da Nicolas Allovisio | Dic 16, 2018 | Adulti

* di Raffaella Rozzi
La Chiesa utilizza, per definire i diversi momenti dell’anno liturgico, il nome “tempo”, è una scelta che non è frutto di equilibri lessicali piuttosto un invito, ad ogni passaggio, ad entrare in un nuovo tempo, a sollevare lo sguardo dai tempi, dettati dall’agenda e dalle notifiche dello smarphone, che ci ricordano un appuntamento. Ci viene chiesto di entrare in una dimensione altra e alta, ci viene chiesto di alzare lo sguardo per tornare a guardare il mondo con uno sguardo che è stato raggiunto dall’Altro.
In questi primi mesi dell’anno associativo, ciascuna associazione ha camminato alla sequela del Maestro, nella propria realtà, tenendo come guida l’icona biblica dell’incontro di Gesù con le sorelle Marta e Maria. Proprio questa narrazione ha fatto compiere dei passi a ciascuno; le occasioni per riprendere la meditazione dello scorso settembre sono state molteplici: l’inizio dei cammini formativi con la proposta della meditazione del vescovo Gualtiero, la preparazione dei momenti di preghiera in occasione della giornata dell’adesione, i momenti di deserto e tutti gli incontri iniziati ripetendo insieme le parole della preghiera associativa “Facci posto, Maria.” Sono sempre stati presenti Gesù, Maria e Marta, ogni volta le nostre orecchie hanno colto una parola diversa che è risuonata nella vita, non è restata astratta, ma è divenuta realtà, in un gesto, in una presenza, in un cambiamento di stile. Questo è ciò che ho visto (condiviso con) nelle persone con cui ho percorso un tratto di strada: all’inizio ci siamo fatti prendere dall’affanno di calendarizzare i diversi appuntamenti, conciliando gli itinerari dei settori, i percorsi parrocchiali, gli appuntamenti diocesani, regionali, nazionali; le sere impegnate sono state almeno tre a settimana, con la gioia e la fatica di riannodare le relazioni, avviare percorsi, scegliere insieme; abbiamo vissuto tanti momenti di incontro e confronto, ci siamo fermati ad ascoltare la Parola, abbiamo pregato vespri e compieta per aprire e chiudere le riunioni di presidenza. Poi ha fatto strada nella vita la parola di Gesù a Marta come a noi, strattonati in un vortice che porta lontano dalla fonte della vita, che fa perdere il senso della realtà, che lascia soli risucchiati da un agire vuoto, senza anima. Fare un passo indietro dall’attivismo per recuperare la cura e la premura per la vita, personale e associativa, per generare insieme un equilibrio che custodisca i passi di ciascuno.
L’andatura è cambiata: dedicare tempo ed energie per pensare e predisporre insieme i momenti di spiritualità di Avvento che avrebbero permesso a famiglie, giovani e adulti di fermarsi ai piedi del Maestro, ha messo tutti noi in una prospettiva diversa, in cui accogliere, ascoltare e servire ne sono diventati la dinamica. Così ci siamo seduti ad ascoltare quella Parola che ha incontrato Maria e Giuseppe, che attraverso di loro, ci accompagna al Dio con noi.
Abbiamo accolto l’invito di papa Francesco di affidare a San Giuseppe un problema o una difficoltà perché lui possa sognarlo, prendendo esempio da Giuseppe, appunto, che non si è fatto invadere dalla fretta di trovare una soluzione o dall’incertezza di non fare il passo necessario, Giuseppe lascia spazio alla voce di Dio: si ferma, riposa, in quel riposo che ricorda quello di Dio al termine della creazione in cui contemplare l’opera di Dio. Giuseppe sogna: sogniamo anche noi cose belle, cose grandi che Dio sogna su di noi. Poi Giuseppe agisce: non ha più bisogno di parole, la sua vita è la Parola; non rimane ad aspettare, non fa discorsi, si risveglia alla vita e prende con sé la sua sposa, Maria.
