Per camminare insieme al Popolo di Dio

Per camminare insieme al Popolo di Dio

di Fabrizio De Toni*

Nei prossimi due convegni per le Presidenze diocesane di Azione cattolica sarà affrontata la tematica del “santo popolo di Dio in cammino”.
Innanzitutto quest’anno sul versante pastorale con tutte le sue implicanze etiche e sociali, compreso il fenomeno della pietà popolare, il prossimo su quello dei contesti urbani sfarinati e complessi abitati dal popolo. Nelle assemblee cercheremo di evitare un approccio elucubrativo e accademico. Faremo piuttosto, senza rinunciare all’analisi teologica e al confronto, un “bagno di popolo”, un’immersione nell’esperienza, nei colori e negli odori del popolo. Il magistero di papa Francesco, Evangelii gaudium in primis, si fonda sulla teologia del popolo. Essa è nata da una scuola argentina (scuola di Buenos Aires), all’indomani del Vaticano II, per trovare delle traduzioni ecclesiali proprie per l’America Latina della categoria biblica e conciliare della Chiesa immaginata come popolo di Dio (Lumen gentium, cap. II).
La teologia del popolo, di cui Francesco è sia figlio che padre, si pone nel solco delle teologie della liberazione in modo originale. In comune con esse ha l’amore per i poveri e la tensione per una libe­razione integrale dell’uomo.

La Chiesa, popolo di Dio
Il sostantivo più ricorrente in Eg è “popolo”, utilizzato ben 164 volte. La Chiesa come santo popolo di Dio, e conseguentemente la teologia del popolo, sono il luogo da cui papa Francesco elabora il suo pensiero. L’operazione riflessiva non viene condotta a tavolino, ma dentro al popolo, in un corpo a corpo che consente di conoscerne le aspirazioni, di annusarne le condizioni, di soffrirne le pene, di goderne i segni di libertà. Fare chiarezza sulla pietra fondante del suo magistero ci permette di comprendere l’insistenza su alcuni capitoli decisivi. Ecco introdotta la convinzione che il popolo di Dio non è in prima battuta il destinatario dell’azione evangelizzatrice. Esso è piuttosto l’attore principale, il soggetto evangelizzante.
La Chiesa è o non è popolo chiamato a uscire per narrare la bellezza della misericordia? La pietà popolare, modalità con la quale si esprime con spontaneità il popolo di Dio, diventa così una po­tente confessione di fede, la via ordinaria con la quale si trasmette la gioia di credere. I nostri ap­procci occidentali alla religiosità popolare sono in prima battuta sospettosi e critici. Immediatamen­te la si avverte come realtà da purificare ed evangelizzare, piuttosto che come forma autorevole e dalla quale imparare di narrazione evangelica, con delle ripercussioni notevoli di tipo culturale, sociale e financo politico.
La stessa relazione pastori e popolo è invitata a convertirsi. Il pastore quindi la smetta di pretendere di stare di fronte al popolo, pontificando dalla cattedra e pretendendo docilità senza previo ascolto.
A Cartagena in Colombia nel viaggio apostolico del settembre 2017, intrattenendosi con un gruppo di 65 gesuiti, il papa se ne è uscito dicendo: «Il popolo di Dio ha olfatto… a volte il nostro compito consiste nel metterci dietro (tipica posizione del discepolo)… Il pastore deve assumere tutti e tre gli atteggiamenti: avanti a segnare la strada, in mezzo per conoscerlo, dietro perché nessuno resti dietro». Se il pastore si incaponisce di non mollare affatto la sua posizione di capofila cadrebbe nel clericalismo becero e arrogante, chiuderebbe le orecchie alla voce dello Spirito che esce dalla bocca del popolo, non avvierebbe una cammino di vera sinodalità e corresponsabilità. Starsene inesorabilmente nel mezzo lo porterebbe al qualunquismo e a scomparire nella massa rinunciando a un servizio di vigilanza e di paternità. Attardarsi inesorabilmente sempre tra le retrovie lo condannerebbe a perdere lucidità e profezia.

