da Nicolas Allovisio | Giu 9, 2020 | Adulti

di Angelo Maffi *
Riassumere la vita associativa di questi ultimi mesi in un breve testo non è semplicissimo. Siamo stati letteralmente investiti da una situazione di crisi generale che ha cambiato radicalmente il nostro stile di vita e, probabilmente, non potrà tornare tutto come prima in breve tempo. Siamo passati dalle informazioni di un virus letale che stava colpendo una regione della Cina, ad un pericolo concreto, invisibile e più che mai temibile giunto sino a “casa nostra”. Non ci saremmo mai immaginati (almeno personalmente) di essere catapultati da momenti condivisi di aggregazione e di gioia, quale ad esempio l’assemblea diocesana, al ritrovarci assieme in una stanza di Ospedale indossando mascherine e ben distanziati l’uno dall’altro. Si è passati dal dialogo comunitario e dal baccano esplosivo dei nostri Acerrini, alla tristezza ed al silenzio opprimente. I primi giorni della reclusione forzata sono trascorsi nel segno di un totale e completo smarrimento rinforzato dal terrore di compiere qualche azione errata che avrebbe potuto compromettere la nostra saluta e quella dei nostri cari. Ogni sirena portava inevitabilmente al pensiero verso un altro fratello in difficoltà. L’essere “relegati” in casa, raggiunti da notizie di ricoveri sempre più frequenti e informati della perdita di familiari di persone amiche (oltre che aderenti alla medesima associazione) ha reso ancora più insopportabile la situazione già drammatica.
Poi, lentamente, il passare dei giorni ci ha aiutati a metabolizzare leggermente la pandemia e la convivenza con essa. I messaggi di vicinanza non più di natura fisica, ma di tipo morale e spirituale, ci hanno ricollegati al senso profondo di comunità che ci distingue. Le brevi riflessioni del nostro Parroco Don Giancarlo, inviate attraverso i social a tutti i componenti della realtà parrocchiale e inoltrabili a chiunque li volesse ascoltare, sono stati quella parola di conforto e di rassicurazione che ci ha accompagnati e ci continua a guidare nella dimensione della quotidianità trasformata. E’ bello ricevere delle brevi riflessioni riguardanti episodi evangelici, oppure i “minuti con Dio” e “ la quaresima in pillole, come sono stati definiti. Quando sono riprese le funzioni religiose, esse sono state presenziate, per ovvi motivi, da un numero limitatissimo di soggetti (ora visibili attraverso i social o altri canali di comunicazione telematici). Degna di nota è stata la via Crucis il Venerdì Santo per le vie del paese; si è potuto percepire l’attenzione all’evento da parte dei parrocchiani attraverso segni di partecipazione, se pur a distanza, quali addobbi sui balconi o ceri sulle finestre. Sono stati raggiunti tutti e al termine dei momenti riflessivi molte persone si sono affacciate per un semplice saluto o per rivolgere un augurio di buona Pasqua.
Occasioni di condivisione a distanza tra gli aderenti parrocchiali durante le quali esporre idee, valutare prospettive o semplicemente fare delle domande non ce ne sono state. Le informazioni generali della comunità sono state diffuse attraverso i canali di comunicazione (anche semplicemente per lo scambio degli auguri di Pasqua).
Nella prossima settimana è stato definito un consiglio pastorale durante il quale si potrà discutere, in linea generale, dell’organizzazione delle future funzioni religiose e cercare di prevedere la ripresa delle attività nei vari gruppi di lavoro (tra cui quello di Azione Cattolica) in linea con le disposizioni definite a livello normativo.
Il ritrovarsi mercoledì sera come partecipanti al Vicariato, è stata innanzitutto un’occasione di ritrovo e condivisione di ogni singola realtà territoriale, ma soprattutto un’opportunità durante la quale aver potuto confrontarci su prospettive, fragilità e trasformazione dei metodi di “fare Associazione” nella speranza di ritrovarci presto faccia a faccia legati dal comune spirito di fratellanza che ci contraddistingue.