Auguro a ciascuno, a ogni famiglia, ad ogni associazione, ad ogni comunità di vivere il tempo di Avvento come tempo fecondo, tempo non più distolto dal fare, tempo denso di senso, tempo di ascolto, tempo di sogno, tempo di decisione, tempo che lascia entrare l’altro perché accoglie l’Altro che viene. Buon Natale.
da Nicolas Allovisio | Dic 16, 2018 | Goccia

Durante lo scorso mese di ottobre la Chiesa ha vissuto il Sinodo dei Vescovi sul tema: “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. A poche settimane dal termine di questo importante momento di ascolto abbiamo chiesto a Gioele Anni, che ha avuto la possibilità di partecipare come uditore, di aiutarci ad approfondire quanto emerso durante i lavori. Ancora una volta, vista l’attualità del tema, abbiamo scelto di inviare questo numero di Goccia a tutti gli aderenti.
Un grazie di cuore a Gioele e un caro augurio di Buon Natale a tutti.
Buona lettura!
La Redazione di Goccia
Documento finale
Il testo finale dell’assemblea sinodale, approvato in tutti i suoi numeri con più dei 2/3 di maggioranza. Si divide in tre parti: “Riconoscere”, “Interpretare” e “Scegliere”. L’icona evangelica che fa da contorno a tutto il testo è l’episodio dei discepoli di Emmaus: due giovani che camminavano allontanandosi da un’esperienza di fede, e che Gesù riesce a riavvicinare. Come? Stando con loro, ascoltando senza giudicare, spiegando la Scrittura e infine spezzando il pane insieme a loro.
Omelia di Papa Francesco alla messa conclusiva, 28/10/2018
«Ascoltare, farsi prossimi, testimoniare». I tre passi indicati dal Santo Padre per ricostruire un dialogo tra Chiesa e giovani. Occorre una conversione perché «La fede passa per la vita. Quando la fede si concentra puramente sulle formulazioni dottrinali, rischia di parlare solo alla testa, senza toccare il cuore. E quando si concentra solo sul fare, rischia di diventare moralismo e di ridursi al sociale. La fede invece è vita: è vivere l’amore di Dio che ci ha cambiato l’esistenza. »
Carissimo Papa Francesco…
La lettera dei 35 giovani uditori al Papa al termine del Sinodo. Tre messaggi: grazie di averci dato spazio; ci siamo, siamo il presente e continuiamo a impegnarci per la Chiesa e per il mondo; siamo con te e con tutti i vescovi, anche nei momenti di difficoltà.
I giovani hanno risvegliato la sinodalità della Chiesa
Editoriale della rivista Civiltà Cattolica, edita dai Gesuiti. Perché il Sinodo dei giovani è terminato con un invito a tutta la Chiesa a mettersi in gioco a tutto tondo, nelle sue strutture e nelle sue prassi? Questo breve testo prova a dare una risposta.
Ora scaldateci il cuore
Il commento al termine del Sinodo dell’assistente nazionale dei giovani di Ac, don Tony Drazza. «Aiutateci a essere uomini e donne consacrati. Fateci capire, per favore, che significa spendersi e amare qualcuno con tutta la forza. Forse noi per tanti motivi l’abbiamo dimenticato. Voi che siete maestri di amori folli, diteci come si fa a perdere la testa per qualcuno. Diteci come dobbiamo fare per riprendere qualcuno che stiamo perdendo.»
Ai giovani che non cercano Dio si deve parlare di Gesù
Enzo Bianchi, fondatore della comunità di Bose e uditore al Sinodo, riflette sull’assemblea e sulle modalità concrete dell’annuncio ai giovani.
100 citazioni top dal Sinodo dei giovani
Jonathan Lewis, giovane uditore statunitense, ha raccolto le 100 frasi più interessanti che ha ascoltato nell’aula del Sinodo. Le hanno pronunciate vescovi, cardinali o giovani, ma l’autore non è riportato. Un modo per assaggiare la varietà di punti di vista espressi all’interno dell’assemblea.
da Nicolas Allovisio | Nov 29, 2018 | Adulti

di don Luca Pomati
Tante volte sentiamo parlare, quante poche volte invece ascoltiamo colui che ci parla: così sarà capitato nella casa di Betania dove vivevano le due sorelle Marta e Maria, parole pronunciate e chissà se sentite o ascoltate. Sembra quasi che tra quelle due sorelle che vivevano insieme ci fosse un deserto di bui silenzi, di parole disorientate e di sguardi ciechi. Marta si lamenta con Gesù senza rivolgersi alla sorella e degnarla di uno sguardo, un vento di parole che risuonano nella casa e pensieri che vibrano su muri invisibili. Altro che casa, sembra di abitare nella solitudine del deserto!
