a don Fabrizio e a don Marco, i nostri auguri più cari e la nostra preghiera

a don Fabrizio e a don Marco, i nostri auguri più cari e la nostra preghiera

 

È con immensa gioia che tutta l’Azione Cattolica accoglie la nomina di don Fabrizio De Toni, sacerdote del clero della diocesi di Concordia-Pordenone, ad Assistente centrale del Settore Adulti di Azione Cattolica. Siamo grati al Signore per questo grande dono e al Consiglio episcopale permanente della Cei per aver individuato con cura e attenzione paterna il nostro nuovo assistente. La nostra riconoscenza a chi con generosità e passione l’ha preceduto nell’incarico, don Emilio Centomo. Nel corso della stessa sessione di lavori, il Consiglio episcopale permanente ha nominato don Marco Ghiazza, sacerdote del clero della diocesi di Torino e attuale Assistente centrale dell’Azione Cattolica dei Ragazzi (Acr), ad Assistente nazionale della Gioventù Operaia Cristiana (Gioc). A don Fabrizio e a don Marco gli auguri più cari e la preghiera della Presidenza nazionale Ac e di tutta l’Associazione, nella speranza che queste loro nuove responsabilità siano piene di luce e feconde di doni dello Spirito, ricche della grazia del Signore. Consapevoli del prezioso compito che gli Assistenti svolgono in ordine alla formazione di coscienze di laici coerenti, forti, capaci di vita cristiana autentica.

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Il saluto di don Fabrizio De Toni all’Associazione

Passaggio inatteso e disorientante la chiamata ad entrare in forze presso il Centro nazionale come Assistente degli adulti di Ac. Appena concluso il mio mandato quinquennale come Vicario episcopale per la pastorale nella diocesi di Concordia-Pordenone ero proiettato per almeno altri tre anni come “regista” della Visita Pastorale da pochissimo avviata. Inoltre in diocesi ci stiamo accingendo a por mano ad una energica riorganizzazione dei servizi di curia.
La proposta arrivava energica e suscitava alcune perplessità: uscita di scena dal campo di gioco diocesano in un frangente delicato, congedo da due comunità parrocchiali con le quali si è condiviso un cammino intenso ma nel contempo troppo breve, famiglia con due genitori piuttosto acciaccati che vivono con a carico mio fratello disabile. Il discernimento non si è protratto per molto per arrivare al “sì”.
L’elemento che ha fornito la spinta ultima? Nessuna avance o messa in atto di ammiccamenti per arrivare al Centro nazionale. Era chiara per me che la domanda arrivava dalla Chiesa e dallo Spirito. Perché dire di no a qualcosa che Dio gradisce? E quindi, consapevole di tutta la mia povertà scendo dal Nord… sereno. Prendendo a prestito il linguaggio di Paolo di Tarso, arrischio di “vantarmi” di due dati oggettivi.
Per buona parte debbo la maturazione e la sagomatura del mio profilo vocazionale proprio all’Azione Cattolica, per la quale ho lavorato in questi ultimi anni come Assistente diocesano. Infatti, ho armeggiato come educatore Acr e più tardi Acg. Quindi un certo gusto per la formazione e per una azione pastorale includente i laici mi viene di lì. L’altro elemento di cui vado fiero è una “spina” che mi è stata conficcata nella carne all’età di trent’anni. Sono caduto in uno stato depressivo drammatico. Una debacle trasformatasi successivamente in storia di salvezza. Sono come rinato vocazionalmente: «Quando sono debole è allora che sono forte (2Cor 12,10)»! È il Magnificat che mi sgorga spontaneo dal cuore e non lo posso tacere. Ho appreso che l’arte formativa di Dio è “altra” rispetto ai nostri schemi rigidi e codificati. Lui ama e chi-ama sempre, in modo permanente, forma e plasma i sui figli in ogni frammento della vita, prove incluse. Lungi dall’avvilirmi o dallo spaventarmi è una verità che mi entusiasma, e mi attira esattamente là dove gli aspetti formativi vengono messi all’ordine del giorno.
Conoscendomi, lo dico in modo umoristico, penso che dovrò intercedere ogni mattina la grazia di non dimenticarmi che in AC non sarò il parroco ma l’assistente. La squadra con la quale collaborerò, e che ho già iniziato ad apprezzare, saprà certamente tenere a bada certe smanie adolescenziali. Desidero effettuare un ingresso e una permanenza accentuando l’atteggiamento dell’ascolto: di una memoria e un patrimonio straordinario, di ben 150 anni; di una famiglia piuttosto ricca nei suoi differenti livelli e articolazioni; di una prospettiva missionaria che non si accontenta di conservare le sue economie interne.
Avendo presente l’intervento provocatore e profetico di Papa Francesco al Fiac, il 27 aprile di quest’anno, e l’appassionata relazione del Presidente Matteo Trufelli all’ultima Assemblea nazionale, mi piace l’immagine casalinga della “gamba del tavolo”. Tra Preghiera, Formazione, Sacrificio, Apostolato la zampa prioritaria nella Chiesa sognata in Evangelii gaudium è quella dell’Apostolato, ovvero della Chiesa in uscita.
In uno scenario di identità deboli e aggressive è necessario vigilare sulla tentazione di arroccarsi nella cittadella dei convinti o nel lasciarsi andare allo scoramento. Più che a contarci nei numeri, a badare alle proprie economie di sussistenza o ad occupare spazi di visibilità, siamo sollecitati ad essere Chiesa e Associazione “inquieta”, libera di uscire dalla ripetitività e scontatezza, pronta ad incontrare, ad immergersi tra la gente per narrare la bellezza del Vangelo, impegnata ad educare alla corresponsabilità ecclesiale e sociale, in continuo discernimento coraggioso ed evangelico di ciò che è buono, vero, giusto, bello.
Per concludere, avverto che l’avventura associativa che s’avvia è come una sorta di “secondo annuncio” per me. Sento di essere nuovamente evangelizzato. Mi vengono riproposte le ragioni fondanti del credere per dare a mia volta ragione della fede che mi abita. Insomma, una immersione a tempo pieno nell’Ac, per la quale domando la vostra preghiera perché sia “battesimo” vero e fecondo.