Discernere gli impulsi dello Spirito
Da ultimo possiamo mettere in luce il popolo di Dio come “luogo teologico”, come fonte da cui elaborare una teologia che abbia a cuore la storia. Papa Francesco esorta i teologi a entrare nel grembo del popolo per ascoltarne aneliti e patimenti, per apprendere dal suo fiuto e istinto della fede (sensus fidei) che discerne gli impulsi dello Spirito. Quindi la teologia del popolo la si fa a partire dal popolo. Esiste una teologia pratica del popolo vissuta nella quotidianità, nella preghiera, nella pratica delle opere di misericordia, formulata con il suo apparato simbolico più che razionalizzando.
Avviandoci a concludere, possiamo riportare le parole provocatorie di papa Francesco rivolte ai membri del Fiac il 27 aprile 2017: «L’Azione cattolica non può stare lontano dal popolo, ma viene dal popolo e deve stare in mezzo al popolo. Dovete popolarizzare di più l’Azione cattolica. Non è una questione d’immagine ma di veridicità e di carisma. Non è neppure demagogia, ma seguire i passi del maestro che non ha provato disgusto per nulla. Per poter seguire questo cammino è bene ricevere un bagno di popolo. Condividere la vita della gente e imparare a scoprire quali sono i suoi interessi e le sue ricerche, quali sono i suoi aneliti e le sue ferite più profonde; e di che cosa ha bisogno da noi. Ciò è fondamentale per non cadere nella sterilità di dare risposte a domande che nessuno si fa. I modi di evangelizzare si possono pensare da una scrivania, ma solo dopo essere stati in mezzo al popolo e non al contrario». Il populismo e la demagogia parlano alla pancia e sono interessati a imbonire, qui al contrario si parla al cuore per stanare e far uscire l’Ac con tutto il suo patrimonio migliore.
Ci uniamo volentieri allora al santo pellegrinaggio e alla santa carovana del santo popolo di Dio.

*Assistente centrale del Settore adulti di Azione cattolica

Genitori, gender e figli: dove va la famiglia oggi?

Genitori, gender e figli: dove va la famiglia oggi?

Focus sull’attività del Laboratorio culturale “In Dialogo”.

Il laboratorio di impegno culturale si avvia a completare il suo quarto anno di attività. Nato con lo scopo di elaborare idee, proposte e iniziative che, partendo dalla vita dell’Azione Cattolica, riuscissero a coinvolgere anche realtà esterne, si è concentrato sui temi oggi particolarmente urgenti della genitorialità, dell’affettività, della famiglia e delle nuove concezioni, come la teoria del gender, che ne mettono in discussione i presupposti tradizionali. Sotto la guida delle docenti Raffaella Iafrate e Anna Bertoni dell’Università Cattolica di Milano, il Laboratorio, dopo un’iniziale opera di ‘alfabetizzazione’ interna volta ad individuare un lessico comune di riferimento e un quadro di significati non equivocabili, ha coinvolto progressivamente vicariati, parrocchie e altre associazioni ecclesiali che si occupano delle famiglia, dando vita, con queste ultime, ad un ‘tavolo’ di confronto e scambio di esperienze rivelatosi molto proficuo. Nel nostro territorio, infatti, molteplici sono le iniziative che interessano il mondo famigliare ed è sempre forte il rischio di una dispersione delle energie. Per avere il ‘polso’ della situazione su come viene vissuta oggi la famiglia nelle nostre comunità ecclesiali e per conoscere quale tipo di impatto esercitano su di esse le nuove concezioni di famiglia e le recenti sfide culturali, rappresentate per esempio dalla teoria del gender, i responsabili dei Vicariati di Casalpusterlengo e Codogno più di un anno fa avevano proposto al Laboratorio di elaborare un questionario, da somministrare a tutti coloro che, praticanti o non praticanti, in qualche modo si richiamano ai valori cristiani. L’indagine ha conosciuto due fasi: nella prima sono state coinvolte tutte le parrocchie dei due vicariati ed il campione, di quasi 400 persone, ha offerto interessanti spunti di riflessione, anche di carattere pastorale; in una seconda fase l’indagine è stata allargata a tutti i vicariati della Diocesi, alle associazioni del Tavolo e, per sondare maggiormente il punto di vista dei giovani, poco presenti nel primo campione, si è deciso di interpellare le scuole, mediante la collaborazione con gli insegnanti di religione. Sono stati coinvolte le classi quarte e quinte di sette istituti superiori del territorio lodigiano ed il campione complessivo della ricerca risulta ora di circa 1400 persone, di età compresa tra i 16 e gli 86 anni. La quantità e la qualità dei dati raccolti hanno reso necessaria una complessa analisi da parte del Laboratorio e del Tavolo delle associazioni, attraverso il supporto delle metodologie tecnico-scientifiche del Centro per la famiglia dell’Università Cattolica di Milano, lavoro che ha permesso una curata elaborazione degli esiti interpretativi, sotto il punto di diverse variabili. Si rende necessaria a questo punto una restituzione degli stessi esiti a quanti hanno contribuito all’indagine sul territorio diocesano.

