da Carlo Lombardi | Gen 29, 2017 | Goccia
Il 5 febbraio prossimo si celebrerà la 39a Giornata Nazionale per la vita. Un passaggio del messaggio diffuso dal Consiglio Episcopale Permanente per questa occasione ricorda che:
“Educare alla vita significa entrare in una rivoluzione civile che guarisce dalla cultura dello scarto, dalla logica della denatalità, dal crollo demografico, favorendo la difesa di ogni persona umana dallo sbocciare della vita fino al suo termine naturale”.
La tutela della vita e la cura dei più fragili ritorna anche in alcuni punti dell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium, che abbiamo scelto come filo conduttore di Goccia.
“Gesù, l’evangelizzatore per eccellenza e il Vangelo in persona, si identifica specialmente con i più piccoli (cfr Mt 25,40). Questo ci ricorda che tutti noi cristiani siamo chiamati a prenderci cura dei più fragili della Terra. Ma nel vigente modello “di successo” e “privatistico”, non sembra abbia senso investire affinché quelli che rimangono indietro, i deboli o i meno dotati possano farsi strada nella vita”. (EG 209)
Lasciandoci ispirare dalle parole del Papa e dei Vescovi, proponiamo alcuni spunti di riflessione e di approfondimento sul tema della vita e della cura di ogni essere vivente.
Buona lettura!
La Redazione di Goccia
“Donne e uomini per la vita nel solco di Santa Teresa di Calcutta”. Questo il titolo del messaggio del Consiglio Permanente per la 39ª Giornata Nazionale per la vita, che sarà celebrata domenica 5 febbraio 2017.
“La Santa degli ultimi di Calcutta – affermano i Vescovi – ci insegna ad accogliere il grido di Gesù in croce… Com’è bello sognare con le nuove generazioni una Chiesa e un Paese capaci di apprezzare e sostenere storie di amore esemplari e umanissime, aperte a ogni vita, accolta come dono sacro di Dio anche quando al suo tramonto va incontro ad atroci sofferenze…”
Il messaggio per la 39a Giornata Nazionale per la vita cita alcuni passaggi del discorso di Papa Francesco alla festa delle famiglie tenutasi a Philadelphia il 26 settembre 2015. L’amore, la bellezza e la verità di Dio vengono consegnate nelle mani delle famiglie, che potranno essere veramente tali quando sapranno accogliere tutti questi doni.
La famiglia è il primo luogo in cui ognuno impara l’attenzione verso l’altro, perché “un popolo che non sa prendersi cura dei bambini e un popolo che non sa prendersi cura dei nonni è un popolo senza futuro, perché non ha la forza e non ha la memoria per andare avanti”.
Come spunto di riflessione sul tema della cura nel cristianesimo, riportiamo alcuni passaggi di un intervento tenuto da Lisa Cremaschi, monaca della comunità di Bose, in occasione di un incontro all’abbazia di Sant’Egidio a Fontanella di Sotto il Monte.
Dio, fin dall’inizio, ha voluto che l’uomo non fosse solo e anche oggi si affida a uomini e donne come noi, fragili e deboli, per continuare il suo sogno di comunione. (Omelia di don Antonio Torresin in occasione della festa della sua comunità – tratto da: http://www.sanvitoalgiambellino.com/files/Non-e–bene-che-l-uomo-sia-solo..pdf)
La cura per l’uomo, che arriva ad assumere connotati “terapeutici”, è un aspetto centrale del ministero di Gesù. Gesù vede nel malato una persona, ne fa emergere l’unicità e si relaziona a lui con la totalità del suo essere, cogliendone la ricerca di senso, vedendolo come una creatura capace di preghiera e segnata da fragilità, mossa da speranza e disposta all’apertura di fede, desiderosa non solo di guarigione, ma di ciò che può dare pienezza all’intera sua vita.
