da Nicolas Allovisio | Nov 30, 2020 | MSAC

*a cura di Gabriele Gorla*
Tornato da Roma dopo la presentazione del manifesto MSAC “La sfida possibile” il 16 ottobre scorso, ho voluto parlare di questa proposta degli studenti per la scuola del domani con Luisanna Iezzi, professoressa del Liceo classico “P. Verri” di Lodi
GG: “La causale apparente, la causale principe, era sì una. Ma il fattaccio era l’effetto di tutta una rosa di causali che gli eran soffiate addosso a mulinello”. Carlo Emilio Gadda nelle prime pagine di “Quer pasticciaccio” parla della “causale” cioè il motivo di tutto: ce ne sono molti di motivi nella scuola, uno è quello per cui siamo qui ora a parlare di questo evento tenutosi il 16 ottobre scorso. È corretto il titolo? Cosa ne pensi?
LI: Penso che il titolo sia adeguato anzi molto significativo per due motivi. Innanzitutto, per il ruolo che gli studenti possono e devono avere nella scuola di oggi: un ruolo di sfida grazie al margine di azione, manovra e protagonismo che devono realmente fare proprio ma non è un’impresa facile. Alcuni si mostrano arrendevoli mentre altri, ahimè, hanno l’ostacolo del mondo degli adulti. È certamente quindi una sfida possibile perché i giovani hanno risorse, forza, coraggio e tanti adulti che non li ostacolo ma credono in loro e sono pronti a sostenerli e guidarli nei loro obiettivi per essere studenti sempre più costruttivi all’interno della scuola.
GG: Visto il tuo rapporto da insegnante coi giovani prima alle medie ed ora alle superiori, spero tu ti senta maggiormente dalla parte di chi sostiene i giovani. Essendo inserita in questo mondo della scuola, quale delle tematiche trattate nel Manifesto Msac di sono più vicine, più care, più importanti in questo momento?
LI: Sicuramente sono dalla parte degli studenti; a parte una parentesi di quattro anni alla secondaria di primo grado sono sempre stata nella secondaria di secondo grado e quindi ho ben presente il panorama dei giovani e le potenzialità di questo mondo giovanile che nona spetta altro che essere chiamato in causa o di darsi da fare in questa sfida. Le tematiche trattate nel manifesto sono tutte essenziali (n.d.r.. didattica, benessere a scuola, edilizia scolastica, rappresentanza studentesca) come componenti di un progetto come questo che vuol dare voce alle esigenze degli studenti e dar spazio al loro intervento rendendo concreta la condivisone e la sinergia, punti fondanti per la realizzazione di questo manifesto.
GG: Visto che insegni in un liceo classico vuoi raccontarci come si sono inserite le nuove modalità di fare didattica? Si convive con il novum o lo si rifugge?
LI: Credo che contro ogni previsione e precomprensione il liceo classico è il luogo adeguato al novum perché stimola studenti ed insegnati, anche di una certa età, a rinnovarsi usando tutte le competenze sviluppate in fieri nell’approccio al mondo e alle lingue classiche per andare incontro ala novità. Ho constato in questi anni un fervore innovativo guidato da alcuni colleghi particolarmente avanti in questo campo ma seguiti da tanti colleghi i quali, con i loro ritmi, capacità e resistenze si sono messi in gioco, ci siamo messi in gioco. Da parte degli studenti, meravigliosa su questo fronte, non posso che constatare continuamente questa elasticità e brillantezza da parte degli studenti nel gestire la novità dello strumento digitale il quale entra nella vita scolastica caratterizzata dalla presenza e dal cartaceo. In questo gli studenti sono statti capaci di guidarci in questo cambiamento positivo
GG: La collaborazione è necessaria e crea un bellissimo legame studenti-docenti in prospettiva del benessere dell’ambiente scolastico. C’è una riflessione “profonda” in corso nelle scuole italiane, al di là della logica emergenziale e di sicurezza?
LI: Io posso dire che conosco, incontro, collaboro sempre più con colleghi che credono in questo legame ed operano nel quotidiano applicando una riflessione metodologica, didattica, relazionale. L’apprendimento è una relazione: ogni discorso metodologico e didattico perde vigore se non è inserito in una relazione significativa. Io ritengo che accanto a chi rifugge questa riflessione ci sono insegnanti e soprattutto i giovani insegnanti appena immessi che portano forze nuove, entusiasmo rinnovato, idee fresche. Il ruolo degli studenti è certamente fondamentale e paritario perché nella scuola, come in ogni relazione, nessuno agisce da solo. Se c’è un movimento positivo che dall’insegnante va allo studente ma questi non va verso l’insegnante questo col-laborare, lavorare insieme non si attua. Io lavoro con studenti molto collaborativi alla proposta didattica, molto attivi nel fare presente quello che è la ricaduta del nostro agire su di loro. Questo è il protagonismo sano dello studente.
