Goccia del 10 Giugno 2018

Eccoci arrivati all’ultima tappa sulle tracce dei luoghi vissuti e visitati da Gesù nel suo cammino terreno. Prima di lasciarci per la pausa estiva vogliamo proporre alcune riflessioni sul tema della strada:

Gesù cammina per la strada, dove incontra un uomo che lo cerca, lo chiama “maestro buono”, desidera capire come raggiungere la felicità. Quell’uomo sembra proprio intenzionato ad essere discepolo del Signore. E Gesù come prima cosa lo guarda con simpatia e amore. E poi, rispondendo alla sua domanda profonda, gli propone la libertà di diventare se stesso e di non dipendere più dalla ricchezza e dalle cose materiali. Ma Gesù è rifiutato da quell’uomo che, troppo legato ai suoi beni, non si decide a seguirlo (cfr. Mc 10, 17-32). Chi vuole essere discepolo di Gesù deve fare i conti con la libertà, ma soprattutto sentirsi amato da Lui.

Buona lettura e… buona estate!
La Redazione di Goccia

Seguire Gesù sulla strada

Proponiamo una riflessione sul brano di Vangelo di Marco che è stato scelto come testo di riferimento per questa quinta tappa sulle orme di Gesù. Il materiale è tratto dai contributi multimediali allegati alla traccia proposta dall’AC nazionale per il cammino adulti 2017/2018

Gettarsi nelle braccia di Dio

Fra i materiali proposti dal sito dell’AC nazionale come approfondimento dei luoghi vissuti da Gesù c’è:
un commento di Enzo Bianchi sul Vangelo di Marco che fa da sfondo a questa tappa del cammino formativo
due brevi spunti di riflessione sulla Parola tratti da uno scritto di Bonhoeffer e da un’omelia di Papa Francesco a Santa Marta

Maria donna in cammino

Se i personaggi del vangelo avessero avuto una specie di contachilometri incorporato, penso che la classifica dei più infaticabili camminatori l’avrebbe vinta Maria. Gesù a parte, naturalmente…”. In questo testo di don Tonino Bello apprezziamo come la peregrinazione terrena di Maria sia simbolo della fatica di un esigente itinerario spirituale.

Gente della vita ordinaria…

La strada è luogo di incontri e come tale diventa uno degli scenari della nostra vita di tutti i giorni. Parlando di “strada” non si poteva non citare il bellissimo testo di Madeleine Delbrêl che ci ricorda: “…che questa strada, che questo mondo dove Dio ci ha messi è per noi il luogo della nostra santità”.

La strada in musica

Il brano di Mariella Nava “La Strada” è contenuto nell’album “Dentro una Rosa” ed è ispirato a Giovanni Paolo II. Il testo parla di un cammino importante, non facile, ma sostenuto dalla volontà tipica di una persona volitiva. E’ possibile scaricare il video al seguente link: https://www.youtube.com/watch?v=QXIpWnMfGdA

La strada in poesia

Dal testo “Incontrare Gesù lungo la strada” abbiamo estratto un commento di Paul Doncœur sul senso della strada e una poesia di Tagore. L’intera pubblicazione, contenente riflessioni, preghiere e poesie è reperibile al seguente link: http://www.fiordaliso.it/fileadmin/fiordaliso.it/ebook/Incontrare_Gesu_ebook.pdf

Goccia del 13 Maggio 2018

Il cammino con Gesù ci porta in questo numero di Goccia a vivere con Lui l’intimità della casa, luogo in cui le relazioni nascono e crescono e la convivenza con quanti ci sono cari ci educa alla logica del servizio:

Gesù entra nella casa dove vive, a Cafarnao. Ha appena attraversato la città con i suoi discepoli e intanto ha ascoltato i loro discorsi litigiosi. La casa è il luogo intimo e riservato in cui Gesù forma i discepoli, accompagnandoli a rileggere i loro vissuti, a riflettere sulla loro mentalità e mostrando cosa conta veramente per chi vuole seguirlo (cfr. Mc 9, 33-37). La vera grandezza per i discepoli di Gesù è farsi piccoli e non essere potenti, è servire e non farsi servire. Questo vive Gesù in prima persona e questo chiede a chi vuole essere suo discepolo.