Durante l’ultima cena Gesù ci lascia l’esempio più alto del prendersi cura gli uni degli altri. La rappresentazione di Sieger Köder della lavanda dei piedi riassume con intensità il senso profondo di questo gesto.
da Carlo Lombardi | Dic 28, 2016 | Goccia
Da anni, per tradizione, il mese di gennaio ci offre la possibilità di riflettere e pregare per la pace e anche Goccia non poteva non proporre alcuni contributi su questo tema sempre così attuale. Il messaggio di Papa Francesco per la celebrazione della cinquantesima Giornata Mondiale per la Pace ci stimola ad approfondire la dimensione della nonviolenza come stile di una politica di pace:
“Se il diritto e l’uguale dignità di ogni essere umano sono salvaguardati senza discriminazioni e distinzioni, di conseguenza la non violenza intesa come metodo politico può costituire una via realistica per superare i conflitti armati. In questa prospettiva, è importante che si riconosca sempre più non il diritto della forza, ma la forza del diritto” (Presentazione del tema per la 50° Giornata Mondiale della Pace)
Visto il periodo in cui vi raggiungiamo con questo numero di Goccia, cogliamo l’occasione per augurare a tutti voi un sereno anno nuovo!
La Redazione di Goccia
Il tema della pace e della nonviolenza come stile per la sua promozione faranno da filo conduttore per tutti i contributi che seguiranno, per questo motivo riproponiamo il messaggio di Papa Francesco che ha ispirato questo numero di Goccia.
Io faccio questo per Gesù
Il 4 settembre scorso Madre Teresa è stata proclamata santa. La sua testimonianza della misericordia divina e della cura premurosa per i più poveri, il suo esempio e l’impegno per il riconoscimento della dignità di ogni uomo vengono ripresi anche nel messaggio del Papa per la 50° Giornata Mondiale della Pace.
Riproponiamo:
Il testo completo del discorso tenuto da Madre Teresa a Oslo, l’11 dicembre 1979, al conferimento del Nobel per la Pace. (testo: “discorso Nobel per la pace”; video: https://www.youtube.com/watch?v=FMtgEIMgWI0 )
L’omelia di Papa Francesco in occasione della canonizzazione di Madre Teresa.
Nati per essere felici
La presenza dei poveri sollecita in ognuno di noi un impegno concreto verso la promozione di uno sviluppo dell’essere umano nella sua integralità, lo sviluppo che non si riduce al consumo, che non si riduce al benessere di pochi, che include tutti i popoli e le persone nella pienezza della loro dignità, godendo fraternamente la meraviglia del creato.
Questa sollecitazione, che rappresenta anche un’importante via per la costruzione della pace, è l’elemento che accomuna i seguenti testi:
Il discorso di Papa Francesco ai partecipanti al 3° Incontro Mondiale dei Movimenti Popolari
L’intervento tenuto da José Mujica, presidente dell’Uruguay dal 2010 al 2015, in occasione della Conferenza sullo sviluppo sostenibile di Rio de Janeiro 2012.
Anche in questa rilettura attualizzata della parabola del “Buon Samaritano” di padre Turoldo, ritorna il tema della promozione della dignità umana, e ci presenta l’immagine di un Dio che si curva sull’uomo e lo ama così com’è. (Testo tratto da: David Maria Turoldo, Amare, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano), 1986, pp. 105-126)
Questo testo di don Tonino Bello, tratto da “Scritti di pace”, ci ricorda che “battersi per la pace… vuol dire liberare l’uomo dall’intrico della miseria, dal viluppo della massificazione, dalle grinfie rapaci del potere, dalle seduzioni involutrici del falso benessere”.
Dalla metà del xx secolo i cristiani, messi a confronto con le armi nucleari e di distruzione di massa, sono stati costretti a ripensare al tema della guerra: in nessun’altra confessione cristiana questo ripensamento è stato così evidente come nella chiesa cattolica, a partire dagli anni del pontificato di Giovanni XXIII. Il cristiano sa che il sistema della violenza fa parte della “scena” del mondo che passa e per questo deve uscirne in fretta per sapersi inserire nell’economia della pace messianica: la pace è dono di Dio e nello stesso tempo compito profetico dei cristiani.
