con Dio che era prima del peccato delle origini (cfr Mc 1,12-13; Is 51,3). La nostra Quaresima sia un ripercorrere lo stesso cammino, per portare la speranza di Cristo anche alla creazione, che «sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio» (Rm 8,21). Non lasciamo trascorrere invano questo tempo favorevole! Chiediamo a Dio di aiutarci a mettere in atto un cammino di vera conversione. Abbandoniamo l’egoismo, lo sguardo fisso su noi stessi, e rivolgiamoci alla Pasqua di Gesù; facciamoci prossimi dei fratelli e delle sorelle in difficoltà, condividendo con loro i nostri beni spirituali e materiali. Così, accogliendo nel concreto della nostra vita la vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte, attireremo anche sul creato la sua forza trasformatrice.

Dal Vaticano, 4 ottobre 2018, 
Festa di San Francesco d’Assisi

di don Fabrizio De Toni *

La vita spirituale, la vita impostata in sinergia con i desideri dello Spirito, è un procedere ritmato, sensato, regolare perché lo Spirito è il contrario del caos e dell'improvvisazione inconcludente.

Proviamo a dare alcune dritte di tipo pedagogico, senza scadere nella banalizzazione, per danzare le giornate tenendo il ritmo dello Spirito (il 'respiro' di Dio) e il ritmo della Parola del giorno. Gli umani sono creature segnate dal cadenzare del tempo, dal ritmo giorno e notte, veglia e sonno, attività e riposo. Tale ciclicità quotidiana dà il 'là' ad altre tipologie di scansioni: settimanali, mensili, annuali... alle fasi e stagioni della vita... sino ai cicli liturgici ed ecclesiali. Si interromperà con la morte per entrare nel battito del cuore di Dio, per sempre. Per il cammino credente sarà il Vangelo del giorno a segnare il tempo, a caricarlo di sensatezza e direzione, di luce e di bellezza. Intorno ad esso è possibile organizzare il tempo.  Ecco la prima evidenza pedagogica, la pagina della Parola che la chiesa oggi ci consegna è il rito e il ritmo per una formazione permanente, altrimenti sarà una dispersione frenetica o pigra permanente ed insoddisfacente.

Gli spazi tra una battuta e l'altra, gli intervalli non vanno scambiati per dei vuoti da riempire a casaccio, sono piuttosto delle fasi determinate dalla Parola che vanno ben individuate ed interpretate con fedeltà e intraprendenza. La 'meditazione' della Parola, la 'custodia' nel cuore della Parola, la sua 'realizzazione' concretissima consentiranno di attraversare la giornata e di chiuderla lasciandoci scrutare da essa. Faremo l'esperienza della paternità di Dio. Egli ci darà il buongiorno e ci bacerà con il bacio della notte sussurrandoci una Parola che avvierà e concluderà i nostri passi, che ci riempirà di stupore e di gratitudine, di consolazione e senso di riconciliazione. Ricordo come il Card. Martini incoraggiava i laici a darsi tre minuti al mattino per aprire la Parola del giorno, per nutrirsi in una veloce e nutriente colazione simile alla porzione di manna data ad Israele per il suo viaggio. Evitiamo di pensare nostalgicamente a lectio prolungate di impostazione monastica impraticabili in forma routinaria. Quelle tuttavia di tanto in tanto si potranno godere, preferibilmente lungo gli itinerari formativi della propria associazione di base o in pause annuali dedicate ad hoc alla preghiera e alle attività interiori. Da non trascurare il consiglio di scriversi su un post-it (biglietto adesivo) il passaggio più significativo, da dove lo Spirito ci ha ammiccato. Lo si può tenere in tasca o appiccicare al frigorifero... ma in realtà per portarlo nel cuore e farlo interagire con ciò che accade e ci tocca dentro. Sarà una Parola che aprirà gli occhi, fornirà intuizioni, permetterà un discernimento, indicherà il da farsi e la scelta da prendere. Non manchino quindi alla sera, in forma speculare, i tre minuti simbolici e rituali per una verifica del tragitto quotidiano sempre alla luce della fiaccola della Parola. Ci si addormenterà con un animo che tenderà a rilassarsi pacificato e riordinato. Il Padre poi proseguirà misteriosamente la sua opera formativa nel profondo dei suoi figli vegliando con tenerezza.

assistente centrale per il Settore Adulti di AC