Buona lettura!
La Redazione di Goccia

Seguire Gesù in casa

Proponiamo una riflessione sul brano di Vangelo di Marco che è stato scelto come testo di riferimento per questa quarta tappa sulle orme di Gesù. Il materiale è tratto dai contributi multimediali allegati alla traccia proposta dall’AC nazionale per il cammino adulti 2017/2018.

L’istruzione dei discepoli

Il cammino di Gesù verso Gerusalemme, come riportato dal Vangelo di Marco, è segnato da tre annunci della passione che diventano anche momenti in cui Gesù istruisce i suoi discepoli, dedicandosi particolarmente a loro e alla guarigione del loro cuore cieco.
Riportiamo un commento di don Antonio Torresin su Mc 9, 33-37, tratto da una sua lunga catechesi sul capitolo 9 del Vangelo di Marco.
(Il testo integrale si trova al seguente link: www.sanvitoalgiambellino.com/files/mc-9-secondo-annuncio-della-passione_1.pdf)

Cafarnao, casa dell’umiltà

Partendo dal brano di Vangelo che fa da sfondo a questo numero di Goccia, don Piero Pellegrini ci accompagna ad approfondire il senso della casa di Cafarnao come luogo dell’umiltà. (Il testo è tratto da: www.movimentofac.it/index.php/spiritualita-e-formazione/una-parola-mensile).

La famiglia, casa di relazioni umane

“La casa è un tema primario, è un fondamento delle civiltà. Certamente a tutte le civiltà appartiene un edificio, un luogo dove si può stare insieme”. (Il testo di Rosanna Virgili è tratto da www.movimentofac.it).

Una famiglia da sogno… realtà concreta da vivere

Se parlare di casa significa anche parlare di quelli che la casa la abitano e delle relazioni si vivono, diventa spontaneo approfondire il senso della famiglia e per farlo proponiamo alcuni testi di Papa Francesco:

     – Discorso tenuto alla Mall of Asia Arena di Manila in occasione dell’incontro con le famiglie a gennaio 2015.

     – Intervista a don Francesco Pesce, autore del libro “Oltre la famiglia modello. Le Catechesi di Papa Francesco”, sulla visione di famiglia di Papa Francesco.
       Testo e audio sono disponibili al seguente link: https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2018-01/le-catechesi-di-papa-francesco-sulla-famiglia–intervista.    

     – Raccolta delle catechesi di Papa Francesco sulla famiglia.

 

Goccia del 8 Aprile 2018

Vista la vicinanza con le celebrazioni pasquali abbiamo scelto di dedicare questo numero di Goccia ad un approfondimento sulla “tomba vuota”:
L’ultimo luogo attraversato da Gesù è la tomba vuota, quella tomba in cui viene sepolto morto e da cui esce vincitore e vivo. La tomba è vuota e così la trovano le donne che, al mattino di quella domenica, vanno a visitarlo per compiere i riti della sepoltura. Dalla tomba Gesù risorge, ma le donne sono piene di paura e non credono e non lo fanno nemmeno i discepoli che l’hanno seguito a lungo per le strade, nelle città, al tempio e che lui ha personalmente formato nell’intimità della casa (cfr. Mc 16, 1-8). Gesù con la sua risurrezione chiede ai suoi discepoli e discepole di misurarsi con il mistero della morte e della vita, per non essere più increduli, ma diventare credenti.