Dice un proverbio arabo: «Là nel deserto non c’è che un rumore: il gemito del vento. È il deserto che piange perché vorrebbe essere prateria. È l’implorazione della terra riarsa – dell’anima assetata – che attende la rugiada dal cielo.»
Anche nella casa di Betania e nella casa della nostra associazione vogliamo udire la voce di un tenue silenzio e attendere la brezza leggera del deserto. Il profeta Osea ricevette da Dio quest’invito: “Vieni nel deserto, perché voglio parlare al tuo cuore” (Osea 2,14). È la chiamata che il Signore rivolge anche a noi e che in Avvento e Quaresima vogliamo accogliere per entrare nel “deserto” e vivere questa esperienza di preghiera.
Nel racconto della casa di Betania, icona biblica che ci accompagna in questo anno associativo, l’evangelista Luca ci vuole condurre nel “deserto dove Dio parla al cuore” con un gioco di triangolazione di luci e di riflessi tra Marta, Gesù e Maria, seguendo questa combinazione di passaggi arriviamo ad osservare quella donna che sta ai piedi di Gesù, attratta dalla voce del maestro, tutta raccolta per non perdere un filo di rugiada e nutrirsi di ogni parola che esce dalla bocca del maestro.
Il deserto, che Dio propone all’uomo, è abitato da un dialogo profondo e accorato, da un ascolto fecondo e delicato. È necessario, oggi più che mai, entrare nel deserto e ritornare al proprio cuore. Il cammino interiore dell’uomo non è una traversata in solitaria, ma quello che scruta orizzonti di umanità, percorre sentieri che Dio apre, dimora nel calore del roveto ardente che arde, ma non consuma e lascia spazi di incontro e oasi di dialogo con Dio.
Un’autentica spiritualità evangelica è un continuo, delicato, riconquistato equilibrio tra contemplazione e impegno, deserto e storia, l’assoluto di Dio e il quotidiano umano.
Solo nel deserto troviamo lo spazio spirituale per il proprio impegno nella storia, solo nella preghiera ci presentiamo e ritorniamo al «cuore di Dio», che è il cuore di tutte le creature e di tutti gli avvenimenti.
Così nasce e cresce l’uomo nuovo: quando si incontra Dio «a tu per tu» si entra in quella novità radicale che costruisce il «noi», perché si creano e si stabiliscono con tutti gli altri relazioni e incontri in uno stile che va oltre la logica del sangue, degli interessi, degli egoismi, delle convenienze. Papa Francesco nell’esortazione Gaudete et exultate ci ricorda che “La santificazione è un cammino comunitario”, un esodo nel deserto verso la terra promessa.
Ad ognuno l’invito a rispondere nella preghiera personale che deve ritmare il nostro cammino e l’appuntamento alla casa della Gioventù in Avvento e in Quaresima, per pregare nel “DESERTO” dove incontrare il Maestro che dona ciò di cui veramente c’è bisogno, per poi ripartire irrobustiti per la città degli uomini come pellegrini di libertà, di giustizia e di pace.
La preghiera del Deserto si terrà presso la cappella della Casa della Gioventù di Lodi dalle 19 alle 21 e sarà un tempo aperto dove poter arrivare quando puoi e sostare quanto desideri.