Lisa Cremaschi, monaca di Bose, ha raccolto nel testo “I cristiani di fronte alla guerra”, di cui riportiamo l’introduzione, le vie seguite da chi ha cercato la pace per restare fedele alle parole e all’esempio di Gesù.
La riflessione sul testo di Lc 6, 27-38, tratta da www.giovaniemissione.it, ci mette di fronte all’invito chiaro del Vangelo alla non violenza attiva predicata da Gesù.
da Carlo Lombardi | Nov 28, 2016 | Goccia
Il periodo di Avvento, che ci prepara ancora una volta a celebrare la scelta di Dio di farsi vicino all’uomo nella condivisione totale della sua stessa umanità, ci trova a riflettere sul tema della povertà. L’invito più volte rivolto da Papa Francesco alla Chiesa di farsi “povera per i poveri” trova in questo periodo il suo senso e la sua giustificazione più alta:
Dalla nostra fede in Cristo fattosi povero, e sempre vicino ai poveri e agli esclusi, deriva la preoccupazione per lo sviluppo integrale dei più abbandonati della società (EG 186)
…nessuno può sentirsi esonerato dalla preoccupazione per i poveri e per la giustizia sociale: «La conversione spirituale, l’intensità dell’amore a Dio e al prossimo, lo zelo per la giustizia e la pace, il significato evangelico dei poveri e della povertà sono richiesti a tutti». (EG 201)
La complessità del tema e i diversi aspetti e implicazioni che la povertà assume nella vita di ogni uomo e di ogni cristiano hanno fatto sì che ne uscisse un numero particolarmente denso di contenuti, anche molto diversi fra loro. Speriamo che possa essere un buon accompagnamento verso il Natale…
Buon Avvento e buon Natale!
La Redazione di Goccia
Il rapporto 2016 di Caritas Italiana su povertà ed esclusione sociale in Italia (e alle porte dell’Europa) fornisce, come ogni anno, una lettura della nostra realtà che deve diventare stimolo di riflessione e spunto di ispirazione per politiche mirate al riscatto della dignità di ogni uomo.
Il Card. Luis Antonio Tagle, Arcivescovo Metropolita di Manila e presidente di Caritas Internationalis, nel suo intervento al convegno di Caritas Italiana dello scorso aprile ha sottolineato come il tema della povertà non può lasciarci indifferenti, perché è proprio l’indifferenza a minacciare la famiglia umana, come ricordato anche da Papa Francesco nel suo messaggio per la giornata della pace del 2016.
Proprio in questi giorni abbiamo vissuto il Giubileo delle “persone socialmente escluse”. Chiamando gli esclusi in Vaticano, facendoli parlare, Papa Francesco ha voluto ribadire che non ci sono giustificazioni per la nostra indifferenza, ha chiesto perdono per chi si volge dall’altra parte, ha ricordato che esiste una cattedra della povertà. Perché chi in apparenza non ha nulla, spesso ha molto da insegnare.
Riportiamo il testo dell’omelia tenuta dal Papa in occasione della celebrazione e un commento scritto da Riccardo Macioni su Avvenire.
I testi dell’Antico Testamento dipingono il povero con i volti degli orfani e delle vedove, degli stranieri, degli schiavi e dei malati. Figure diverse, ma tutte accomunate dalla consapevolezza di un bisogno che solo Dio può colmare. Sono questi poveri a insegnare a Israele ad attendere il Messia, il re giusto e liberatore. Ma la Bibbia rivela anche un Dio che è dalla parte de poveri, che ascolta il loro grido anche quando non ha voce e che li ama più di ogni altro. È questo stesso Dio che in Gesù si fa povero, fino ad assumere la condizione di schiavo.