Buona lettura!
La Redazione di Goccia

Istantanee dal sepolcro (vuoto)

Intense e brevi riflessioni (tranne la terza che è decisamente più corposa) di don Cristiano Mauri, che dice di sé: Anno 1972, 8 di settembre. Di Lecco, dove da sempre si lavora il ferro, si salgono le montagne, si respira l’aria del lago. Porto in me la traccia di tutte e tre le cose. Ingegnere per caso nel 1998, presso il Politecnico di Milano. Prete per amore e per fortuna dal 2005, nella Diocesi di Milano. Da grande alleverò asini. Intanto alleno le domande a schivare le risposte a buon mercato.Intense e brevi riflessioni (tranne la terza che è decisamente più corposa) di don Cristiano Mauri, che dice di sé: Anno 1972, 8 di settembre. Di Lecco, dove da sempre si lavora il ferro, si salgono le montagne, si respira l’aria del lago. Porto in me la traccia di tutte e tre le cose. Ingegnere per caso nel 1998, presso il Politecnico di Milano. Prete per amore e per fortuna dal 2005, nella Diocesi di Milano. Da grande alleverò asini. Intanto alleno le domande a schivare le risposte a buon mercato.

Lo stupore della Pasqua

Forse la parola che meglio riassume il senso profondo della Pasqua è stupore. Anche l’evangelista Luca ci ricorda che l’apostolo Pietro provò stupore nell’entrare dentro il sepolcro vuoto.Forse la parola che meglio riassume il senso profondo della Pasqua è stupore. Anche l’evangelista Luca ci ricorda che l’apostolo Pietro provò stupore nell’entrare dentro il sepolcro vuoto.

Non solo vuoto e silenzio

“La tomba vuota di Cristo fa ancora paura. Sembra il segno di una disillusione, di una sconfitta”.“La tomba vuota di Cristo fa ancora paura. Sembra il segno di una disillusione, di una sconfitta”.Il sepolcro vuoto è uno dei segni visibili della risurrezione di Gesù. Non ne è la conferma, ma l’evidenza di una assenza.

Vedere e credere

…Tutto è ricominciato così. Quando i suoi, che Lo avevano visto morto, con gli stessi sensi Lo hanno visto e Lo hanno toccato risorto.…Tutto è ricominciato così. Quando i suoi, che Lo avevano visto morto, con gli stessi sensi Lo hanno visto e Lo hanno toccato risorto.

Le prime testimoni della risurrezione

Nella terza domenica di Pasqua, nella tradizione bizantina, si ritorna a meditare sul mattino di Pasqua e lo si fa da una angolatura particolarissima: come ci ricorda il sinassario si celebra la memoria di Giuseppe di Arimatea, di Nicodemo e, soprattutto, delle donne mirofore.Nella terza domenica di Pasqua, nella tradizione bizantina, si ritorna a meditare sul mattino di Pasqua e lo si fa da una angolatura particolarissima: come ci ricorda il sinassario si celebra la memoria di Giuseppe di Arimatea, di Nicodemo e, soprattutto, delle donne mirofore.

La rappresentazione del mistero pasquale

Anche la pittura ci aiuta ad entrare nel mistero pasquale: contempliamo con il Beato Angelico il sepolcro vuoto.Anche la pittura ci aiuta ad entrare nel mistero pasquale: contempliamo con il Beato Angelico il sepolcro vuoto.

L’assenza: segno della risurrezione

L’assenza di Gesù è semplicemente il primo segno della risurrezione. Proprio per il fatto che lì non c’è possiamo dire che è risorto, che ha vinto la morte e con essa ogni limite umano e, pertanto, possiamo affermare che è presente, in ogni luogo e in ogni tempo.L’assenza di Gesù è semplicemente il primo segno della risurrezione. Proprio per il fatto che lì non c’è possiamo dire che è risorto, che ha vinto la morte e con essa ogni limite umano e, pertanto, possiamo affermare che è presente, in ogni luogo e in ogni tempo.

Tutti i passi della storia varcano il sepolcro vuoto

Pasqua ci invita a mettere il nostro respiro in sintonia con quell’immenso soffio che unisce incessantemente il visibile e l’invisibile, la terra e il cielo, il mondo dei morti e quello dei vivi, ci invita a respirare quell’ansia di luce che abita le notti, invitati a respirare sempre Cristo.Pasqua ci invita a mettere il nostro respiro in sintonia con quell’immenso soffio che unisce incessantemente il visibile e l’invisibile, la terra e il cielo, il mondo dei morti e quello dei vivi, ci invita a respirare quell’ansia di luce che abita le notti, invitati a respirare sempre Cristo.

