da Nicolas Allovisio | Mar 4, 2019 | Adulti

di don Fabrizio De Toni *
La vita spirituale, la vita impostata in sinergia con i desideri dello Spirito, è un procedere ritmato, sensato, regolare perché lo Spirito è il contrario del caos e dell’improvvisazione inconcludente.
Proviamo a dare alcune dritte di tipo pedagogico, senza scadere nella banalizzazione, per danzare le giornate tenendo il ritmo dello Spirito (il ‘respiro’ di Dio) e il ritmo della Parola del giorno. Gli umani sono creature segnate dal cadenzare del tempo, dal ritmo giorno e notte, veglia e sonno, attività e riposo. Tale ciclicità quotidiana dà il ‘là’ ad altre tipologie di scansioni: settimanali, mensili, annuali… alle fasi e stagioni della vita… sino ai cicli liturgici ed ecclesiali. Si interromperà con la morte per entrare nel battito del cuore di Dio, per sempre. Per il cammino credente sarà il Vangelo del giorno a segnare il tempo, a caricarlo di sensatezza e direzione, di luce e di bellezza. Intorno ad esso è possibile organizzare il tempo. Ecco la prima evidenza pedagogica, la pagina della Parola che la chiesa oggi ci consegna è il rito e il ritmo per una formazione permanente, altrimenti sarà una dispersione frenetica o pigra permanente ed insoddisfacente.
Gli spazi tra una battuta e l’altra, gli intervalli non vanno scambiati per dei vuoti da riempire a casaccio, sono piuttosto delle fasi determinate dalla Parola che vanno ben individuate ed interpretate con fedeltà e intraprendenza. La ‘meditazione’ della Parola, la ‘custodia’ nel cuore della Parola, la sua ‘realizzazione’ concretissima consentiranno di attraversare la giornata e di chiuderla lasciandoci scrutare da essa. Faremo l’esperienza della paternità di Dio. Egli ci darà il buongiorno e ci bacerà con il bacio della notte sussurrandoci una Parola che avvierà e concluderà i nostri passi, che ci riempirà di stupore e di gratitudine, di consolazione e senso di riconciliazione. Ricordo come il Card. Martini incoraggiava i laici a darsi tre minuti al mattino per aprire la Parola del giorno, per nutrirsi in una veloce e nutriente colazione simile alla porzione di manna data ad Israele per il suo viaggio. Evitiamo di pensare nostalgicamente a lectio prolungate di impostazione monastica impraticabili in forma routinaria. Quelle tuttavia di tanto in tanto si potranno godere, preferibilmente lungo gli itinerari formativi della propria associazione di base o in pause annuali dedicate ad hoc alla preghiera e alle attività interiori. Da non trascurare il consiglio di scriversi su un post-it (biglietto adesivo) il passaggio più significativo, da dove lo Spirito ci ha ammiccato. Lo si può tenere in tasca o appiccicare al frigorifero… ma in realtà per portarlo nel cuore e farlo interagire con ciò che accade e ci tocca dentro. Sarà una Parola che aprirà gli occhi, fornirà intuizioni, permetterà un discernimento, indicherà il da farsi e la scelta da prendere. Non manchino quindi alla sera, in forma speculare, i tre minuti simbolici e rituali per una verifica del tragitto quotidiano sempre alla luce della fiaccola della Parola. Ci si addormenterà con un animo che tenderà a rilassarsi pacificato e riordinato. Il Padre poi proseguirà misteriosamente la sua opera formativa nel profondo dei suoi figli vegliando con tenerezza.
assistente centrale per il Settore Adulti di AC
da Nicolas Allovisio | Feb 26, 2019 | Adulti

Momenti di spiritualità di inizio Quaresima: domenica 10 marzo per adulti, terza età, 18enni e giovani e domenica 17 marzo per le giovani coppie e le famiglie
Ricordiamo anche la proposta dei lunedì di deserto nella Cappella della Casa della Gioventù.
da Nicolas Allovisio | Feb 18, 2019 | Giovani

Quante volte noi giovani abbiamo provato un forte senso di impotenza o perfino di disgusto nei confronti del mondo politico? E quanti di noi hanno smesso di interessarsi ai temi sociali e politici di cui si discute ogni giorno nel nostro Paese?
