Avvicendamento assistenti

Avvicendamento assistenti

 

Il Vescovo Maurizio ha nominato don Luca Pomati, assistente diocesano unitario, per i settori adulti e giovani, e don Stefano Ecobi, assistente del gruppo FUCI.

A don Vincenzo il nostro grazie per il tempo, le idee, le risorse, la premura, le relazioni e la passione dedicate all’associazione e a ciascun aderente.

Accogliamo con gioia don Luca e don Stefano a cui assicuriamo amicizia e condivisione, insieme in cammino con la Chiesa Laudense.

Accompagniamo con la preghiera don Vincenzo, don Luca e don Stefano nei rispettivi incarichi.

 

Gli Orientamenti triennali dell’AC: custodire, abitare e generare

Gli Orientamenti triennali dell’AC: custodire, abitare e generare

 

di Maria Grazia Vergari*

Un Papa che si ferma con paterno affetto a chiacchierare con tutta l’Ac del mondo un’ora e un quarto, centomila persone in piazza S. Pietro a ricordare 150 anni di una bella storia, i dibattiti e le riflessioni della XVI Assemblea nazionale… Momenti storici, ricordi, sguardi, parole, abbracci, gesti familiari per noi di Ac. Giorni intensi quelli vissuti nella scorsa assise associativa e nell’incontro con Papa Francesco. Fare memoria, impegna ancora di più a progettare. Dove vuole andare l’Azione cattolica nei prossimi anni? Il Consiglio nazionale ha raccolto pensieri ed emozioni vissuti in quei giorni e ha cercato di dare parole a tutto questo!
Frutto del lavoro di discernimento comune sono gli Orientamenti triennali: un documento che contiene le attenzioni particolari dell’Ac per questo tempo, i temi e le linee giuda per ciascun anno del triennio 2017-2020 e il riferimento alle tre icone bibliche che accompagneranno ragazzi, giovani e adulti nella loro formazione associativa.

L’icona evangelica
«Vi precede in Galilea» (Mc 16,7): è l’icona evangelica del triennio; è il messaggio che le donne del mattino di Pasqua devono portare ai discepoli, ancora dispersi e impauriti. L’appuntamento con il Risorto non è a Gerusalemme, ma è là dove tutto era iniziato! Ritornare in Galilea per noi è essere capaci di rileggere tutto alla luce della Resurrezione, un’esperienza che ha illuminato per prima la nostra vita. È riscoprire l’esperienza dell’incontro personale con Gesù Cristo. Con questa consapevolezza e questo stile vogliamo metterci accanto agli uomini del nostro tempo, sulla loro strada per scoprire con loro le tracce del Risorto che è già presente.

Un cammino triennale
Il cammino del triennio sarà quindi guidato da tre verbi: custodire, abitare e generare.
CustodireCentocinquanta anni di storia sono un dono, un’eredità preziosa che chiede di essere custodita. Nell’anno del 150° vogliamo fare memoria, custodendo ciò che è essenziale, lasciandoci sollecitare dalla “conversione missionaria” più volte invocata da Papa Francesco per le nostre comunità. Per noi andare all’essenziale è riconoscere l’Ac scuola di comunione ecclesiale, scuola di sinodalità: siamo laici di Azione cattolica che sperimentano la bellezza del discernimento come la strada per imparare a comprendere e vivere la volontà di Dio per la nostra esistenza, per quella dei nostri fratelli. Andare all’essenziale significa, riconoscere il valore grande che in Associazione ha il dialogo intergenerazionale e le grandi potenzialità di un’esperienza popolare capace di mettersi accanto a tutti per annunciare il Vangelo.
Abitare. Essere discepoli missionari per noi è impegno a stare nel mondo. Desideriamo innanzitutto vivere la nostra missione nel riconfermare la scelta educativa di essere accanto ad ogni uomo e donna per sostenerlo nel cammino e accompagnarne i passi, stando in mezzo alla gente, nei luoghi della quotidianità, dando il nostro contributo nel mondo sociale, politico ed economico, come laici che incarnano il Vangelo nel mondo inculturandolo. Questo abitare ci invita a rivedere i linguaggi e le strutture che dell’evangelizzazione sono responsabili per essere sempre più coinvolgenti e non esclusivi, ci invita ad abitare le periferie, costruire cultura nelle carceri, nelle fabbriche, nei quartieri.
GenerareGenerare significa accogliere l’invito a primerear (prendere l’iniziativa), ad uscire fuori da sé per farsi prossimi, vivificati dalla Parola e dall’Eucaristia che continuamente ri-generano e rinnovano nell’amore. Per generare occorrerà allora anzitutto farsi «generatori di senso» (Evangelii gaudium, 73) per gli uomini di questo tempo, accompagnarne i passaggi essenziali dell’esistenza curandone la vita spirituale. Per l’Ac generare è avere a cuore più i processi da attivare che gli spazi da occupare.