 

Perchè piangi?

Perchè piangi?

Mons. Gualtiero Sigismondi *

Il mattino di Pasqua, nel giardino antistante il sepolcro vuoto, il Risorto chiede a Maria di Magdala: “Donna, perché piangi? Chi cerchi?” (Gv 20,15). Tempo fa mi è sembrato di sentire l’eco di questa domanda nel gesto – fissato da una foto scattata lungo una delle tante rotte dei migranti e dei profughi che giungono da territori tormentati dalla guerra – di un bambino che cerca – invano! – di consolare un uomo scoppiato in pianto. Provo a sviluppare questa foto. Un uomo adulto, accovacciato a terra, tiene in mano una focaccia avvolta, in parte, nella carta stagnola: si nota con chiarezza il segno che i morsi della fame hanno lasciato su quel pezzo di pane; e tuttavia quell’uomo viene sorpreso dall’obiettivo con gli occhi pieni di lacrime, che cadono su quella focaccia sorretta dalla mano sinistra e custodita, come uno scudo, dalla destra. Quel “pane di lacrime” (cf. Sal 80,6), che è anche la bevanda di quell’uomo stremato dal dolore, suscita l’attenzione di un bambino che gli sta di fronte: probabilmente si tratta di suo figlio! Questo fanciullo ha la tranquillità di chi ha appena ammansito i morsi della fame, ma ha tutta la tristezza di chi non sa come consolare chi gli sta di fronte.
Non lascia indifferenti questo gesto, che provo a descrivere mettendolo a fuoco. Il fanciullo, seduto a terra, ha il braccio destro, sollevato in alto, che poggia sul ginocchio sinistro di quell’uomo e, con la sua esile mano, gli sfiora la fronte stempiata, lambendo il ciuffo di capelli neri. Mentre quell’uomo ha i denti serrati, come chi piange a dirotto, il fanciullo ha le labbra chiuse e lo sguardo fisso su di lui: il suo cuore è troppo piccolo per sostenere un peso così grande, e tuttavia i suoi occhi sembrano domandare, come il Risorto alla Maddalena: “Perché piangi?”. L’uomo che gli sta di fronte è certamente suo padre, perché ha il mento che sfiora il collo, nel vano tentativo di velare il dolore immenso di aver lasciato il proprio paese senza riuscire a trovare un riparo in terra straniera per i suoi cari. Sulla frontiera non c’è una porta, ma solo una cortina di filo spinato!
È impossibile passare, fare Pasqua! Questa è, senza dubbio, la didascalia più adatta da mettere a commento di questa foto, che documenta il dramma di chi – uscito illeso dal Mediterraneo! – scopre che, sulla riva, lo attende “un deserto senza strade”. “Perché piangi?”. Questa domanda, scritta nel volto di quel fanciullo che interroga suo padre con la carezza di uno sguardo, sembra trovare risposta nelle parole di Maria Maddalena (cf. Gv 20,13), che potrebbero essere così parafrasate: “Hanno portato via la nostra speranza e non so dove l’hanno posta”.
Chissà se quell’uomo ha trovato un varco alla sua speranza pasquale? Chissà se quel bimbo è riuscito ad abbozzare un sorriso, come un raggio del sole di Pasqua? Chissà? La risposta è lasciata non solo a coloro che governano le sorti degli Stati dell’Unione Europea, che esitano ad assumersi le responsabilità che l’ondata migratoria impone, ma è affidata anche a tutti noi, impegnati a testimoniare – senza indugio! – che la fraternità è la “porta santa” della speranza pasquale.