POLIS vuole essere un percorso di avvicinamento all’impegno civile, per riscoprire l’importanza di prendere parte alla discussione sociale e politica.
Pensato dai giovani per i giovani, l’obiettivo di POLIS non è far valere una tesi piuttosto che un’altra, ma far sì che ciascuno sviluppi gli strumenti per farsi un’idea propria e per sostenerla con i modi tipici di qualsiasi società civile: il dialogo, l’apertura al confronto, il rispetto dell’opinione altrui.
Il tema del primo incontro di POLIS sarà “La questione immigrazione”, affrontata con una dinamica che porterà all’interazione e al confronto fra chi avrà voglia di partecipare per riscoprire prima di tutto la passione per l’impegno civile.
L’incontro sarà venerdì 22 febbraio, alle ore 21.00 alla Casa della Gioventù (viale Rimembranze, 12 – Lodi), e sarà aperto a tutti i giovani e giovani adulti dai 19 ai 35 anni.
da Nicolas Allovisio | Feb 2, 2019 | Giovani

di Elena Cavallotti* e Caterina Donato**
Ci sono esperienze che rimangono nel cuore non tanto perché si aggiungono alla serie di belle esperienze, ma perché lo fanno crescere. La Giornata Mondiale della Gioventù ti cambia, è un condensato di emozioni che ti riempie di una gioia fuori dal comune, ma a portata di chiunque, qualunque sia il bagaglio di esperienze, successi e difficoltà con cui sei partito, in qualunque modo conosci la tua fede.
«Avvenga per me secondo la tua parola» è stato il ritornello di queste due settimane a Panamá, una delle frasi più liberatorie che ci siano. La pronunci e ti senti al sicuro, ti allontana dalla tentazione di pensare di dovere e potere controllare tutto quello che ti circonda e ti capita. Le debolezze sono accolte, le tristezze curate.
Sono stati giorni di ascolto, di tutto ciò che per noi era nuovo: abbiamo imparato quali strade percorrere, le abitudini e i ritmi panamensi, le parole per comunicare. Abbiamo conosciuto un popolo discreto e semplice ma dal cuore grande, nonostante il loro timore di non essere in grado di ospitare un evento tanto impegnativo, assolutamente smentito da un’organizzazione precisa e attenta a ogni dettaglio.
Insieme alla Pastorale Giovanile Nazionale abbiamo collaborato per allestire Casa Italia: la scuola “Enrico Fermi”, fondata negli anni Sessanta dall’italiano Stefano Cermelli e oggi guidata dai figli Paolo e Nino, è diventata davvero “casa” e punto di riferimento per i pellegrini italiani.
Inoltre Emanuela Gitto, rappresentante del FIAC (Forum Internazionale Azione Cattolica), si è occupata di presentare i progetti di AC internazionale curando il padiglione presso il Parque Omar Torrijos.
A Panama noi italiani, circa 1250, eravamo ospitati in un’unica zona, novità rispetto alle GMG passate e marcia in più per vivere le catechesi insieme ai vescovi e ai sacerdoti presenti, e le messe quotidiane celebrate dal Presidente della Conferenza episcopale italiana, il card. Gualtiero Bassetti, come occasioni di comunione in cui sentirci accompagnati nel nostro cammino di giovani, per riflettere sulla nostra nazione e sui bisogni del nostro presente e della Chiesa.
Abbiamo dato ascolto a quelle parole che da tempo ci portavamo dentro, ma spesso così familiari da darle per scontato. Francesco ci ha parlato di sogni: solo chi sogna può sentirsi vivo, senza paura, non se viviamo nella certezza che ciascuno di noi è depositario di una storia bellissima e di un sogno di felicità che ha bisogno di essere vissuto. Quando? «Ora, Dio ci ama ora, non nel futuro!». Chi abbiamo intorno ha bisogno di noi ora, non quando saremo diventati più grandi, più bravi, meno imperfetti.