Le attenzioni
In questo triennio le diocesi saranno sempre più chiamate in continuità con lo scorso triennio a coltivare alcune attenzioni
La cura della parrocchia. È impegno ad abitare le parrocchie e prenderci cura dei processi di trasformazione in atto, accompagnandone l’apertura missionaria secondo la prospettiva dell’EG. Anche in questo triennio si è scelto di accompagnare e sostenere con sempre più forza il servizio dei presidenti parrocchiali il cui servizio è essenziale per la cura delle persone; attenzione alla  parrocchia significa, inoltre, valorizzare la dimensione intergenerazionale delle associazioni e crescere nella unitarietà.
Il dialogo e il confronto con le culture nella volontà di spendersi nel dibattito culturale e darsi gli strumenti per poter dialogare sui temi cari alla vita delle persone e dei territori. Dialogo è impegno tenace e creativo per la costruzione di alleanze dentro e fuori la Chiesa.
La cura della vita del laico, attraverso il sostegno della sua vita spirituale e la ricerca degli strumenti per accompagnarla. Questa attenzione passa dall’impegno sempre più consapevole e creativo per una formazione capace di sostenere i laici a vivere nel mondo, dentro le sfide di questo tempo.
La popolarità come impegno delle nostre associazioni locali ad essere “con tutti e per tutti”, che dice capacità di porsi in ascolto delle domande, trovare linguaggi e forme perché il Vangelo arrivi a tutti. Popolarità è accogliere la sfida di sapersi raccontare e, suscitando curiosità e interesse, anche di promuovere l’associazione.

È questo l’orizzonte dell’Ac per il prossimo triennio, che troverà concretezza nei passi, nei volti, parole, nelle scelte, nelle storie delle persone e dei territori di ogni realtà diocesana. Saranno tanti modi con cui incarnare l’invito di papa Francesco a tenere viva quella “passione cattolica”, “la passione della Chiesa, vivere la dolce e confortante gioia di evangelizzare”.

*Vicepresidente nazionale dell’Ac per il Settore Adulti. L’articolo è un’anticipazione di “Segno” di agosto (n.8-2017)

 

Il presidente della Cei, card. Gualtiero Bassetti, a Casa San Girolamo incontra la Presidenza nazionale di Ac

Il presidente della Cei, card. Gualtiero Bassetti, a Casa San Girolamo incontra la Presidenza nazionale di Ac

 

Il presidente della Cei, card. Bassetti, a Casa San Girolamo incontra la Presidenza nazionale di Ac

Seminare, accogliere, ascoltare: sono i tre verbi che il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia e presidente della Conferenza episcopale italiana, ha “consegnato” domenica 16 luglio incontrando la Presidenza nazionale dell’Azione cattolica riunita a Casa San Girolamo per tre giorni di lavoro, preghiera e programmazione dell’anno associativo.

Il cardinale è stato accolto dal presidente Matteo Truffelli e dall’assistente generale mons. Gualtieri Sigismondi. Con loro la presidenza e gli assistenti dei diversi settori di Ac. Durante un confronto sul profilo e il ruolo dell’associazione, il presidente della Cei ha indicato due testi per il cammino dell’Ac: l’Evangelii nuntiandi di Paolo VI e l’Evangelii gaudium di papa Francesco. Si è poi soffermato a richiamare il valore di una “chiesa del tempo ordinario” e il compito dei laici nell’opera “feriale” di evangelizzazione.

Dopo lo scambio con i componenti della presidenza, la giornata è proseguita con la messa e con il pranzo: prima dei saluti, nel pomeriggio, sono stati donati a Bassetti alcuni testi di Carlo Carretto e i “Quaderni di Spello”, collana dell’editrice associativa Ave. Nell’invito alla lettura per questo periodi estivo proponiamo il testo dell’omelia del cardinale.

