I terremoti della natura e il male degli uomini

I terremoti della natura e il male degli uomini

di Luigi Alici* – La natura si riprende la scena con il suo potere primordiale, quasi selvaggio, e ripropone domande antiche sul bene e sul male, sulle vittime e i colpevoli; come nel terribile terremoto di Lisbona (1755), dopo il quale scaturì un acceso dibattito intorno al male nel mondo, interpretato, di volta in volta, come prova della collera divina o come smentita di ogni facile ottimismo. L’enigma del male resta, ancora oggi, un peso durissimo da portare, per la vita umana e per il pensiero. Tuttavia non possiamo confondere il piano naturale degli eventi con quello morale delle azioni: il terremoto è un fatto, l’omicidio è un atto. Nel primo caso non ci sono intenzioni né colpe né imputazioni di responsabilità. Gli eventi naturali non sono la longa manus di Dio e non dobbiamo quindi fare salti mortali per giustificarne l’operato. Non possiamo però, per lo stesso motivo, nemmeno usarli per negare la sua esistenza. Gli eventi naturali ci parlano solo di se stessi: per guardare oltre, abbiamo bisogno di un altro linguaggio.

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La strada delle armi

La strada delle armi

11 Novembre 2016 ore 21:00 – Sala Granata, via Solferino – Lodi

Programma della serata

Ore 21.00 | Apertura dell’incontro e saluti a cura del Gruppo di iniziativa territoriale dei Soci di Banca Etica della Provincia di Lodi.

Ore 21.15 | La strada delle armi. Perché il commercio di armamenti e le spese militari incidono nella vita di tutti noi
                  > Interviene: Francesco Vignarca
                                      Coordinatore nazionale della Rete Italiana per il Disarmo

Ore 22.00 | Dibattito

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Ricordo del Servo di Dio dottor Giancarlo Bertolotti

Ricordo del Servo di Dio dottor Giancarlo Bertolotti

Dott. Giancarlo Bertolotti

Carissimi,

abbiamo il piacere di comunicarvi che in occasione dell’11° anniversario della  salita al cielo del carissimo Servo di Dio dottor Giancarlo Bertolotti ci ritroveremo per la Celebrazione Eucaristica nella Basilica dei santi Francesca Cabrini e Antonio Abate di Sant’Angelo Lodigiano, sabato 5 novembre alle ore 18.

Presiederà la santa messa il vescovo di Pavia mons. Corrado Sanguineti. Nella stessa giornata l’archivio del dottor Bertolotti, situato sul lato destro della Basilica, in via Mons. Rizzi, 4, rimarrà aperto dalle ore 16,00 alle 18,00 per visite libere. Gli incaricati per l’archivio saranno a disposizione per ogni informazione.

Un cordiale saluto.

Ambrogio Bianchi

membro della Commissione Storica della Causa di Beatificazione del dottor Giancarlo Bertolotti e incaricato per l’archivio

«Cari adulti è ora di darci retta»

«Cari adulti è ora di darci retta»

Sinodo dei giovani 2018. Una grande occasione da mettere a frutto 

di Gioele Anni*- «Io vi domando, voi rispondete: le cose si possono cambiare?». Nel parco di Blonia zuppo di pioggia, tante lingue formavano una sola voce: «Sì! Yes! Oui! Tak!». Era il primo incontro tra Francesco e i giovani, a Cracovia. E il Papa, felice, confidava: «La Chiesa oggi vi guarda – direi di più: il mondo oggi vi guarda – e vuole imparare da voi». Chissà se Francesco aveva già in mente di dedicare ai giovani il Sinodo del 2018. Di certo, in quel dialogo, ne ha tracciato il percorso. Oggi la Chiesa guarda a noi giovani, a chi come me ha tra i 20 e i 30 anni, per intercettare la voglia di cambiamento della nostra generazione. E crede che in questo mondo, più abituato a darci etichette (“sdraiati”, “bamboccioni”, “generazione what?”) che ad ascoltarci, abbiamo persino qualcosa da insegnare.

Che cosa vogliamo dire, alla Chiesa universale e alla società tutta? Almeno due cose. Che abbiamo ancora sogni, e siamo pronti a sporcarci le mani per realizzarli. E che è bello essere giovani proprio adesso, proprio in questo mondo. Sì, perché la nostra generazione ha tanti problemi, e li sperimentiamo sulla nostra pelle. La crisi economica, ovunque, ha colpito soprattutto noi. Diventare adulti è sempre più faticoso. La guerra «a pezzetti» e il fanatismo ci fanno paura. Eppure guardiamo con fiducia a quello che la realtà oggi ci offre. Siamo la generazione che abbatte le distanze: coltiviamo amicizie in tutto il mondo, viaggiamo tra gli Stati come i nostri genitori potevano solo sognare. Con le nuove tecnologie arricchiamo le conoscenze, ci confrontiamo, facciamo sentire la nostra voce. E nelle nostre vite precarie riscopriamo valori dimenticati: l’incontro, la condivisione, la solidarietà.  Insomma, noi non vogliamo semplicemente il cambiamento. Noi siamo già cambiati, e sappiamo che il mondo deve cambiare insieme a noi. Oppure, come in un film già visto, muri e sfruttamento prevarranno su ponti e dignità.

Questi due anni sono un’occasione straordinaria per generare processi con i giovani, così che i vescovi riuniti nel Sinodo possano dare eco anche ai nostri pensieri. Processi di ascolto reciproco tra le generazioni, di dialogo schietto. Insieme potremo provare a leggere questo mondo, e i segni di bene che lo abitano. Certo, dovremo confrontarci con il pregiudizio che molti giovani hanno nei confronti della Chiesa: nei luoghi dei giovani, i cristiani sono minoranza. Serve comprendere i motivi di questo distacco, ma forse è ancora più importante agire. Dove c’è un pregiudizio, lo si può vincere solo offrendo una nuova chiave di lettura: il sogno è che le nostre parrocchie, le associazioni, tutti i gruppi si aprano per ascoltare i giovani; che siano comunità sempre più accoglienti, in cui nessuno si senta giudicato ed escluso. In fondo doveva essere così in quel gruppo di persone umili, fragili e ferite, ma caparbiamente innamorate del bene, che seguivano Gesù.

Il tema del Sinodo, scelto da Francesco, ha le potenzialità per coinvolgere proprio tutti. La maggior parte dei giovani, è vero, dice di non avere “fede”. Ma in un mondo che ci sembra andare troppo veloce, sentiamo il bisogno di recuperare spazi di vita spirituale. È da qui che si può partire, accompagnando le domande di senso, lungo una strada nuova da percorrere insieme. E tutti noi, in questa età, compiamo le scelte decisive per la nostra vita. Anche il “discernimento vocazionale” è un cammino: nelle grandi decisioni (percorso di studi, affetti, città, lavoro…), come nella vita quotidiana. Ogni giorno siamo chiamati a discernere: da che parte stare, come portare il nostro contributo per un mondo più equo, con meno squilibri e più diritti. La Chiesa ci ascolta, il mondo ci guarda: con umiltà, con gioia e con passione, noi ci siamo. 

*Segretario nazionale del Movimento Studenti di Azione Cattolica (Msac).

Articolo pubblicato su «Avvenire» del 12 ottobre 2016