GG: Si potrebbe quasi definirla una simpatia nel suo senso etimologico di faticare insieme. Tutto questo è da inserire in una dimensione territoriale. Quello che i circoli Msac di tutta Italia hanno progettato su didattica, benessere, edilizia scolastica e rappresentanza è realizzabile nelle nostre città? Come far vedere che la scuola è risorsa primaria e fondamentale nella nostra società?
LI: Credo che ci sia bisogno di azioni esterni cioè momenti organizzati e pubblici ma ritengo fondamentale che ogni studente abiti il proprio tempo scolastico in prima, seconda, terza, quarte e quinta appieno. Se ogni studente vive con pienezza la vicenda culturale a cui è chiamato a vivere, colo allora lo studente rinnova profondamente la scuola. Ci sono studenti che a scuola vanno semplicemente perché non vanno da altre parti senza consapevolezza che la scuola – con i suoi limiti e le sue difficoltà – è un punto fondamentale per il progetto del loro futuro. Se ogni studente abitasse in senso totale il tempo della scuola, già l’istituzione apparirebbe alla comunità sotto altra luce. Questo non basta: serve reciprocità ed interlocutori istituzionali disposti all’ascolto anche nei luoghi come consigli d’istituto e di classe. Infine, ci sono gli adulti che devono imparare a credere nella scuola: noi adulti dobbiamo riverificarci sul nostro fare scuola, fornire un orizzonte di senso alle fatiche a cui li sottoponiamo, agli obiettivi che proponiamo. Così si potrà avere un rinnovamento continuo per arrivare alla stessa considerazione che la Scuola ha in altri Paesi.
GG: Ringrazio Luisanna per questa chiacchierata. Vorrei concludere con un’altra citazione: “Siamo nani sulle spalle dei giganti”. Chi o cosa può essere i nostri giganti? Possiamo noi essere i giganti per qualcuno?
LI: Mi piace pensare che questa immagine sia il senso dello studio cioè guardare a chi prima di noi ci ha lasciato qualcosa il quale è diventato quelle spalle su cui noi ci appoggiamo per guardare il domani; non salire sulle spalle sarebbe presunzione di essere meglio di loro. Adesso bisogna operare una scelta di coraggio perché in questo contesto storico il rischio è quello di scendere da queste spalle: ci sembra impossibile progettare un futuro anche prossimo perché troppo concentrati sull’oggi. Lo sforzo della scuola è quello di farci stare attaccati a questi giganti continuando a guardare non da terra ma dalle spalle quello che ci aspetta. Oggi possiamo essere giganti per gli altri operando scelte in nome di quei valori che orientano l’uomo al bene: non abbandoniamoci alle grida di piazza e all’istinto ma facciamo nostra la cultura che la scuola ha il compito di far diventare patrimonio di tutti
L’intervista integrale è presente sul canale YouTube dell’Azione Cattolica di Lodi https://www.youtube.com/channel/UClXtHWJCseeP4k1KdlKh-Wg
da Raffaella Rozzi | Nov 29, 2020 | Blog
E’ possibile scaricare il file con la traccia per seguire la meditazione di inizio Avvento, a cura di don Patrizio Scalabrini
da Nicolas Allovisio | Nov 27, 2020 | Adulti

* di Maria Teresa Malvicini
Il tempo complesso che stiamo vivendo non accenna a diminuire la sua carica di “sfida”, di “domanda”, di fatica e di sacrificio. Qualche mese fa, alla ripresa di molte attività consuete, sembrava di poter quanto meno gestire la situazione difficile dovuta a una pandemia che non ha mai veramente abbandonato la sua morsa… Tra alti e bassi invece, tra regole e tentativi, tra norme e disposizioni ci troviamo a fare di nuovo i conti con il virus invisibile, eppure così pervasivo, che condiziona in modo prepotente la vita di tutti noi.