Due i momenti ipotizzati:

➢ 13 Aprile, alle ore 21, a Lodi, presso l’Aula Magna della Scuola diocesana, incontro aperto a tutti i soggetti rappresentati nel Tavolo e agli insegnanti che hanno promosso l’indagine;

➢ 20 aprile, dalle 9.30 alle 12, presso l’Aula Magna della Scuola diocesana, per una rappresentanza degli studenti delle scuole che hanno partecipato alla compilazione del questionario.

In entrambi gli incontri, dopo una presentazione essenziale del percorso svolto e degli esiti in generale del questionario, si procederà ad un’analisi ragionata dei dati, soffermandosi su alcune parole chiave, considerazioni e aspetti significativi che sono emersi sulle tematiche della famiglia, della genitorialità e dell’educazione e che costituiscono una cartina di tornasole circa il modo di pensare e vivere oggi queste dimensioni dell’umano. Durante gli incontri, pur con modalità diverse, in relazione ai destinatari, saranno proposte attività interattive per favorire un coinvolgimento diretto e un confronto costruttivo con i convenuti sulle questioni affrontate. Gli esiti dei questionari saranno lasciati a disposizione degli interessati per la consultazione.

DOVE VA LA FAMIGLIA OGGI?

DOVE VA LA FAMIGLIA OGGI?

Due appuntamenti per condividere i risultati del questionario che ha coinvolto 1300 persone, di cui 800 giovani, dalle comunità parrocchiali, dalle associazioni territoriali, dalle associazioni e dai movimenti del Tavolo, dalle scuole superiori.

Venerdì 13 aprile, alle ore 21, presso l’Aula Magna del Collegio Vescovile a Lodi.
incontro di restituzione di dati, parole,idee emerse dal questionario con prospettive di attività future. Interverranno Raffaella Iafrate e Anna Bertoni.

Venerdì 20 aprile, dalle 9.30 alle 12, presso l’Aula Magna del Collegio Vescovile, incontro per una rappresentanza degli studenti delle scuole che hanno partecipato alla compilazione del questionario, accompagnati dai rispettivi docenti.

Coltivare la vita nello Spirito

Coltivare la vita nello Spirito

di Raffaella Rozzi *

Ho scelto questo titolo per dare concretezza a quello che potrebbe apparire come uno slogan per un volantino. Molti lo avranno letto, in questi anni, sulla locandina che presenta la proposta degli esercizi spirituali dell’Azione Cattolica. Per me sono momenti che danno fondamento alla vita e al servizio associativo, scandiscono il ritmo, mi permettono di fare il punto, di capire la direzione in cui sto andando, di discernere i prossimi passi da compiere, di fermarmi in ascolto, di fare tesoro della Parola, di lasciarmi condurre nelle Sue vie, di guardare le persone con il Suo sguardo, di vivere la preghiera con intensità e distensione per portarne i frammenti contagiosi nella ferialità.

Il viaggio di ritorno dall’esperienza degli esercizi è caratterizzato da un parlare fitto e da lunghi silenzi, sembra proprio che si voglia dare un nuovo passo al cammino della vita.

A casa, le questioni ordinarie non sono scomparse, ci attendono la cena da preparare, la lavatrice da caricare, i panni da ripiegare, i materiali delle lezioni da predisporre … con un altro passo.