Enzo Bianchi è più volte tornato su questo tema e, fra i suoi vari interventi, abbiamo scelto di riproporre quello tenuto in occasione del campo intergenerazionale di agosto 2014.
“Beati i poveri”: non è facile capire e amare questa prima beatitudine. Per arrivare a vivere questo traguardo occorre un percorso che spesso dura tutta una vita, ma le porte del Regno sono sempre aperte e ci attendono.
Un poetico testo di Madelein Delbrêl, “una delle più grandi mistiche del XX secolo”, come l’ha definita il Cardinal Carlo Maria Martini.
Madelein Delbrêl (1904-1964), francese, educata in un ambiente borghese e scristianizzato, dichiaratamente atea e pessimista, dopo l’incontro con alcuni giovani cristiani “ai quali Dio pareva essere indispensabile come l’aria”, si trova a compiere un cammino inaspettato: sceglie di pregare pur non essendo già convertita e attraverso la preghiera rimane, come dirà lei stessa, “abbagliata” da Dio. Il mondo di Ivry, sobborgo parigino operaio e marxista, diventerà il suo monastero, con l’intento di vivere assieme ad altre giovani donne, mettendo tutto in comune, nella povertà, nella testimonianza del Vangelo, in mezzo ai poveri.
La scelta di Madeleine è quella di vivere come tutti, ”gomito a gomito” con la gente del mondo, ma è allo stesso tempo quella di tuffarsi in Dio con la stessa forza con cui ci si immerge nel mondo.
Nonostante possano risultare a prima vista testi datati, e storicamente lo sono, i due articoli di fondo tratti da “Adesso” (“Ci vogliono e poveri”; “I poveri fanno paura”) e il testamento spirituale di don Primo Mazzolari ci possono aiutare ad approfondire alcuni aspetti della povertà letta e vissuta evangelicamente.
Un articolato intervento di don Tonino Bello circa l’urgenza “all’educazione alla povertà”.
Don Tonino Bello, nasce a Lecce nel 1935, sacerdote nel ‘57, vescovo di Molfetta, in Puglia nel 1982, nel 1985 presidente del Movimento internazionale “Pax Christi”. Balzò agli onori della cronaca mobilitando la sua Diocesi contro l’insediamento dei caccia bombardieri della Nato nella sua Puglia. Era notato proprio per la sua scelta di una vita comune, come tutti: Vescovo, prendeva l’autobus, e andava spesso in bicicletta, per non inquinare con l’auto, discorreva al bar con la gente, era difficile riconoscere la sua dignità dal vestito: la dignità di credente e di Vescovo brillava invece scintillante nei suoi occhi. Forbito e poetico scrittore coniugava il magistero evangelico con il servizio di persona alle famiglie di sfrattati che aveva accolto nella propria abitazione del palazzo vescovile. Non temeva di esporsi anche nelle manifestazioni pubbliche partecipando ai cortei non violenti e pacifisti in occasione dei conflitti internazionali. Ci ha lasciato pagine squisite soprattutto nelle sue opere di devozione mariana. Morì poco dopo aver partecipato, già gravemente ammalato di tumore, alla marcia a piedi dei 500 su Sarajevo, al tempo dell’occupazione nel conflitto dell’ex Jugoslavia.
Proponiamo un famoso testo, di bruciante attualità, tratto dal “Cammino di perfezione” di Santa Teresa d’Avila, letto, alla luce delle parole di papa Francesco, dalle figlie spirituali di Santa Teresa, le suore Carmelitane.
Possiamo chiederci: qual è il mio rapporto con il denaro, come investo i miei risparmi (giocando in borsa)? Che cosa conta di più nella mia vita? Il vivere in ossequio di Gesù Cristo o il successo, la carriera, il prestigio sociale?
da Carlo Lombardi | Ott 28, 2016 | Goccia
Riprendono gli appuntamenti mensili con Goccia, che ci auguriamo possa essere, ancora una volta, utile strumento di riflessione e di approfondimento personale.