* Presidente AC di Bertonico
da Nicolas Allovisio | Mag 25, 2020 | Uncategorised

“Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo!” queste parole pronunciate a gran voce da Giovanni Paolo II sono diventate il motto del giubileo straordinario del 1984, a cui ho partecipato, da adolescente; quelle giornate, che hanno preceduto la domenica delle Palme, sono state il primo incontro mondiale dei giovani, che hanno invaso Roma, divisi per gruppi linguistici, ad ascoltare le catechesi nella basilica di San Giovanni in Laterano, a pregare in piazza San Pietro, a percorrere la Via Crucis al Colosseo, con la testimonianza di Madre Teresa. Un format che ha segnato le GMG successive. Un’esperienza che ha rivelato la sua forza nella quotidianità delle settimane, dei mesi, degli anni successivi: aprire la vita a Cristo è lasciarsi invadere dal Suo Amore che non permette di sentirsi a posto, di stare comodi in poltrona, di essere indifferenti alla voce di chi non ha voce, anzi è un Amore esigente, che scombina i piani, che ti sveglia dal torpore, che ti mette in movimento, che porta ad accompagnare cammini, ad ascoltare la vita e le esistenze di coloro che il Signore mette nel nostro cammino.
In occasione del centenario della nascita di San Giovanni Paolo II ho dedicato un po’ di tempo a riflettere e ripercorrere le occasioni di incontro con il pontefice che ha accompagnato la mia esistenza di bambina, quando è stato eletto e quando ha subito l’attentato, di adolescente, che gli ha stretto la mano in un’udienza in Sala Nervi, al termine di un convegno nazionale degli educatori ACR, di giovane che ha iniziato a leggere non solo i discorsi ma anche le encicliche, di madre che ha seguito la veglia della GMG a Tor Vergata dal divano di casa con un neonato tra le braccia, e che, quella sera del 2 aprile 2005, ha pregato con la famiglia e ha pianto quando le campane sono suonate a festa.
Quell’invito risuona anche oggi, dopo quasi tre mesi di chiusura nelle nostre case, non solo perché siano spalancate le porte delle nostre abitazioni, cosa che in questo momento non è ancora possibile, piuttosto perché continuino a rimanere spalancate le porte dei nostri cuori, per accogliere chi richiede la nostra attenzione, per donare il molto che abbiamo ricevuto, per ascoltare un problema e scoprirne insieme la soluzione, per avviare un’esperienza nuova, per prendersi a cuore una fragilità e, con l’incessante preghiera, trasformarla in risorsa, per rimanere nel Suo Amore, fedeli a Lui e all’umanità.
Nelle pagine centrali di questo numero di Dialogo abbiamo raccolto i cammini di alcune associazioni territoriali della prima Zona Rossa affinché questo passato prossimo sia ricordato, affinché proprio da qui si prosegua il cammino. Abbiamo voluto dedicare una pagina alla solidarietà fraterna come stile per abitare questo tempo, ciascuno con le sue possibilità, certi che dialogare, riflettere, camminare insieme significa moltiplicare opportunità, ricostruire la rete sociale delle nostre comunità in questo territorio lodigiano.
Scorrendo il calendario associativo, inserito nel testo della proposta, emergono, nel mese di maggio, due appuntamenti tanto cari: il pellegrinaggio mariano e la festa diocesana. Con la staffetta di preghiera per le vocazioni siamo andati tutti da Maria Santissima, portando le nostre suppliche e ricevendo la forza per ogni giornata; così anche domenica 24 maggio, avremmo voluto partecipare come associazione diocesana alla processione dell’Ausiliatrice, a conclusione della festa. Lo faremo a distanza, condividendo le immagini e i ricordi delle feste degli scorsi anni, ma anche con un momento di preghiera. Tutti segni di una vita associativa che è continuata in questi mesi, in presenza e a distanza, nei gesti di cura reciproca, con la preghiera, gli esercizi on line, la formazione on demand, gli incontri in Meet con i responsabili vicariali, i presidenti, le commissioni. La scorsa settimana la presidenza, che ha dato un di più di disponibilità nella responsabilità, ha incontrato il Vescovo Maurizio per un momento di condivisione e di ascolto, on line. Grazie al nostro Vescovo per l’attenzione, l’incoraggiamento, la stima e la Sua guida di pastore per la nostra diocesi e, in essa, per l’Azione Cattolica.
Facciamo nostra la dinamica trinitaria nell’immaginare un futuro per un’umanità di fratelli, capaci di camminare mano nella mano, sostenuti dall’abbraccio di Dio.