Quale? Il passo che ha avuto Gesù nella sua esistenza a Nazareth dove ha vissuto le relazioni in famiglia, con i coetanei, con i più anziani. Rileggendo il racconto che l’evangelista Luca propone del pellegrinaggio a Gerusalemme, non fatico ad immedesimarmi nei genitori di un dodicenne, i quali sanno di aver cresciuto un ragazzo obbediente e responsabile, di cui potersi fidare e al quale accordano quella libertà di movimento nel contesto di un gruppo di parenti e amici. Soprattutto nelle parole di Maria, riportate misurate da Luca ma certamente cariche di preoccupazione, di premura, di angoscia per tutto ciò che la grande città avrebbe potuto riservare ad un adolescente, già quel bambino, che aveva portato in grembo, aveva allattato, aveva cresciuto con amorevole cura, ora prende i suoi spazi e afferma la sua relazione con il Padre. Dalle relazioni quotidiane ha imparato una relazione più grande che continuerà a vivere nelle giornate di Nazareth: la consapevolezza di essere figli amati ci rivela che siamo amabili e ritroviamo noi stessi.

In questa dinamica dell’amore, accogliamo il figlio di Dio, che ci dona il potere di diventare figli di Dio, come Giovanni ben descrive nel prologo del Vangelo, e, ancor di più, essere generati da Dio stesso: il verbo generare riporta i genitori, appunto, alla gioia più grande e profonda, quella di vedere il frutto del loro amore, noi che viviamo questo nella logica del donare quell’amore che abbiamo ricevuto dal nostro coniuge e insieme donato, diventa molto di più, non possiamo non riconoscere Dio Amore che trasforma le nostre vite, ogni giorno, nelle Nazareth che abitiamo come discepoli missionari.

L’economia del dono ci prende per mano e ci porta a seguire Gesù che sale a Gerusalemme. Le salite sono sempre faticose, soprattutto quando non mi sembra proprio il caso di partire adesso, non son pronta, ho troppi fardelli da portare, il mio zaino è eccessivamente pesante, non ho preso l’acqua, poi tutte queste pietre … forse ne ho anche nelle tasche. Nel frattempo ho intrapreso il cammino e lascio indietro tutte le rimostranze del caso, so che si ripresenteranno lungo la via, so che mi terranno compagnia. Già le pietre … le ho sempre considerate come qualcosa di solido, su cui costruire la casa, fondare la vita, è proprio della pietra rimanere, non si sposta di sua volontà, c’è sempre qualcuno che la modella, la leviga, la colloca, la cementa con le altre pietre, la riduce in frantumi perché possa divenire, unita all’acqua, legame per altre pietre.

La pietra scartata dai costruttori è divenuta testata d’angolo: sembra impossibile eppure è così nei giorni della Passione quando Gesù entra a Gerusalemme, viene gettato da una parte all’altra, cammina sulle pietre che lastricano le strade, sembra che siano altri a trascinare da un luogo all’altro quella pietra scartata, fino al Calvario. E rimane tre giorni sulla pietra e dietro la pietra che chiude il sepolcro. Ma da quella pietra nasce la vita il mattino di Pasqua e porta la gioia che fa dire a Maria Maddalena “Ho visto il Signore!”. Buona Pasqua di Resurrezione.

* presidente diocesano

                                                                                                                                         

Informazione Ac: una nuova “ripartenza”

Informazione Ac: una nuova “ripartenza”