don Fabrizio,
28 settembre 2017

 

Momento di ringraziamento

Momento di ringraziamento

In questo momento di avvicendamento, siamo invitati ad accompagnare i nostri assistenti diocesani con la preghiera e la partecipazione ai momenti di saluto e accoglienza.

Sabato 23 settembre, alle 18.30 presso la Casa della Gioventù, con la Celebrazione Eucaristica vogliamo ringraziare il Signore per il ministero di don Vincenzo quale assistente dell’AC diocesana di Lodi. Sarà l’occasione per salutare don Vincenzo e per accogliere don Luca. Al termine della Santa Messa ci sarà un momento conviviale.
Le Associazioni Territoriali che intendono partecipare al momento di saluto di sabato 23, sono invitate a segnalarlo alla Presidenza Diocesana.
Sabato 30 settembre, accompagniamo don Vincenzo all’inizio del ministero di parroco della comunità di S.Maria Ausiliatrice in Lodi: la Santa Messa con il rito di immissione sarà alle 20.45.
 
L’invito è esteso a ciascun aderente ed assistente di ogni associazione.

 

Il decalogo del discernimento

Il decalogo del discernimento

 

I Presidenti e Assistenti di Azione Cattolica riuniti per il Convegno di Bologna sono stati accompagnati a chiedersi e a comprendere cosa significhi e cosa si intenda per “discernimento comunitario”. Un discernimento che si collochi dentro la conversione missionaria del nostro tempo e guardi alla nostra storia associativa, aiutandoci a intendere la nostra responsabilità nei confronti del patrimonio di cui siamo custodi. Un patrimonio ricco, sostegno per l’Associazione nel suo “sporgersi in avanti” e nel continuare a capire come “restare fedele alla propria identità pur cambiando” (Matteo Truffelli). Chiamati – come e in quanto Azione Cattolica – a compiere questo “atto di intelligenza spirituale” che sopra ogni cosa ci consente di comprendere e mettere in pratica ciò che a Dio è più gradito. Mons. Gualtiero Sigismondi, a tal proposito, ha suggerito ai partecipanti un possibile decalogo per vivere il discernimento come un’arte:

1. Stimare gli altri superiori a se stessi gareggiando nel sopportarsi a vicenda nell’amore.
2. Saper nutrire un po’ di diffidenza verso il proprio giudizio.
3. Trovare soluzioni condivise cercando i punti di convergenza a partire da quelli di tangenza tendendo al massimo bene possibile e non al minimo indispensabile.
4. Coniugare analisi e sintesi: “non basta utilizzare il telescopio ma anche il microscopio” perché il tutto è più importante della parte.
5. Riconoscere che un’individuazione dei fini da sola non basta senza i mezzi concreti per raggiungerli.
6. Avere memoria del futuro interpretando “i sogni degli anziani e le visioni dei giovani” senza cedere la Parola alla nostalgia e all’utopia perché entrambe soffocano la profezia.
7. Avere l’umiltà di avviare processi a lunga scadenza senza lasciarsi superare dall’ossessione di raggiungere risultati immediati.
8. Imparare a tendere l’orecchio alla Parola di Dio e a sentire il polso del tempo e della vita.
9. Avere la serena consapevolezza che tutto concorre al bene.
10. Tenere insieme dottrina e pastorale.

Andiamo allora in Galilea abbandonando le nostre certezze e il nostro sentirci “evangelizzatori di professione” e accreditandoci non come portatori ma come cercatori di Cristo!

 

18 e 27 settembre

Ecco la locandina dei primi appuntamenti di questo nuovo anno associativo

Lunedì 18 Settembreverrà presentata la proposta per i cammini formativi per gli adulti.
Si tratta di un appuntamento rivolto ai responsabili associativi, ai sacerdoti ed in generale a tutte quelle figure pastorali coinvolte nella formazione degli adulti

Mercoledì 27 Settembre: momento di preghiera e meditazione sull’icona biblica dell’anno, ci guida don Stefano Chiapasco.