Rozzi Raffaella
da Nicolas Allovisio | Mag 21, 2020 | Giovani

Con la pubblicazione di questi due testi vogliamo concludere il percorso annuale di Parola ai Giovani, che quest’anno ha affrontato la vita di due personaggi forti della Bibbia: Elia e Pietro. É proprio il pescatore della Galilea il protagonista dei brani proposti da don Guglielmo Cazzulani: come inquadrare Pietro nell’ottica della sequela di Cristo? Come interpretare i suoi tradimenti e le sue mancanze?
Nel primo brano, una lettera del cardinal Martini a un “educatore fallito”, viene ricordato l’ultimo episodio narrato dal Vangelo di Giovanni (21, 15-19). Dopo una ripetuta richiesta di Gesù a Pietro su una conferma chiara e inequivocabile di amore totale e incondizionato, al terzo tentativo il Maestro utilizza un verbo dalla sfumatura diversa (il greco philéo, invece che agapào), quasi a voler Lui stesso adattarsi alle modeste possibilità di Pietro. E nonostante questo lo invita a seguirlo, nonostante l’animo debole e pieno di ripensamenti Gesù gli affida la guida della Chiesa. Il gesto di Gesù è da intendere come un avvicinarsi alla nostra misera condizione di peccatori, e come il grande segno che la speranza di salvezza è possibile per tutti.
Il secondo brano affronta senza mezzi termini la condizione “normale” di Pietro: un pescatore, goffo ma coraggioso, traditore ma sempre pronto a tendere la mano. Una condizione di continua alternanza tra il dubbio e una fede forte, ma che alla fine ha portato al martirio, ad una morte in croce addirittura a testa in giù. Forse è per questa sconvolgente umanità che Gesù ha scelto proprio Pietro a guida della chiesa: perché i suoi errori sono i nostri, i suoi dubbi sono i nostri, la sua capacità di riconoscere il Signore e seguirlo è anche, speriamo, la nostra.
da Nicolas Allovisio | Feb 29, 2020 | Adulti
FATE QUESTO IN MEMORIA DI ME
Dal Vangelo di Luca [Lc 22,14-20]
14 Quando venne l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, 15 e disse loro: “Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, 16 perché io vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio”. 17 E, ricevuto un calice, rese grazie e disse: “Prendetelo e fatelo passare tra voi, 18 perché io vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non verrà il regno di Dio”. 19 Poi prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: “Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me”. 20 E, dopo aver cenato, fece lo stesso con il calice dicendo: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi”.
Riflettere spezzando la Parola di Dio (Luca Alquati)
Del brano che ci hanno proposto per la riflessione due parole ci hanno colpito: desiderio e memoriaDel brano che ci hanno proposto per la riflessione due parole ci hanno colpito: desiderio e memoriaDue parole pronunciate da Gesù.
“Ho tanto desiderato di mangiare con voi questa Pasqua” [Lc22, 16a]
“Ho tanto desiderato di mangiare con voi questa Pasqua” [Lc22, 16a]
“Fate questo in memoria di me” [Lc 22, 19b]
Queste due parole sono tra loro molto legate soprattutto se le pensiamo alla luce del nostro matrimonio.
Desiderio
Cogliamo il desiderio nell’accezione di speranza, di ricerca di ciò che ci manca e proprio perché è importante e ci manca è desiderato, ma anche una presenza: ciò che si desidera è già presente nell’atto stesso del desiderio.Se pensiamo all’atteggiamento di Gesù prima dell’ultima cena ci accorgiamo che Lui voleva ardentemente raggiungere i suoi discepoli per unirsi a loro; la forza travolgente dell’amore nascosto nel suo desiderio si è realizzato nel dono di tutto sè stesso corpo e sangue, e ancora oggi ci pare di sentirLo ripetere: “Ho tanto desiderato di mangiare con voi questa Pasqua”Anche noi, come Lui, da fidanzati, da innamorati abbiamo desiderato dare corpo e anima al nostro amore, quanto abbiamo atteso il giorno del nostro Sì perché il nostro Amore potesse essere pieno e completo e quando lo abbiamo vissuto, l’amore e la passione ci hanno travolti e ci siamo detti: «Dobbiamo farlo ancora, facciamolo ancora! Per sempre!».Gesù ha un desiderio “da Dio “che umanamente non possiamo comprendere, ma conosciamo la forza del nostro desiderio, del nostro desiderare mia moglie e mio marito! Da questo possiamo intuire queste parole di Gesù «Ho ardentemente desiderato di mangiare con voi questa Pasqua» come un desiderio di Amore di Dio per me, per la mia coppia, per tutta l’umanità.Se questo è il desiderio che muove Gesù si comprende perché Lui voglia farne memoria ancora, ogni giorno, per sempre.