In Avvento sarà Lunedì 10 e 17 dicembre, mentre in Quaresima Lunedì 18 e 25 marzo e 01 aprile
da Nicolas Allovisio | Nov 22, 2018 | Adulti

da Nicolas Allovisio | Nov 18, 2018 | Adulti

di Raffella Rozzi*
Domenica 18 novembre, in ciascuna comunità parrocchiale della diocesi di Lodi, i fedeli sono chiamati a rinnovare il Consiglio Pastorale Parrocchiale. Si tratta di un momento che è al contempo inizio e fine di un percorso: è la conclusione di un’esperienza che ha visto il CPP uscente, cinque anni orsono, accogliere una richiesta, offrire una disponibilità, assumere una responsabilità come risposta ad una chiamata di battezzati per occuparsi più da vicino della vita della propria comunità parrocchiale; già dall’estate scorsa parroci e consiglieri si sono confrontati, a partire dalle indicazioni del direttorio diocesano, in un’analisi del tratto di strada compiuto, delle risorse e delle fragilità della comunità, di cui tener conto e da cui ripartire.
Coloro che hanno dato la disponibilità a questo servizio nella comunità ecclesiale e lasciano ad altri fratelli la carica di consiglieri, consegnano ciò che hanno custodito come perla preziosa, sostengono con la preghiera e la vicinanza fraterna il cammino del nuovo CPP. A costoro va il grazie riconoscente per il tempo, la passione e la competenza donata alla propria comunità e alla Chiesa intera.
Questi mesi hanno visto diverse comunità parrocchiali mettersi in ascolto del Magistero di Papa Francesco per dar seguito all’invito del Papa al Convegno ecclesiale di Firenze, del 10 novembre 2015: “Permettetemi solo di lasciarvi un’indicazione per i prossimi anni: in ogni comunità, in ogni parrocchia e istituzione, in ogni diocesi e circoscrizione, in ogni regione, cercate di avviare, in modo sinodale, un approfondimento dell’Evangelii gaudium, per trarre da essa criteri pratici e attuare le sue disposizioni, specialmente sulle tre o quattro priorità che avrete individuato in questo convegno. Sono sicuro della vostra capacità di mettervi in movimento creativo per concretizzare questo studio”.
Con questa fiducia, inizia il cammino del CPP, nella logica della dedizione alla missione della Chiesa, che è annunciare Gesù Risorto, attingendo sempre, soprattutto nei momenti difficili, alla sorgente della Parola e alla Grazia dei sacramenti, perché l’incarico ricevuto sia davvero tale in quanto sempre “in carica”, come teniamo i nostri smartphone, e sappia essere “connesso” alla vita della comunità.
Non è secondario il nome ovvero “Consiglio Pastorale Parrocchiale” che dice l’identità e la funzione cioè un gruppo di persone che insieme studiano, meditano, pregano, ascoltano con le orecchie, con il cuore e con la mente, per discernere insieme, laici e pastori, la strada da percorrere.
Da presidente parrocchiale di AC ho vissuto questo momento di passaggio da un punto di vista privilegiato perché, come quest’anno, la scadenza associativa si intreccia con quella pastorale ma non coincide. Ai presidenti parrocchiali è dato di essere presenti nel CPP uscente e in quello prossimo: leggo in tale frangente un dono speciale per l’Azione Cattolica ovvero quello di ricevere quella perla, custodirla ed affidarla al nuovo Consiglio, prendersi cura di ciò che di più prezioso è una comunità, perché il cammino prosegua, perché ciascuna comunità rimanga fedele alla sua identità originaria e sia disponibile a rinnovarsi accogliendo l’invito di Papa Francesco “ Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazione” (EG 27). Inoltre, in ciascuna realtà parrocchiale, l’Azione Cattolica porta la vita della Diocesi, nella certezza che “l’importante è non camminare da soli, contare sempre sui fratelli e specialmente sulla guida dei Vescovi, in un saggio e realistico discernimento pastorale” (EG 33).
In AC conosciamo bene le regole della democrazia associativa che chiede l’avvicendamento nella logica di essere qui a svolgere un servizio, custodi di qualcosa che ci è affidato, non proprietari, ma custodi protagonisti nell’associazione che è degli aderenti, custodi della Vigna del Signore.
Chiedo a ciascuno di partecipare a questo momento di vita ecclesiale, con la presenza, la preghiera, la disponibilità. Auguro ad ogni Consiglio Pastorale Parrocchiale di essere il cuore della comunità locale, Chiesa che rimane fedele a se stessa e si rinnova, segno della presenza di Dio in questo tempo e in questo territorio, con la forma del poliedro che incontra culture e linguaggi.
* presidente diocesano