Dio non ci chiede di non avere paura, ma di avere coraggio!
Dopo più di due settimane in cui ci siamo sentiti a casa, sentimento tradito dalla brezza dell’oceano e da temperature insolite per essere gennaio, è arrivato il momento di tornare a casa. La bellezza della Giornata Mondiale della Gioventù è l’eredità che porta: una felicità che si sedimenta, una carica mai fine a se stessa. Che sia la tappa di un percorso che dura da tempo, l’inizio di uno nuovo, una scossa, è l’occasione che ci ricorda che si può essere vivi anche se stanchi, che essere giovane non è solo una questione anagrafica, che abbiamo la responsabilità di essere giovani coraggiosi. Maria ci insegna il coraggio di dire sì a quello per cui ci sentiamo chiamati, il Papa ci ha ricordato che «il progetto di Dio è un progetto di felicità» e per questo, con gioia e curiosità, insieme, non ne dobbiamo avere paura.
*Equipe nazionale MSAC – **Equipe nazionale Settore Giovani di AC
da Nicolas Allovisio | Gen 30, 2019 | Adulti

L’AC diocesana un percorso di formazione laicale rivolto a tutti coloro che vivono un servizio nella vita delle associazioni ecclesiali, diocesane e territoriali, e nelle nostre comunità parrocchiali. Sia per chi da anni con dedizione e passione si è reso disponibile al servizio, sia per chi sta iniziando a muovere i primi passi: per tutti loro desideriamo che possano essere cristiani in cammino, oranti ascoltatori della Parola, cercatori profetici del Regno di Dio, responsabili protagonisti della missione della Chiesa nel mondo.
Abbiamo pensato che il valore aggiunto di un tale itinerario debba essere in primis uno spazio e un tempo in cui fermarsi e lasciarsi raggiungere dalla realtà, per ascoltare e lasciarsi interrogare, per riconoscere e interpretare, per avviare scelte pastorali di un futuro presente.
In particolare, avremo la possibilità di iniziare un cammino di formazione e confronto sul ruolo dei laici nella Chiesa del Terzo Millennio, con uno stile sinodale, laici e pastori insieme, come popolo di Dio.
Inoltre ricordiamo agli aderenti, i quali saranno chiamati a rinnovare gli organismi associativi nel prossimo autunno, che questa proposta offre una preziosa opportunità a ciascuno di vivere a 360 gradi la democraticità associativa, segno di alternanza nel servizio di responsabilità.
Vogliamo camminare insieme nella Chiesa universale, diocesana, parrocchiale, come laici corresponsabili, a cui sta a cuore essere compagni di strada nella via della santità del quotidiano. Ci accompagnano alcuni amici dell’Azione Cattolica lombarda, che condividono l’itinerario ecclesiale e associativo. Il tema generale è la responsabilità vissuta come corresponsabilità tra laici e pastori, declinato in tre attenzioni, personale, comunitaria ed ecclesiale, che corrispondono ai tre incontri. Sono state scelte tre date già calendarizzate con appuntamenti associativi, in giorni della settimana diversi, per permettere a ciascuno di partecipare.
Vi chiediamo di invitare tutti coloro che sono sensibili alle tematiche enunciate perché disponibili ad un servizio autentico e consapevole nelle comunità e nelle associazioni.
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attenzioni
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articolazioni
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relatori
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data
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personale
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Quale laico negli organismi di partecipazione, tra consigliere e operatore.