Memoria
Secondo la tradizione biblica, “ricordare”, “far memoria” non è semplicemente richiamare alla memoria un evento o una persona con un atto interiore, intellettuale o psicologico, ma significa ricompiere un atto, richiamarlo con il racconto della sua storia, sapendo che nel momento in cui lo si attualizza esso ha la stessa efficacia che aveva in origine: memoriale.Secondo la tradizione biblica, “ricordare”, “far memoria” non è semplicemente richiamare alla memoria un evento o una persona con un atto interiore, intellettuale o psicologico, ma significa ricompiere un atto, richiamarlo con il racconto della sua storia, sapendo che nel momento in cui lo si attualizza esso ha la stessa efficacia che aveva in origine: memoriale.Per venire al nostro brano significa che il «Fate questo in memoria di me» è un comando esplicito di Gesù di ri-attualizzare, ri-vivere nel tempo quel gesto e quel contenuto vissuti da Lui. Gesù non ci vuole semplicemente raccomandare: «Ricordatevi, non dimenticatevi di me!» ma ci invita a rivivere il mistero che Lui ha celebrato.Tutte le volte che diciamo: «Fate questo in memoria di me», riattualizziamo quella stessa cena, scompare il tempo e noi siamo resi commensali di Gesù. Per la nostra cultura e il nostro modo di pensare, che tende a bruciare tutto e subito e a non avere nessuna memoria, a nascondere i ricordi e vivere solo l’oggi, ci risulta un po’ difficile entrare nella logica del “memoriale”.Per la nostra cultura e il nostro modo di pensare, che tende a bruciare tutto e subito e a non avere nessuna memoria, a nascondere i ricordi e vivere solo l’oggi, ci risulta un po’ difficile entrare nella logica del “memoriale”.Per capire meglio il significato di «fare memoria» proviamo ad attingere alla nostra relazione d’amore.Quando bacio mia moglie o mio marito in modo intenso e profondo questo bacio contiene ed esprime tutta la nostra storia passata, il nostro fidanzamento, i nostri lunghi anni di matrimonio, ma non solo, questo bacio è anche un ponte sul futuro, sul ”per sempre” che ci siamo detti il giorno del nostro Sì e che ancora vuole realizzarsi. “Ti bacio perché voglio amarti anche domani, perché voglio che tu sappia che il mio domani è con te”. Il bacio, come ogni atto coniugale, allora contiene una storia del passato, attualizza quella storia nel presente ed è annuncio di un legame che andrà avanti nel tempo futuro per sempre.Quanto è pieno di vita quel bacio che oggi do a mia moglie e a mio marito!Così, in quel «Fate questo in memoria di me» c’è la volontà esplicita di Gesù di riattualizzare, come in un bacio, una storia d’amore, la sua storia d’amore con me e con la mia coppia.Il mio “Ti amo” detto a mia moglie o a mio marito, è allora strettamente legato al “ti amo” che Gesù dice a me.Quando facciamo comunione tra di noi, quando facciamo l’amore noi stiamo onorando come sposi cristiani quel “Fate questo in memoria di me”, fatelo ancora, facciamolo ancora!. Un ordine dato da un amore, che non accetta di vivere solo di atti passati: a chi di noi basta essersi amati solo la prima notte di nozze? A chi di noi basta aver ricevuto attenzioni e carezze solo nei primi mesi di matrimonio? A noi non basta. Cambieranno con l’età, i modi e i tempi ma la nostra intimità chiede di essere vissuta ogni giorno per tutta la vita.Solo così si realizza quello che dice San Paolo nella lettera agli Efesini: «E i due diventeranno una sola carne. Questo mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!» [Ef 5, 31-32].