Pur non dimenticando alcuni momenti significativi dell’anno pastorale e della vita associativa, che possono diventare fonte di ispirazione per i diversi numeri di Goccia, per la scelta dei temi da trattare abbiamo voluto lasciarci guidare dalla ricchezza dell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium, ripercorrendone i contenuti e cercando di delineare alcuni atteggiamenti-chiave che possono diventare stile di annuncio del Vangelo.
Alla luce di questo documento, il primo tema di quest’anno non poteva essere altro che la gioia.
“Ci sono cristiani che sembrano avere uno stile di Quaresima senza Pasqua. Però riconosco che la gioia non si vive allo stesso modo in tutte la tappe e circostanze della vita, a volte molto dure. Si adatta e si trasforma, e sempre rimane almeno come uno spiraglio di luce che nasce dalla certezza personale di essere infinitamente amato, al di là di tutto. Capisco le persone che inclinano alla tristezza per le gravi difficoltà che devono patire, però poco alla volta bisogna permettere che la gioia della fede cominci a destarsi, come una segreta ma ferma fiducia, anche in mezzo alle peggiori angustie” (EG 6)
Buona lettura… e buon ascolto!
La Redazione di Goccia
Tre meditazioni mattutine di papa Francesco sulla gioia, perché alcune volte noi cristiani malinconici abbiamo più la faccia da “peperoncini all’aceto” che quella di testimoni gioiosi del Risorto.
Nell’Anno Santo del 1975, il beato Paolo VI scrisse una profonda esortazione Apostolica con a tema la Gioia cristiana. Un testo che, nonostante abbia più di quarant’anni, risulta essere ancora molto ricco e attuale. Ne riportiamo alcuni stralci, ma chi volesse leggerlo tutto lo può trovare facilmente sul sito del Vaticano.
Due intensi testi di Enzo Bianchi, priore di Bose, ci aiutano ad approfondire il tema della Gioia che nasce dal credente nel Vangelo, nella buona notizia. Rispondendo con la gioia all’evento della salvezza portata da Gesù Cristo, possiamo “comprendere come la gioia stessa sia “coestensiva” alla fede cristiana; non sia semplicemente una possibilità, ma una nostra responsabilità”.
Nell’aprile di 71 anni fa si compiva il destino di Dietrich Bonhoeffer, teologo e pastore luterano. Sempre in aprile, due anni prima, era stato arrestato per cospirazione contro Hitler. L’8 aprile 1945, domenica in Albis, veniva condannato per ordine del Führer in persona, il giorno dopo, 9 aprile, muore appeso a un palo nel campo di concentramento di Flossenburg.
Vogliamo ricordare assieme a voi la sua lucida testimonianza resa alla grazia a caro prezzo che attende ogni discepolo del Signore. In una stagione in cui un numero sempre più grande di fratelli e sorelle cristiani conosce il martirio al culmine del loro cammino di sequela, le parole di Bonhoeffer ci siano di lezione e consolazione.
Vi riproponiamo parti due sue meditazioni: la prima del 1933, giorno dell’Ascensione di Gesù al cielo; la seconda per la domenica di Pentecoste del 1940, quando già l’orrore nazista l’aveva indotto a rientrare in Germania per condividere la sorte del suo popolo mettendosi al servizio della resistenza. Il brano evangelico commentato nella seconda meditazione è tratto dal Vangelo di Giovanni (14,27-31).
Sono parole di un “cristiano che molti vorrebbero essere”.
Lo scrittore olandese Pieter van der Meer, amico e confidente di Léon Bloy (1846-1917) e di J. Maritain (1882-1972), molto legato al grande pensiero cristiano francese della prima metà di questo secolo, convertitosi al cattolicesimo, attraversò periodi di crisi violente e si chiedeva che cosa fare per trovare la pace e la gioia vera.