* Vescovo di Foligno e Assistente ecclesiastico generale dell’Azione cattolica italiana

Goccia del 11 Marzo 2018

Prosegue il percorso di Goccia sui luoghi della vita e della missione di Gesù. Con questo numero cercheremo di approfondire il senso del TEMPIO:

Gesù entra nel tempio: lì insegna con passione che è casa di Dio e chiede autenticità nel vivere la fede e l’appartenenza alla comunità religiosa. L’insegnamento più interessante e profondo nasce quando osserva la povera vedova gettare tutto quello che ha per vivere nel tesoro del tempio (cfr. Mc 11, 15-19. 12, 38-44). Da lei Gesù impara un modo autentico per dare tutto se stesso, per essere vero anche nella pratica religiosa. Questo chiede a chi vuol essere suo discepolo: metter in gioco pienamente la propria esistenza per amore, tenendo insieme la fede e la vita.
 
Buona lettura!
La Redazione di Goccia

Seguire Gesù nel tempio

Proponiamo una riflessione sul brano di Vangelo di Marco che è stato scelto come testo di riferimento per questa seconda tappa sulle orme di Gesù. Il materiale è tratto dai contributi multimediali allegati alla traccia proposta dall’AC nazionale per il cammino adulti 2017/2018.

Tutto quanto aveva per vivere

L’immagine della vedova nel tempio, che anche Gesù indica come modello di completo affidamento a Dio, viene ripresa da un commento di Benedetto XVI come “provocazione” per riflettere sul mistero della Chiesa, Tempio vivo di Dio.

La comunità cristiana in tre pennellate

In una meditazione mattutina a Santa Marta, Papa Francesco, sottolinea le «tre pennellate» con le quali gli Atti degli apostoli (4,32) disegnano l’immagine della comunità cristiana: «La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un solo cuore e un’anima sola: e questo è il primo tratto». Il secondo è costituto dal fatto che si trattava di una moltitudine che «con grande forza dava testimonianza del Signore Gesù». Il terzo è che «nessuno tra loro era bisognoso».

La partita vincente per la Chiesa di oggi

Con questo testo ci lasciamo accompagnare da don Giampiero Corbetta alla riscoperta della “sinodalità” come stile che dovrebbe caratterizzare il nostro normale agire quotidiano di Comunità Cristiana.

Scegliere tra fede e religione

Spesso la Parola di Dio sembra metterci di fronte ad un bivio: una cosa è riconoscere Cristo, Figlio del Dio vivente… un’altra è seguirlo e diventare suo discepolo… “La religione pretende di sapere, meglio della fede, ciò che Dio deve pensare, ciò che deve far credere e il modo in cui deve vestirsi. Il che significa che per seguire Cristo, forse bisogna smettere di seguire la religione”. Perché la religione diventa un ostacolo alla fede cristiana? Perché la rinuncia, la sofferenza e la croce fanno parte del cammino della fede? Bisogna essere sado-masochisti per credere e diventare discepoli di Cristo?.

Vivere di fede nella vita quotidiana

Cosa significa tenere insieme fede e vita? “Una lettura di fede richiede il coraggio di leggere la realtà, personale e collettiva, con uno sguardo che si fa sempre più penetrante, fino a toccare le soglie del mistero. Ed esige la capacità di ritornare sull’oggetto della fede a partire dal mistero, posseduto nella speranza, come la verità più intima di ogni avvenimento”.

Goccia del 11 Febbraio 2018

Dopo qualche mese di interruzione, riparte il percorso di Goccia e in occasione della prima uscita dell’anno abbiamo scelto di raggiungere tutti gli aderenti. Ricordiamo che Goccia è uno strumento nato con l’obiettivo di sostenere la formazione personale, ma i suoi contenuti possono essere utilizzati anche per la catechesi o gli incontri associativi. In particolare, quest’anno abbiamo scelto di seguire la scansione tematica proposta dal sussidio adulti dell’AC nazionale, che ci accompagna attraverso i luoghi che sono stati significativi per la vita e la missione di Gesù. Molti di essi sono gli stessi ambienti che frequentiamo ogni giorno e in cui siamo chiamati ad essere presenza significativa. Con le uscite mensili di Goccia affronteremo i seguenti temi:

– La città – luogo dell’incontro e del cambiamento (febbraio)
– Il tempio – luogo della contemplazione e dell’esempio (marzo)
– La tomba vuota – luogo della Risurrezione (aprile)
– La casa – luogo dell’intimità e della formazione (maggio)
– La strada – luogo dell’incontro, della chiamata, ma anche del rifiuto (giugno)

A quanti fossero interessati a rimanere aggiornati sulle uscite di Goccia e non fossero ancora iscritti alla nostra mailing list segnaliamo di inviare una richiesta all’indirizzo: goccia.aclodi@gmail.com.

Buona lettura e buon cammino!
La Redazione di Goccia

 

La città

Gesù attraversa la città circondato da molta folla che lo stringe da ogni parte. Ma una donna cerca un contatto personale, non si accontenta di restare anonima e confusa tra la folla. Lei ha bisogno di toccare Gesù per guarire da dodici anni di malattia che l’hanno resa impura e intoccabile (cfr. Mc 5, 25-34). Gesù cambia una pesante tradizione di esclusione quando sente che quella donna l’ha cercato e toccato. Questo chiede a chi vuol essere suo discepolo: di seguirlo attraverso la città, disposti a cambiare il modo di guardare alle persone che si incontrano, vedendo dei fratelli e delle sorelle, piuttosto che dei diversi, degli anonimi, dei nemici.

Seguire Gesù nella città

Proponiamo una riflessione sul brano di Vangelo di Marco che è stato scelto come testo di riferimento per questa prima tappa sulle orme di Gesù. Il materiale è tratto dai contributi multimediali allegati alla traccia proposta dall’AC nazionale per il cammino adulti 2017/2018.

Presenze al margine

Una forma nuova di tribù senza dimora, tipicamente urbana, vive “in sospensione” e pone domande concrete, quasi primordiali, cui la città deve cercare di rispondere. L’applicazione del paradigma della sofferenza urbana, formalizzato dal «Centro Studi Souq» della Fondazione Casa della carità di Milano, offre quattro percorsi di analisi esperienziale (contesto, confine, soggetto, gioco): ipotesi per un esercizio personale e collettivo di immaginazione sociale, scomoda e spiazzante ma necessaria, per costruire risposte/reti a problemi/reti.

E’ nelle città che Dio mette la tenda

La presenza delle chiese nelle città ci rivela “lo stile della presenza dei cristiani nella società che è sempre al tempo stesso vicinanza nella differenza e presenza nella diaconia, nella logica della piena comunione e mai della separazione o peggio ancora della contrapposizione”. In tempi di scelte importanti per il nostro paese, la riflessione di Enzo Bianchi torna a ribadire il ruolo fondamentale di testimonianza che ogni credente ha là dove vive.

Il dizionario della buona politica

Parlando di città è inevitabile il collegamento con il suo governo. In un periodo di scelte diventa importante capire che volto vogliamo dare ai nostri paesi, perché dalle nostre azioni dirette o indirette dipende la capacità di inclusione e di aggregazione dei luoghi in cui viviamo. Riportiamo una sintesi di alcuni discorsi di Papa Francesco sul senso della “buona politica” e, per quanti volessero ulteriormente approfondire, anche la versione integrale dei due discorsi del Papa citati nell’articolo (Discorso tenuto durante la visita pastorale a CesenaDiscorso tenuto durante l’incontro con l’ANCI).

Partecipazione attiva e responsabile per una buona politica

In vista delle elezioni politiche e amministrative, i Vescovi della Conferenza Episcopale Lombarda, durante la sessione di lavoro svoltasi il 17 e 18 gennaio presso il Centro di Spiritualità del Santuario di Caravaggio, hanno elaborato una nota a favore della partecipazione attiva e responsabile per una buona politica. Riportiamo il testo di questo intervento.