“Prendete e mangiate questo è il mio corpo “[Lc22,19]
Tutti noi sposi siamo annunciatori di questo mistero grande.Tutti noi sposi siamo annunciatori di questo mistero grande.Ma per vivere a fondo questo Mistero, occorre passare attraverso la croce e giungere alla resurrezione.Noi sposi lo dobbiamo vivere come la morte all’io, per risorgere al noi.Morire all’io non significa annullarsi, dissolversi, ma morire al nostro egoismo, perché se c’è egoismo non c’è amore, ma possesso e quanti egoismi dai più grandi ai più piccoli viviamo ogni giorno?Risorgere al Noi è trasfigurare il nostro essere perché io possa vivere nel cuore e nella vita di mia moglie, e viceversa e insieme possiamo essere testimoni della luce del risorto, colui che ci chiede di essere e di fare memoria di lui, memoria del nostro Sì scambiato il giorno del nostro matrimonio.Proprio in quel giorno abbiamo deciso di diventare un NOI e oggi nella quotidianità questo si sta realizzando.
Riflettere spezzando la Parola di Dio – Annamaria Scaglioni
L’eucarestia come “memoria di comunione”
Quante volte quando partecipiamo all’Eucarestia e sostiamo in silenzio davanti ai gesti ed alle parole della consacrazione, ci viene spontaneo mettere davanti a Dio la nostra vita, i momenti che stiamo vivendo, le nostre difficoltà e tutte le persone che ci sono care.Quante volte quando partecipiamo all’Eucarestia e sostiamo in silenzio davanti ai gesti ed alle parole della consacrazione, ci viene spontaneo mettere davanti a Dio la nostra vita, i momenti che stiamo vivendo, le nostre difficoltà e tutte le persone che ci sono care.Portiamo con noi la nostra famiglia, i nostri amici e spesso anche coloro che ci fanno ferito perché vogliamo trovare un modo per ricucire rancori e divergenze.Ci sentiamo in un momento privilegiato nel quale la distanza fra noi ed il nostro Dio è sparita, siamo nell’anticamera del Paradiso dove sentiamo il Respiro del nostro Dio. Non lo vediamo, se non nascosto in un’ostia immacolata ma percepiamo la sua presenza viva che si fa vicina, quasi riusciamo a toccarla e poi Lui entra nel nostro corpo e sosta, fino a sciogliersi e diventare parte di noi stessi.In quel momento sentiamo dal sacerdote una parola precisa che ri-eccheggia con insistenza e ci ripete “Fate questo in memoria di me!”. Sembra che Lui, Gesù, voglia fortemente divenire un ricordo vivo della nostra memoria. La sua storia di 2000 anni fa vuole fare parte della nostra storia e divenirne un ricordo vivo, diretto.Sembra che Lui, Gesù, voglia fortemente divenire un ricordo vivo della nostra memoria. La sua storia di 2000 anni fa vuole fare parte della nostra storia e divenirne un ricordo vivo, diretto.Sembra volerci dire che ciò che ha fatto per i suoi discepoli, i suoi amici, parenti, le donne che lo seguivano, l’avrebbe fatto anche oggi per me, per te, per tutti noi. Ha amato i suoi e con loro ama ancora oggi tutti noi.La forza del suo amore non si è spenta, non si è consumata nel tempo ma è ancora viva e batte forte per me oggi.Il suo è un amore grande, capace di donare la vita, tutto, senza riserve, anche per un amore non ricambiato, anche per un amico dubbioso, infedele o codardo che lo tradisce o lo rinnega.Gesù consuma la sua ultima cena in un clima strano, tutt’altro che sereno; erano momenti di paura, tutto era stato organizzato di fretta, da gente estranea, non dagli invitati né da Gesù eppure, malgrado questo Gesù ha compiuto fino all’ultimo il suo dono di amore per i suoi. Lui è divenuto la portata principale della cena, infatti c’erano il pane, il vino ma…la carne, l’agnello, chi l’ha preparato? Nessuno! Lui è diventato il piatto principale da condividere insieme. L’incontro, la relazione con Lui, erano il pretesto per stare insieme, tutti, ancora un’ultima volta, per gustare il piacere della sua compagnia ed attingere alle sue Parole di Vita.Questa Relazione di Comunione vera e sincera fra fratelli è il messaggio fondamentale di Gesù di cui oggi “fare memoria”. Siamo tutti figli di questa Comunione e fratelli legati profondamente gli uni agli altri da un destino comune. Questo è il fulcro del suo messaggio d’amore di cui fare memoria viva ogni giorno.Noi sposi esprimiamo una forma speciale e privilegiata di questo amore totalizzante che noi riserviamo quotidianamente alla persona che abbiamo scelto di amare, ma non solo, questo amore ci apre agli altri