Un numero speciale, quello di Segno datato marzo 2018, nel quale l’Ac si racconta, partendo dal 150° di fondazione per arrivare alle sfide dell’oggi, con il cambiamento della stampa associativa e della comunicazione. I tempi corrono, e l’Azione cattolica intende essere al passo con il paese e la Chiesa.
Con il presidente nazionale, Matteo Truffelli, ci soffermiamo sul significato di queste iniziative che vorrebbero valorizzare il patrimonio ereditato dalle generazioni precedenti e, più ancora, aiutare la più grande associazione laicale italiana a rilanciare il suo ruolo sul versante formativo, aggregativo e missionario.
L’Ac tra memoria e futuro. L’Istituto per la storia dell’Azione cattolica e del movimento cattolico in Italia Paolo VI ha compiuto quarant’anni. La sua attività sostiene e si inserisce nel cammino celebrativo dei 150 anni dell’associazione. Il direttore dell’Isacem, Paolo Trionfini, spiega il senso di un patrimonio culturale che comprende migliaia di carte d’archivio, libri, riviste, fotografie, pellicole, distintivi e tessere.
Una stagione di cambiamenti per la comunicazione associativa: carta stampata, riviste digitali, sito e social si mettono al passo con i tempi e rimangono strumenti per trasmettere identità e appartenenza, offrendo materiali utili per la formazione personale e di gruppo. Il mensile Segno nel mondo cambia pelle. Nei prossimi mesi, secondo quanto deciso dal Consiglio nazionale e dalla Presidenza nazionale, diventerà un trimestrale. Mantenendo la stessa “mission”: raccontare l’Ac al mondo, e viceversa. Con un occhio alle giovani generazioni. Comunicare per l’Ac significa raccontare l’esperienza associativa da tutte le sue angolature, ma anche ciò che accade a livello civile, culturale, ecclesiale, internazionale. Dalle riviste per ragazzi, giovani e adulti, alle nuove frontiere dei social media, con facebook, twitter e instagram, l’associazione continua a formare le coscienze, “informando” con un occhio al domani.
Nel giornale, inoltre, un resoconto dell’annuale Convegno Bachelet, arrivato alla XXXVIII edizione e svoltosi lo scorso 9-10 febbraio a Roma, che ha messo “le mani in pasta” nella politica. L’impegno per la polis chiama in causa i cattolici e ha un nome ben preciso: bene comune.
Non mancano storie di quotidiano impegno di Ac: da Lampedusa al Veneto e a Rossano Calabro, il volto di chi coniuga solidarietà e amicizia, strada e vangelo.
Memoria anche per chi ha donato la vita, avendo l’Ac come scuola di vangelo: Teresio Olivelli, formatosi in Ac, ucciso a 29 anni dai nazisti a Hersbruck, nel gennaio 1945, dove diede testimonianza suprema difendendo «i deboli e gli oppressi fino al dono della vita», è stato beatificato lo scorso 3 febbraio nella sua diocesi di Vigevano. Mentre sempre dalle pagine della seconda guerra mondiale riecheggiano testimonianze profetiche come quelle dell’assistente dei giovani di Ac di Bergamo, don Antonio Seghezzi.
Quindi una riflessione associativa. Nei prossimi due Convegni per le presidenze diocesane di Ac, l’associazione propone di affrontare la tematica del popolo di Dio. Una teologia cara a papa Francesco, che affonda le radici nella vita quotidiana, nella preghiera, nella pratica delle opere di misericordia. «Vogliamo parlare al cuore per stanare e far uscire l’Azione cattolica con tutto il suo patrimonio migliore». La riflessione è affidata all’assistente nazionale per il settore Adulti.
Il numero è impreziosito da una riflessione di mons. Gualtiero Sigismondi, assistente generale di Ac, dal titolo Il silenzio, “colonna sonora” della preghiera.

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EDITORIALE
di Carlotta Benedetti* – L’Azione cattolica italiana si appresta a vivere una stagione di cambiamenti: a partire dalla carta stampata, cercheremo di rendere tutta la nostra comunicazione associativa sempre più al passo con i tempi, le modalità e gli strumenti di comunicazione, in un mondo che va incredibilmente veloce.
Il primo passo che come Presidenza e Consiglio nazionale abbiamo voluto fare è stato quello di rendere più stabile la stampa associativa che negli ultimi anni ha affrontato tempi non facili: come detto più volte, le difficoltà economiche dell’Ac ci hanno visti costretti a ritardare i tempi di spedizione o sospendere l’invio di alcune riviste.
Per farlo siamo partiti da alcuni elementi che riteniamo essenziali: innanzitutto siamo convinti che le riviste siano uno strumento utile per la formazione dei nostri soci, dai più piccoli fino agli adultissimi, ed è quindi importante che arrivino regolarmente perché possano essere usate dai singoli soci e nei gruppi. Si tratta di strumenti fondamentali della vita associativa: trasmettono identità e appartenenza, offrono materiali utili per la formazione personale e di gruppo.
In secondo luogo, crediamo ancora oggi nel valore educativo di ricevere a casa una rivista cartacea: nel senso di attesa, nella gioia di poter sfogliare la rivista appena arrivata, nel leggere le notizie e riconoscere volti e luoghi. Siamo certi che questo valga per gli adulti, ma soprattutto per i bambini e i ragazzi, perché, in un mondo che li spinge avanti a grande velocità, ricevere e leggere Foglie e Ragazzi rappresenta un tempo solo per loro.