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Valentina Soncini
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Mercoledì 6 febbraio 2019
ore 21
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comunitaria
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In ascolto della Parola e in ascolto della comunità
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Alberto Campoleoni
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Lunedì 18 marzo 2019
ore 21
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ecclesiale
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Cristiani nel mondo, responsabili attivi
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Ottavio Pirovano
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Giovedì 11 aprile 2019
ore 21
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Tutti gli incontri si svolgono presso la Casa della Gioventù, a Lodi, con possibilità di parcheggio in cortile.
da Nicolas Allovisio | Gen 21, 2019 | Adulti

di Matteo Truffelli *
Caro Direttore, è davvero utile e interessante il dibattito che da diversi mesi si sta sviluppando sulle pagine di Avvenire, e non solo, circa la necessità di un rinnovato impegno politico da parte dei cattolici italiani. Non perché stia scritto da qualche parte che i cattolici, in quanto tali, debbano occupare un qualche spazio politico, ma perché il nostro Paese ha bisogno del contributo che i cattolici possono portare alla vita pubblica, traendo risorse preziose da quel grande giacimento di energie, esperienze, valori e idee che il tessuto ecclesiale rappresenta.
Un tema importante, dunque. Che però, a mio avviso, per poter essere affrontato in maniera circostanziata tanto sotto il profilo ecclesiale che sotto quello politico richiede di partire da una premessa: di cattolici impegnati in politica, a tutti i livelli e in tutte le forze politiche, ce ne sono tanti. La quasi totalità delle più alte cariche dello Stato e i principali esponenti di governo, come anche delle forze di opposizione, ne sono un esempio eloquente. Ma non solo: ancora più importante per la discussione in corso è la constatazione che una larga parte di cattolici italiani si riconosce convintamente e senza particolari remore legate alla propria appartenenza ecclesiale nelle posizioni delle forze politiche attualmente rappresentate in Parlamento, a partire da quelle attualmente al governo. Tantissimi credenti, cioè, o ritengono che le scelte di vita e le convinzioni che nascono dalla loro fede trovano felice rispondenza nelle iniziative portate avanti da quelle forze politiche, oppure, più semplicemente, pensano che le due cose non debbano essere messe in relazione.
Non è così per tutti, naturalmente, e sono diversi i credenti che non si identificano pienamente con nessun dei partiti oggi sulla scena. Ma se da più parti si invoca una nuova stagione di impegno dei cattolici significa che, al di là dell’attuale configurazione del quadro politico, la situazione del nostro Paese pone alla comunità dei credenti delle questioni da cui occorre lasciarsi interrogare, sia dal punto di vista politico che da quello ecclesiale. Nella prima delle due prospettive è necessario chiedersi quale sia la forma più adeguata per raccogliere e rilanciare i tanti fermenti presenti nel mondo cattolico, ed è proprio quello che si tenta di fare con il dibattito ospitato sulle pagine di Avvenire. Dal punto di vista ecclesiale – che non è meno importante – mi sembra che le diffuse perplessità rispetto allo stato odierno delle cose implichino quantomeno la necessità di tornare a riflettere seriamente sugli esiti delle scelte compiute in passato e a domandarsi, ad esempio, se non sarebbe stato e non sia oggi opportuno sostenere con maggior convinzione quei percorsi ecclesiali di impronta fortemente conciliare che, pur nella loro diversità, si caratterizzano da sempre per lo sforzo di far maturare generazioni di laici consapevoli e responsabili, con un accentuato senso di appartenenza ecclesiale e un’alta concezione del bene comune.
Di laici così, a dire il vero, ne sono cresciuti e ne continuano a crescere tanti, nelle parrocchie, nelle associazioni e nei movimenti che animano la vita ecclesiale. E molti di loro si sono impegnati e si impegnano, anche oggi, in politica, soprattutto a livello locale: uomini e donne, molto spesso giovani, che rappresentano un autentico serbatoio di competenza, passione ed esperienza per il futuro del nostro Paese.