che sono: i nostri figli, i figli dei nostri figli, le loro nuove famiglie, gli amici etc.Anche noi desideriamo come Cristo, che il nostro amore, i nostri sacrifici, le nostre fatiche quotidiane siano impresse nella memoria di chi ci vive al fianco, marito e …figli …Anche noi a volte viviamo nell’incomprensione, nella paura, nella difficoltà eppure come Cristo andiamo avanti.Anche noi a volte subiamo tradimenti o rinnegamenti proprio da coloro che amiamo e per questo soffriamo, anche noi a volte procuriamo tutto questo ai nostri cari e loro ci amano ancora.Per tutto questo il nostro amore coniugale si fa immagine dell’amore di Dio per noi, nel nostro sapere resistere ai nostri limiti, alle nostre differenze a volte insormontabili, alle nostre colpe e ai nostri tradimenti … questa nostra fatica quotidiana rende grande il nostro amore e solo quando riusciamo a mettere da parte il nostro egoismo e riusciamo a fare il primo passo verso l’altro ricostruiamo quella Comunione che ci riporta al benessere della nostra relazione, ci fa respirare un’aria fresca, assaporare il profumo del nostro amore, ancora più intenso di quello del primo giorno perché sicuramente più maturo.Ecco, in questa Comunione di Vita facciamo memoria del Suo Amore per noi e viviamo l’Eucarestia!
da Nicolas Allovisio | Feb 29, 2020 | Adulti
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE
FRANCESCO
PER LA QUARESIMA 2020
«Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio» (2Cor 5,20)
Cari fratelli e sorelle!
Anche quest’anno il Signore ci concede un tempo propizio per prepararci a celebrare con cuore rinnovato il grande Mistero della morte e risurrezione di Gesù, cardine della vita cristiana personale e comunitaria. A questo Mistero dobbiamo ritornare continuamente, con la mente e con il cuore. Infatti, esso non cessa di crescere in noi nella misura in cui ci lasciamo coinvolgere dal suo dinamismo spirituale e aderiamo ad esso con risposta libera e generosa.
1. Il Mistero pasquale, fondamento della conversione
La gioia del cristiano scaturisce dall’ascolto e dall’accoglienza della Buona Notizia della morte e risurrezione di Gesù: il kerygma. Esso riassume il Mistero di un amore «così reale, così vero, così concreto, che ci offre una relazione piena di dialogo sincero e fecondo» (Esort. ap. Christus vivit, 117). Chi crede in questo annuncio respinge la menzogna secondo cui la nostra vita sarebbe originata da noi stessi, mentre in realtà essa nasce dall’amore di Dio Padre, dalla sua volontà di dare la vita in abbondanza (cfr Gv 10,10). Se invece si presta ascolto alla voce suadente del “padre della menzogna” (cfr Gv 8,45) si rischia di sprofondare nel baratro del nonsenso, sperimentando l’inferno già qui sulla terra, come testimoniano purtroppo molti eventi drammatici dell’esperienza umana personale e collettiva.
In questa Quaresima 2020 vorrei perciò estendere ad ogni cristiano quanto già ho scritto ai giovani nell’Esortazione apostolica Christus vivit: «Guarda le braccia aperte di Cristo crocifisso, lasciati salvare sempre nuovamente. E quando ti avvicini per confessare i tuoi peccati, credi fermamente nella sua misericordia che ti libera dalla colpa. Contempla il suo sangue versato con tanto affetto e lasciati purificare da esso. Così potrai rinascere sempre di nuovo» (n. 123). La Pasqua di Gesù non è un avvenimento del passato: per la potenza dello Spirito Santo è sempre attuale e ci permette di guardare e toccare con fede la carne di Cristo in tanti sofferenti.
2. Urgenza della conversione
È salutare contemplare più a fondo il Mistero pasquale, grazie al quale ci è stata donata la misericordia di Dio. L’esperienza della misericordia, infatti, è possibile solo in un “faccia a faccia” col Signore crocifisso e risorto «che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me» (Gal 2,20). Un dialogo cuore a cuore, da amico ad amico. Ecco perché la preghiera è tanto importante nel tempo quaresimale. Prima che essere un dovere, essa esprime l’esigenza di corrispondere all’amore di Dio, che sempre ci precede e ci sostiene. Il cristiano, infatti, prega nella consapevolezza di essere indegnamente amato. La preghiera potrà assumere forme diverse, ma ciò che veramente conta agli occhi di Dio è che essa scavi dentro di noi, arrivando a scalfire la durezza del nostro cuore, per convertirlo sempre più a Lui e alla sua volontà.