Si avverte nell’aria un miscuglio di sentimenti e di emozioni, che vanno dall’incertezza, alla paura, all’indignazione, per poi volgersi, come è giusto e umano che sia, alla speranza che tutto passi in fretta e che torni la libertà di un certo movimento, di uno spazio di azione per le nostre vite così condizionate dal pericolo del contagio.
Stiamo vivendo un tempo sospeso eppure reale, forse perché ancora mancano i contorni finiti di un quadro che si sta ancora disegnando e di cui non riusciamo a vedere l’immagine completa. Ho l’impressione che questo possa, anzi debba, essere vissuto come un tempo da capire, comprendere nel profondo, indagare con senso di discernimento, abitare nella sua complessità. Non ci sono molte alternative mi pare; ci siamo dentro e occorre attraversarlo attingendo alle nostre migliori risorse. Potremmo imparare qualcosa di vero su noi stessi, sugli altri, sulla vita; sul senso che le diamo e sulle cose a cui diamo veramente importanza.
Scostando l’idea di poter vincere questa partita in solitaria, proviamo ad attrezzarci con qualche disposizione d’animo che possa ispirare e alimentare il nostro modo di essere, di pensare e di agire.
In un messaggio dei Vescovi lombardi ai fedeli delle diocesi di Lombardia, dello scorso mese di Settembre, vengono indicate alcune dimensioni che potrebbero aiutarci a vivere questo tempo con uno sguardo vigile e profetico.
La preghiera, il pensiero, la speranza, il prendersi cura… sono vere e proprie “scintille” da accendere come fari per trasformare un tempo difficile in un tempo di grazia.
Dobbiamo ancora imparare a pregare, ricordano i Vescovi lombardi. Forse l’invito è quello di imparare a pregare in un modo diverso, meno esteriore e più interiore, meno formale e più essenziale. Dobbiamo alimentare il centro da cui scaturisce quel dialogo spirituale che si fa condivisione, prossimità, testimonianza. Dobbiamo ritrovare nella Domenica e nella partecipazione all’Eucarestia il fulcro della nostra fede e, nel contempo, imparare modi e luoghi nuovi dove pregare insieme, personalmente o in famiglia.
Dobbiamo imparare a pensare, continua il messaggio. Significa farci custodi e portatori di un pensiero sapiente, che va oltre la semplice informazione. Un pensiero che si nutre della riflessione critica, del dialogo competente, del patrimonio culturale di cui siamo eredi, dell’ascolto docile e meditativo della Parola. Siamo alla ricerca non solo di fatti e di notizie, ma di significati e di senso.
Dobbiamo imparare a sperare, ancora ci invitano i Vescovi lombardi. Dobbiamo imparare a rendere ragione della speranza cristiana che è in noi. Soprattutto adesso che viviamo a stretto contatto con la malattia, la fatica, la morte, realtà con cui fatichiamo a riconciliarci. La precarietà del tempo e della vita è una condizione che difficilmente accettiamo; eppure la speranza cristiana non si limita all’aspettativa di tempi migliori, ma si fonda sulla promessa della salvezza che si compie nella comunione eterna e felice con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.
da Nicolas Allovisio | Nov 25, 2020 | Adulti

Abbiamo scelto di abitare questo tempo, fedeli a Dio e all’uomo, determinati a tessere reti di fraternità, custodi gli uni degli altri e, insieme, custodi del mondo che ci è stato affidato. La proposta associativa di questo inizio di triennio ha una veste nuova: innanzitutto raccoglie alcuni passi di discernimento compiuti dai gruppi del Consiglio Diocesano che hanno lavorato durante l’estate, offre i percorsi formativi dei settori e gli appuntamenti di spiritualità, tutto proposto sia in singole schede, scaricabili e stampabili, sia in un ebook sfogliabile on line, con i link ai diversi materiali.
Abbiamo scelto di cambiare forma alla traccia perché possa diventare uno strumento aperto, in continuo divenire, adatto alle diverse realtà associative, con i linguaggi contemporanei, in dialogo con il mondo e la Chiesa in cui viviamo.
Chiediamo a ciascuna associazione territoriale di avviare un percorso di discernimento comunitario così da scegliere insieme per il bene della comunità e del territorio che abita.
Camminiamo nella Chiesa Laudense verso il XIV Sinodo diocesano: come ciascuna associazione territoriale così la presidenza e il Consiglio diocesano sono chiamati a partecipare attivamente alla lettura sapienziale dei tre ambiti “territorio, persone, cose”, illuminati dalla Parola, partendo dalla vita vissuta, negli scorsi mesi e nel tempo presente.