Forse, allora, non è del tutto vero, come spesso si sente dire, che il mondo cattolico italiano si sia allontanato dalla politica, tantomeno quello organizzato che si raccoglie attorno ad associazioni e movimenti, enti di volontariato e organizzazioni ecclesiali. Certamente il cattolicesimo organizzato soffre un deficit di rappresentanza politica, specie se guardiamo alle istituzioni nazionali. Soffre la notevole frammentazione che lo caratterizza, che rende meno rilevanti politicamente le sue iniziative e le sue prese di posizione. Probabilmente soffre anche di scarsa capacità comunicativa, caratteristica che impedisce di avere una visibilità adeguata. Questo però non significa che l’associazionismo cattolico si sia “ritirato dalla politica”. É più vero, casomai, il contrario: è la politica ad essersi ritirata dalla società, chiudendosi sempre di più in logiche cooptative e autoreferenziali, impermeabili a un reale confronto con il mondo dell’associazionismo e di tutte quelle attività coraggiose e innovative che ci sono nel nostro Paese. Se la politica fosse più intelligente avrebbe dato e darebbe maggior credito e più spazio a questi mondi, che, naturalmente, non sono fatti solo di cattolici, ma in cui i cattolici hanno certamente grande rilevanza.
La soluzione a questo stato di cose potrebbe allora essere la creazione di un partito di cattolici, o di ispirazione cattolica? Non sembra che ci siano le condizioni, politiche ed ecclesiali. Viviamo in una stagione diversa da quella che portò all’affermazione della DC, così come da quella che condusse, un secolo fa, alla nascita del Partito popolare. Proporre oggi la formazione di un partito più o meno esplicitamente “cattolico” sarebbe un po’ come se nel 1919 o nel 1943 si fosse pensato di riproporre l’Opera dei Congressi, che nella seconda metà dell’Ottocento aveva consentito ai cattolici italiani di realizzare tante cose importanti, ma rappresentava ormai un’esperienza superata dalla storia.
Non solo: ancora più alla radice bisognerebbe chiedersi se un partito cattolico è ciò di cui oggi l’Italia (e l’Europa, il mondo) hanno bisogno. E da questo punto di vista, a me sembra che più di ogni altra cosa, oggi, l’Italia abbia bisogno di proposte capaci di coagulare energie e consensi attorno a progetti buoni per il Paese, per l’Europa e per il mondo. Ha bisogno che si crei un’ampia convergenza tra coloro che aspirano a costruire insieme ad altri un’Italia (e un’Europa) più giusta, più solidale, più generosa. Ha bisogno di raccogliere la passione politica di quanti ritengono necessario custodire la democrazia, senza rinunciare a una prudente manutenzione dei suoi istituti. Ha bisogno di proposte che riducano le fratture presenti nella trama della società, invece che alimentarle. Ha bisogno, insomma, di iniziative che mirino innanzitutto a unire, a mettere insieme e a valorizzare le energie e le esperienze positive che già esistono e che, in gran parte, tengono in piedi il nostro Paese.
Si tratta dunque di dare vita a un processo di apertura verso un futuro condiviso, in cui ci si possa ritrovare anche tra chi non la pensa allo stesso modo su ogni aspetto della realtà. E in questo percorso il mondo cattolico può giocare sicuramente un ruolo importante, come catalizzatore di forze morali, di competenze ed esperienze significative. Ma lo potrà fare solo se saprà andare fin da subito, almeno idealmente, oltre se stesso.
Alcune esperienze significative in questi anni sono già state realizzate: penso ad esempio alla campagna per la lotta al gioco d’azzardo e a quella per l’introduzione del Rei. Così come all’appuntamento su “la nostra Europa” promosso a fine novembre da sette realtà di area cattolica. Bisognerebbe forse proseguire su questa strada con ancora maggior impegno e convinzione, allargando il raggio d’azione. Quale possa essere esattamente lo strumento adatto per un compito simile non è facile dirlo. Sul tavolo c’è la proposta autorevolmente avanzata dal Cardinal Bassetti della costituzione di un “forum civico”: un contenitore a cui occorrerà dare forma, dichiarando fin dall’inizio esplicitamente a quale scopo lo si vuole costruire ed escludendo in partenza ogni aspirazione elettorale dei suoi promotori, sgombrando così il campo da ogni sospetto di “criptopartitismo”, ma che già dal nome evoca il desiderio di far incontrare, di mettere insieme, di generare processi.
*Articolo pubblicato su «Avvenire» del 17 gennaio 2019