In questo tempo favorevole, lasciamoci perciò condurre come Israele nel deserto (cfr Os 2,16), così da poter finalmente ascoltare la voce del nostro Sposo, lasciandola risuonare in noi con maggiore profondità e disponibilità. Quanto più ci lasceremo coinvolgere dalla sua Parola, tanto più riusciremo a sperimentare la sua misericordia gratuita per noi. Non lasciamo perciò passare invano questo tempo di grazia, nella presuntuosa illusione di essere noi i padroni dei tempi e dei modi della nostra conversione a Lui.
3. L’appassionata volontà di Dio di dialogare con i suoi figli
Il fatto che il Signore ci offra ancora una volta un tempo favorevole alla nostra conversione non dobbiamo mai darlo per scontato. Questa nuova opportunità dovrebbe suscitare in noi un senso di riconoscenza e scuoterci dal nostro torpore. Malgrado la presenza, talvolta anche drammatica, del male nella nostra vita, come in quella della Chiesa e del mondo, questo spazio offerto al cambiamento di rotta esprime la tenace volontà di Dio di non interrompere il dialogo di salvezza con noi. In Gesù crocifisso, che «Dio fece peccato in nostro favore» (2Cor 5,21), questa volontà è arrivata al punto di far ricadere sul suo Figlio tutti i nostri peccati, fino a “mettere Dio contro Dio”, come disse Papa Benedetto XVI (cfr Enc. Deus caritas est, 12). Dio infatti ama anche i suoi nemici (cfr Mt 5,43-48).
Il dialogo che Dio vuole stabilire con ogni uomo, mediante il Mistero pasquale del suo Figlio, non è come quello attribuito agli abitanti di Atene, i quali «non avevano passatempo più gradito che parlare o ascoltare le ultime novità» (At 17,21). Questo tipo di chiacchiericcio, dettato da vuota e superficiale curiosità, caratterizza la mondanità di tutti i tempi, e ai nostri giorni può insinuarsi anche in un uso fuorviante dei mezzi di comunicazione.
4. Una ricchezza da condividere, non da accumulare solo per sé
Mettere il Mistero pasquale al centro della vita significa sentire compassione per le piaghe di Cristo crocifisso presenti nelle tante vittime innocenti delle guerre, dei soprusi contro la vita, dal nascituro fino all’anziano, delle molteplici forme di violenza, dei disastri ambientali, dell’iniqua distribuzione dei beni della terra, del traffico di esseri umani in tutte le sue forme e della sete sfrenata di guadagno, che è una forma di idolatria.
Anche oggi è importante richiamare gli uomini e le donne di buona volontà alla condivisione dei propri beni con i più bisognosi attraverso l’elemosina, come forma di partecipazione personale all’edificazione di un mondo più equo. La condivisione nella carità rende l’uomo più umano; l’accumulare rischia di abbrutirlo, chiudendolo nel proprio egoismo. Possiamo e dobbiamo spingerci anche oltre, considerando le dimensioni strutturali dell’economia. Per questo motivo, nella Quaresima del 2020, dal 26 al 28 marzo, ho convocato ad Assisi giovani economisti, imprenditori e change-makers, con l’obiettivo di contribuire a delineare un’economia più giusta e inclusiva di quella attuale. Come ha più volte ripetuto il magistero della Chiesa, la politica è una forma eminente di carità (cfr Pio XI, Discorso alla FUCI, 18 dicembre 1927). Altrettanto lo sarà l’occuparsi dell’economia con questo stesso spirito evangelico, che è lo spirito delle Beatitudini.
Invoco l’intercessione di Maria Santissima sulla prossima Quaresima, affinché accogliamo l’appello a lasciarci riconciliare con Dio, fissiamo lo sguardo del cuore sul Mistero pasquale e ci convertiamo a un dialogo aperto e sincero con Dio. In questo modo potremo diventare ciò che Cristo dice dei suoi discepoli: sale della terra e luce del mondo (cfr Mt 5,13-14).
Francesco
Roma, presso San Giovanni in Laterano, 7 ottobre 2019,
Memoria della Beata Maria Vergine del Rosario