 

Carta e taccuino, per dare profondità alla vita

Carta e taccuino, per dare profondità alla vita

 

di Michele Pace*

Ci sono cammini umani che calpestano pietre, e spesso le spostano. Ci sono cammini umani, invece, che hanno bisogno proprio delle pietre per essere celebrati e rimanere nella memoria. È stato così, infatti, per il cammino di patriarchi, re e profeti dell’antico Israele. Un cammino segnato spesso da pietre votive, le cosiddette “steli” o “altari”, che avevano lo scopo di aiutare il popolo eletto a imprimere nella propria memoria un particolare luogo in cui era avvenuta l’epifania di Dio. Si legge per esempio nella Genesi: «Il Signore apparve ad Abramo e gli disse: “Alla tua discendenza io darò questo paese”. Allora Abramo costruì in quel posto un altare al Signore che gli era apparso» (Gn 12,7). Questo e altri passi biblici, hanno portato fratel Giancarlo Sibilia a pensare a una vera e propria “teologia delle pietre”, che potesse descrivere questo meraviglioso intreccio tra il cammino di Dio e i passi degli uomini di tutti i luoghi e di tutti i tempi.
E se noi provassimo oggi a sostituire quelle pietre con dei pezzi di carta? Probabilmente diventerebbero le pagine di un taccuino su cui annotare eventi, parole e incontri che accadono nella nostra quotidianità. È lo stesso piccolo fratello della comunità di Sassovivo, infatti, a immaginare le pagine del taccuino spirituale, come una serie di pietre attraverso cui poter segnare i passaggi di Dio nelle piccole-grandi cose del quotidiano. Uno strumento, insomma, che aiuti ciascun credente a fare un esercizio spirituale costante sulla propria vita.
Questo esercizio si nutre di tre passaggi fondamentali: mettersi in ascolto della vita, annotare su un taccuino le cose che accadono, per poi cogliere in esse la presenza stessa di Dio. Uno strumento semplice insomma, ma dalle potenzialità uniche. Matita e carta per dare profondità alla vita.

La radiografia della quotidianità
Cercando di sviscerare in maniera puntuale questi passaggi, potremmo descriverli come una sorta di “radiografia della quotidianità”. Si parte infatti dal saper osservare e saper ascoltare con attenzione la realtà, ovvero gli accadimenti della nostra quotidianità e di quella del mondo, le persone che incrociamo con i loro linguaggi verbali e non verbali. Da questo punto di vista è importante saper porre attenzione sia agli avvenimenti e agli incontri già programmati che a quelli che, molto spesso, giungono inaspettati. Essi potrebbero costituire la Parola di Dio per noi. In secondo luogo si tratta di annotare con una certa puntualità quelle cose che colpiscono, in maniera istantanea, il nostro cuore e la nostra mente, e che sono in grado di portare, da subito, il vissuto a un livello più alto di percezione rispetto alla semplice contingenza. Il terzo e ultimo passaggio consiste nella capacità-possibilità di ritagliarsi dei momenti di riflessione personale (al termine della giornata, settimanalmente o mensilmente) o guidata (dialogo con il proprio padre spirituale) per poter rileggere le cose annotate alla luce della Parola di Dio. Dobbiamo essere consapevoli che questa lettura talvolta risulterà immediata, altre volte, invece, richiederà tempi lunghi, in cui lasciare sedimentare alcune cose il cui significato sarà chiaro solo in seguito.

Esercizio che richiede dedizione
Quante potenzialità in questo strumento semplice e immediato. Un esercizio che, certo, richiede una dedizione costante, ma che in determinati passaggi della propria vita può essere importante per un discernimento autentico, finalizzato a scegliere per il meglio. Potremmo sintetizzare in questa maniera tali potenzialità. Anzitutto, nel mentre affrontiamo questo esercizio, esso ci aiuta a rimanere fedeli alla logica dell’incarnazioneTale logica, che è inscritta nella rivelazione stessa, ci racconta di un Dio che si rende presente nella nostra vita concreta e fa di essa il luogo della salvezza. Inoltre, annotare gli accadimenti della nostra vita, ci aiuta a stare nella complessità della vita stessa. Essa non è idealisticamente perfetta, ma è insieme bella e faticosa. Anzi, il dolore, la difficoltà, le frustrazioni e anche il peccato potrebbero essere il momento di nuove chiamate di Dio. Sono occasioni preziose di cambiamento, crescita e conversione.