La gioia in musica
Che la musica faccia parte della vita dell’uomo è di una tale evidenza che pare banale affermarlo. Fa da colonna sonora ai suoi momenti salienti: esprime la gioia di una nascita e il pianto per i morti, accompagna la danza nelle feste. Nel momento in cui l’ascoltiamo la musica sembra essere capace di scavare nella direzione di profondità sconosciute, di farci rivivere felicità e sofferenze del passato e allo stesso tempo di aprirci alla visione di una futura attesa. Proponiamo tre proposte di ascolto di diverse tipologie musicali:
Lo scrittore olandese Pieter van der Meer, amico e confidente di Léon Bloy (1846-1917) e di J. Maritain (1882-1972), molto legato al grande pensiero cristiano francese della prima metà di questo secolo, convertitosi al cattolicesimo, attraversò periodi di crisi violente e si chiedeva che cosa fare per trovare la pace e la gioia vera.
Lo scrittore olandese Pieter van der Meer, amico e confidente di Léon Bloy (1846-1917) e di J. Maritain (1882-1972), molto legato al grande pensiero cristiano francese della prima metà di questo secolo, convertitosi al cattolicesimo, attraversò periodi di crisi violente e si chiedeva che cosa fare per trovare la pace e la gioia vera.
Lo scrittore olandese Pieter van der Meer, amico e confidente di Léon Bloy (1846-1917) e di J. Maritain (1882-1972), molto legato al grande pensiero cristiano francese della prima metà di questo secolo, convertitosi al cattolicesimo, attraversò periodi di crisi violente e si chiedeva che cosa fare per trovare la pace e la gioia vera.
da Carlo Lombardi | Lug 9, 2016 | Goccia
Eccoci giunti all’ultimo numero di Goccia di quest’anno, dedicato all’ambito dell’USCIRE, così come affrontato nel Convengo di Firenze dello scorso autunno. Per questa ultima pubblicazione ci lasciamo guidare da alcune suggestioni proposte da Andrea Menin dell’Arsenale dell’Accoglienza di Borghetto Lodigiano (http://www.arsenaleaccoglienza.org/). Augurando a tutti una Buona Estate, vi ricordiamo che è possibile rileggere i numeri di Goccia di quest’anno accedendo al nostro archivio dalla home page di Goccia. Arrivederci a settembre!
La redazione di Goccia
“Il rischio è che il nostro appetito ci porti a consumare l’altro. Il cerchio della relazione in questo modo infatti si chiude: mi muovo verso l’altro ma aspetto un ritorno. La vita può ingannarci e tenerci rinchiusi nel recinto dell’interesse”.
Una bella riflessione di Andrea, ricca di esperienza e di umanità, attorno al tema dell’uscire.
Il Sermig – Servizio Missionario Giovani – è nato nel 1964 da un’intuizione di Ernesto Olivero e da un sogno condiviso con molti: sconfiggere la fame con opere di giustizia e di sviluppo, vivere la solidarietà verso i più poveri e dare una speciale attenzione ai giovani cercando insieme a loro le vie della pace. Dai “Si” di giovani, coppie di sposi e famiglie, monaci e monache è nata la Fraternità della Speranza, per essere vicini all’uomo del nostro tempo e aiutarlo a incontrare Dio.
La Regola del Sermig è nata dal basso della vita, dall’accoglienza degli esclusi, dall’ascoltare i disperati, dall’aiutare lo straniero a non sentirsi straniero nella nostra terra, dall’offrire una mano e dare dignità a un carcerato. Lo spirito di questa Regola può ispirare uomini e donne di buona volontà, credenti di ogni religione e non credenti che, al di là di ogni diversità, scelgono di sognare e poi realizzare ciò che per molti rimane un’utopia: il diverso capito, l’altro come persona da amare, ogni uomo fratello; parole come infedele, nemico, io, mio… cancellate dalla bontà che disarma.
Proponiamo due pagine della Regola del Sermig.