I cambiamenti in atto
Ecco quindi una panoramica dei cambiamenti che ci aspettano: Segno nel mondo, rivista che attualmente arriva in formato cartaceo a tutti i soci dai 60 anni in su, passa a 4 numeri; a questi si aggiunge il testo personale unitario, per la preghiera e la riflessione sulle domeniche dell’anno liturgico, che, come già accade, continuerà a essere spedito a tutti i nostri soci dai 18 anni in avanti. Abbiamo deciso di mantenere la versione digitale della rivista, come trovate indicato anche più avanti; sarà, inoltre, sempre possibile abbonarsi alla rivista cartacea oppure chiedere la rivista digitale nel caso in cui non si voglia più ricevere il cartaceo.
Cambiamenti in vista anche per Foglie e Ragazzi, riviste dei bambini e ragazzi dai 7 9 anni e dagli 11 ai 13 anni: entrambe passano a 4 uscite e con 2 di queste verranno inviati i sussidi di preghiera per l’Avvento e la Quaresima, che riceveranno anche i ragazzi di 14 anni, che da un po’ di anni sono passati a leggere Graffiti.
Resta invece tutto come è adesso per quanto riguarda le altre riviste dell’Ac, Graffiti, La Giostra e Dialoghi.
La prima, pensata per i giovanissimi dai 14 ai 17 anni, continua la sua avventura digitale: sempre più i nostri educatori e i gruppi giovanissimi sono chiamati a diffonderne la conoscenza e a farla scaricare da tutti gli aderenti giovanissimi e non d’Italia.
La Giostra, rivista per i piccoli aderenti fino a 6 anni, continuerà a essere inviata con regolarità: si tratta di una rivista pensata per i più piccoli, con le sue storie, le cose da costruire, i giochi e tanto altro ancora: si tratta un bellissimo esempio di come oggi una rivista possa affascinare ed essere strumento educativo, per i piccoli e anche per i grandi.
Anche Dialoghi, rivista culturale dell’Azione cattolica, mantiene le sue 4 uscite: stiamo cercando di far diventare questa rivista sempre più conosciuta e diffusa tra i nostri soci, in particolare coloro che hanno responsabilità associative e nella società civile, per la qualità alta dei suoi contenuti, la profondità delle riflessioni e il valore delle ricerche presentate, che affrontano tanti aspetti della vita del paese e della società in questo tempo (la scuola, l’università, il valore della vita, il lavoro, l’impegno culturale, le povertà… e tanto altro ancora).

La scelta del digitale
Come già detto, anche l’impegno sulle riviste digitali continua: stiamo lavorando per cercare di rendere questi strumenti sempre più fruibili e alla portata di tutti i soci, perché la comunicazione associativa possa diventare ancora di più interattiva e condivisibile con tutti gli strumenti della comunicazione. La sfida del digitale è quella di prova a fare un passo in avanti verso una forma di comunicazione più moderna, popolare (anche per la maggiore possibilità di ricezione) e sostenibile. Benché le modalità abbiano riscontrato qualche problema, siamo convinti che sia importante procedere sulla strada intrapresa.
Tutto questo impegno sulle riviste, cartacee e digitali, rientra in una più ampia riflessione che la Presidenza e il Consiglio stanno compiendo per rendere il modo di comunicare dell’associazione sempre più efficace: una riflessione quindi a 360 gradi, che passa dalle riviste agli strumenti social ai diversi siti dell’Ac.
Questo non solo per capire come l’Azione cattolica possa parlare al e nel mondo di oggi, ma per tracciare uno stile con cui la nostra associazione sceglie di essere presente nel quotidiano: uno stile fatto di sobrietà, capacità di leggere i segni dei tempi, riflessione, dialogo, ascolto, formazione delle coscienze senza ricette pronte, ma con l’impegno per lo studio e l’approfondimento delle questioni più rilevanti che interrogano gli uomini e le donne del nostro tempo.

*Segretario generale dell’Azione Cattolica Italiana