Lì il Signore è già all’opera
Ma il taccuino risulta essere un aiuto importante anche nel momento in cui ci si sofferma a riflettere sulle cose annotate. Spesso è utile, infatti, distanziarsi dalla realtà per vederla meglio e cogliervi in essa le tracce di qualcosa che va oltre la realtà stessa. È in questo secondo passaggio, inoltre, che il taccuino aiuta a ricordare quello che da subito ci ha fatto battere il cuore e ci potrebbe far riconoscere, attraverso la Scrittura, una presenza. Ricordare per stupirsi dei doni di Dio nascosti in tutte le cose; per accogliere la meraviglia di una Parola che ci raggiunge attraverso le strade più impensate, e quindi vivere riconoscenti e grati. Ricordare, però, ci aiuta anche a rivedere gli aspetti più bui della propria vita: situazioni di peccato, relazioni che non funzionano. Insomma un taccuino per imparare a dire con il salmista: «Grandi cose ha fatto il Signore per noi: eravamo pieni di gioia» (Sal 125,3). Grazie a questo strumento, infatti, anche la nostra preghiera sarà più autentica perché nutrita della vita.
Questo significa allenarsi a vivere il primato della vita, dove il Signore è già all’opera e lo si impara a riconoscere illuminati dalla Parola. Allora matita e taccuino in mano e… buona vita!

*Assistente ecclesiastico nazionale del Msac e del Mieac

 

“UN MINUTO PER LA PACE” 2017 – giovedì 8 giugno ore 13

“UN MINUTO PER LA PACE” 2017 – giovedì 8 giugno ore 13

Anche quest’anno il Forum Internazionale di Azione Cattolica propone a tutti gli uomini e a tutte le donne di buona volontà “Un minuto per la pace”: per unire il nostro impegno e la nostra preghiera per la pace, purtroppo ancora spezzata o minacciata in diverse regioni del mondo. L’appuntamento è per  giovedì 8 giugno prossimo alle ore 13, nel terzo anniversario dello storico incontro in Vaticano tra Papa Francesco e i presidenti di Israele e Palestina. La proposta del Fiac è che quel giorno, alle ore 13, ognuno possa fermarsi un attimo, per un minuto, a pregare. Da soli o in gruppo, in chiesa ma anche nelle nostre case o nei luoghi di lavoro o di studio. “Un minuto per la pace”: per rispondere nel quotidiano a Papa Francesco che ci ricorda quanto la pace sia un “lavoro artigianale” che richiede passione, pazienza, esperienza, tenacia.

 

Fare la pace è un lavoro artigianale: richiede passione, pazienza, esperienza, tenacia. Beati sono coloro che seminano pace con le loro azioni quotidiane, con atteggiamenti e gesti di servizio, di fraternità, di dialogo, di misericordia (Sarajevo 5 giugno 2015)

il nostro compito è quellodi pregare gli uni per gli altri domandando a Dio il dono della pace, incontrarci, dialogare e promuovere la concordia in spirito di collaborazione e amicizia (Il Cairo 28 aprile 2017)

È attraverso il dialogo che costruiamo la pace, prendendoci cura di tutti e dialogando con tutti (All’ACI 30 aprile 2017)

 

3 giugno: Veglia Diocesana di Pentecoste

3 giugno: Veglia Diocesana di Pentecoste

 

Siamo tutti invitati a partecipare alla Veglia di Pentecoste, sabato 3 giugno alle ore 21.00 in Cattedrale, momento in cui la Chiesa diocesana si riunisce attorno al Vescovo Maurizio in preghiera di ringraziamento ed invocazione dello Spirito.
Quest’anno siamo particolarmente coinvolti per la ricorrenza del 150° anniversario di fondazione dell’Azione Cattolica, indicato come motivo di rendimento di grazie al Signore, nell’invito del Vescovo.
Vi chiediamo di estendere l’invito ai membri dei consigli territoriali e agli aderenti.
In attesa di invocare insieme lo Spirito,
 
La presidenza diocesana