A volte non servono troppe parole per esprimere ciò che è essenziale. A volte è l’essenzialità che ci porta al cuore delle cose. Come questa semplice ma profonda riflessione di Andrea.
“Alla nostra chiesa italiana che ha inviato figlie e figli in ogni angolo della terra chiediamo, nonostante le fatiche di questo momento storico, di restare fedele al mandato missionario di Gesù. Sicuri che l’incontro e lo scambio tra chiese sorelle potrà aiutarla e sostenerla nella sua ricerca di un nuovo umanesimo e di vie nuove per annunciare il vangelo in questo nostro tempo.”
Proponiamo qui un interessante contributo del tavolo degli organismi missionari al 5°convegno ecclesiale nazionale di Firenze 2015.
La testimonianza di Fabio Cento, Giulia Ceccarelli e il piccolo Ismaele, famiglia “fidei donum” in Mozambico, offre lo spunto per una riflessione sul senso della missione: dinamica che nasce dalle tre azioni di uscire, entrare e rinascere.
Non si esce per restare fermi ma per camminare. Si esce perché la propria vita diventi un pellegrinaggio un perenne andare verso la Meta attraverso le strade che la Vita ci fa calpestare. Vi proponiamo un ricco diario di viaggio scritto da don Antonio Torresin, parroco del Giambellino a Milano, in occasione del sul pellegrinaggio sul cammino di Santiago di Compostela.
“La Chiesa in uscita” è il titolo di questo video realizzato dai vicepresidenti giovani dell’AC di Bologna e presentato in occasione del Convegno adulti (Bologna, 26/10/2014) e del Convegno regionale (Piacenza, 9/11/2014).
da Carlo Lombardi | Giu 2, 2016 | Goccia
GOCCIA del 2 Giugno 2016
Il nostro percorso attraverso gli ambiti toccati nel Convengo di Firenze dello scorso autunno, ci conduce questa volta ad affrontare il tema dell’educare. Lo vogliamo fare, aiutati da Brunella e Monica di San Fereolo, da una prospettiva un po’ singolare: quella dell’educazione alla Misericordia. Nel cuore dell’anno giubilare vogliamo raccogliere pensieri e provocazioni su come è possibile educare al perdono, che è sempre dono incondizionato di Dio e stile di vita feconda tra gli uomini. Buona lettura! La Redazione di Goccia
Ecco due contributi di Alessandro D’Avenia pubblicati su “La Stampa” e “Avvenire”.
Nel primo l’autore riflette sull’antitesi prestazione-misericordia, presentando la seconda come la capacità di interiorizzare la propria vita e accettarla per quello che è, al contrario della prima che invece rischia di generare giovani che si stancano della propria esistenza prima ancora di cominciare il compimento.
Nel secondo contributo la riflessione si sofferma sulle tante immagini “aggraziate” del dono di misericordia che Dio fa all’uomo nella vita di tutti i giorni se l’uomo si lascia raggiungere da questa grazia. Fedeltà paterna da un lato e accoglienza materna dall’altro sono sistole e diastole del cuore di Dio.
Nello suo stile chiaro e diretto, Papa Francesco ci invita a riflettere sul fatto che la famiglia è una grande palestra di allenamento al dono e al perdono reciproco senza il quale nessun amore può durare a lungo.
In questo denso articolo, Gianfranco Ravasi mostra la molteplicità simbolica che il perdono assume esprimendo l’intreccio tra teologia e antropologia. L’invito è quello di elaborare un’educazione al perdono che veda in azione non solo le regole dell’economia del diritto, ma anche quelle eccedenti del perdono.
Una riflessione sul valore pedagogico delle esperienze di riconciliazione in famiglia in quanto capaci di far nascere e crescere nel bambino non solo la certezza di poter sempre contare sul perdono del Padre, ma anche di suscitare la propensione ad uno sguardo sempre benevolo sul prossimo.
Infine un piccolo spunto alla riflessione proposto dal gruppo ACR 12/14 di Casalpusterlengo