Insieme, come sentinelle del mattino, cerchiamo di cogliere quei segnali, quelle richieste, quei silenzi che ci chiedono di uscire, sospinti dal soffio dello Spirito, a vele spiegate, con coraggio e fiducia, pronti a servire e dare la vita.
La presidenza diocesana
Percorso spirituale
Percorsi per abitare il Mondo, la Chiesa e l’Associazione:
vita associativa con i giovani protagonisti
alleanze per sostenere le fragilità
Ecologia integrale
Percorsi formativi diocesi: Adulti – Giovani – ACR
Comunicazione
Adesione
da Nicolas Allovisio | Nov 22, 2020 | Adulti

* di Raffaella Rozzi
Apprendo proprio ora, nello scorrere le pagine culturali di Avvenire, della possibilità di un tour in streaming alla casa di Leopardi, un’iniziativa per permettere alle classi di effettuare la mitica gita scolastica a distanza ma immergendosi in un ambiente che è diverso dalla nostra aula o dal nostro schermo, per entrare in un altro luogo e in un altro tempo. Ne abbiamo appena parlato con le colleghe e tutte siamo concordi nel proporre ai nostri studenti esperienze di bellezza attraverso le quali vivere il presente, consapevoli del passato e protesi verso il futuro. Una modalità nuova che ci permette di scoprire qualcosa di antico. Certamente si tratta di un’esperienza diversa da quella che avremmo fatto in presenza ma rimarrà a ciascuno il desiderio di conoscere quelle stanze e quei libri che Giacomo, quasi loro coetaneo, ha abitato. Non solo la scuola ma anche le associazioni sono chiamate a inventare modalità nuove per trasformare in presente qualcosa che appartiene al passato e che oggi ci appare come un dono che noi spesso chiamiamo, appunto, presente.
Siamo chiamati ad abitare il presente come un giorno sempre nuovo, un regalo che non ci aspettavamo, un bene imprevisto, che trascende le aspettative, che ci permette di rimanere fedeli all’essenziale.
Ecco perché l’Azione Cattolica diventa ciò che è, come invitava Pindaro nella celebre seconda Ode Pitica, avendolo appreso: negli scorsi mesi abbiamo vissuto la distanza fisica e la vicinanza spirituale, lo sconforto e la speranza, il lutto e la consolazione, abbiamo condiviso l’ascolto della Parola, la preghiera della Chiesa, l’anelito di salvezza del mondo, abbiamo conservato quella nostalgia di Dio che guida i nostri passi. Tutto ciò insieme, con il passo dei pellegrini, con il passo lento della guida alpina, che conosce la meta, il sentiero e prende il passo di chi è ultimo, affinché sia primo.
La necessità di nutrire la mente e il cuore è parte del nutrimento della vita, non basta il pane, seppur indispensabile, serve uno sguardo di sapienza per abitare questo tempo, facendo memoria grata del passato. Quindi tutti, settori, associazioni territoriali, responsabili, assistenti, si sono messi in movimento per raggiungere tutti e rispondere alla domanda di pensiero, preghiera e cura delle relazioni. Rimangono gli appuntamenti di spiritualità e formazione che sono la struttura portante dell’esperienza associativa di ogni aderente, semplicemente passeranno attraverso uno strumento diverso. Qualcosa abbiamo sperimentato negli scorsi mesi, qualcos’altro realizzeremo nei prossimi. Sicuramente l’ambiente digitale sarà abitato dall’Azione Cattolica con modalità differenti: i giovani e l’ACR prediligono i social, quali Instagram e Telegram, gli adulti Facebook, You Tube e il sito, gli adultissimi Dialogo e tutto ciò che recapiteremo alle rispettive caselle della posta ordinaria. Questi sono solo esempi per invitare ciascuno a prendersi cura di chi sappiamo solo, di chi non vediamo da tempo, di chi vediamo ma non guardiamo, di chi chiede e di chi rimane in silenzio: diventiamo sentinelle del mattino per ascoltare il silenzio e scorgere quelle flebili voci che ci interpellano.
da Nicolas Allovisio | Nov 22, 2020 | Adulti

Il Verbo si è fatto carne.
Abbassarsi per accogliere lo stupore e l’incarnazione della meraviglia del cielo.
“L’Avvento è rimanere d’incanto pieni di stupore daventi alla meraviglia del Bambino Gesù, “immenso nella natura divina, piccolo nella natura di servo”. (Agostino, Sermo, 187,1)